Espressa
la massima soddisfazione per l'esito referendario e in attesa di poter
analizzare a fondo i numeri definitivi vale forse la pena porre alcuni
immediati elementi di riflessione posti sul piano dell'analisi politica. 1) In tempi che rimangono
comunque di forte disaffezione il tema costituzionale rimane comunque il
"magnete" più importante per attirare all'impegno la parte
democratica e progressista del nostro Paese. Accadde nel 2006, si ripeté nel
2016 e ancora 10 anni dopo oggi: un ventennio segnato da tentativi di
stravolgimento del nostro assetto democratico respinti dal voto popolare e
dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. Questo è il
primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato; 2) la correlazione tra voto
politico e voto referendario è apparsa evidente fin da subito: era già insita,
infatti, nel metodo seguito per arrivare all'approvazione della riforma.
Proposta di riforma costituzionale da parte del governo, nessuna possibilità
emendataria da parte del Parlamento. Il modello della "decisionalità"
espresso in forma autoritaria. Cosa ci poteva essere di più politico da
proporre all'elettorato? (ben oltre il tema specifico): stare o non stare con
l'idea di una vera e propria trasformazione autoritaria. Era quello il merito
dell'oggetto del contendere referendario; 3) non è stato notato anche da
parte dello schieramento del "NO" il valore del referendum perduto
nel 2025 sul tema del lavoro. In quell'occasione si aggregarono oltre 12
milioni di voti che, a mio giudizio, hanno costituito la base, quasi il
piedestallo su cui si è realizzato il risultato di oggi. Analogo fenomeno si
verificò nel 2016 con il referendum sulle trivelle: anche in quel caso non si
raggiunse il quorum ma si fornì comunque una identità a un nucleo molto vasto
(anche in quel caso al di là del tema specifico si giocò molto sulla questione
democratica). Il punto rimane quello di riuscire a fornire occasioni diuna identità ad un preciso settore sociale e
culturale("la nostra parte")
che poi, in occasioni di ancor più ampia portata può riuscire a svilupparsi
fino a formare aggregazioni potenzialmente vincenti. Una operazione di
radicamento che i partiti in quanto tali nella loro conformazione attuale non
riescono più a compiere fino in fondo; 4) Si conferma la spaccatura tra
il Nord-Ovest lombardo-veneto- friulano e il resto del Paese dove il
"NO" è sicuramente trainato dalle antiche zone rosse Emilia e Toscana
ma dove anche Liguria e Piemonte forniscono un rilevante apporto mentre il Sud,
con una bassa partecipazione, conferma la sua tradizionale ostilità
referendaria (come nel caso del referendum del 2016). Il tema territoriale
appare questione di grande delicatezza da affrontare soprattutto perchè mentre
si sta applicando l'autonomia differenziata la possibilità di recrudescenza
della problematica secessionista potrebbe rappresentare una eventualità non
remota per l'agenda del sistema politico; 5) Un altro punto sul quale si
dovrà appuntare l'attenzione sarà quello del peso delle grandi questioni
internazionali e della guerra sull'orientamento politico complessivo. Argomento
sul quale ci fermiamo per evidenti ragioni di economia del discorso; 6) Rimane intero il problema del
"come e con chi" si dovrà avviare lo schieramento democratico -
progressista verso la prossima scadenza delle elezioni politiche: su questo
elemento andrebbe aperto un confronto molto largo non semplicemente ristretto
all'interno delle forze politiche e comprendente anche il tema propriamente
"politico" della configurazione dell'alleanza e non soltanto
limitandoci alla pur fondamentale proposta programmatica.