Èda tempo che sono impegnato per la tutela e la valorizzazione di territorio
e ambiente di uno spettacolare angolo di Calabria, mia terra d’origine che
porto nel cuore e nella mente, senza retorica, da cui sono partito oltre 40
anni fa per il cammino della vita. L’ultima iniziativa avviata è una Petizione
per proporre alla Regione la costituzione di un Parco e ai cittadini di
impegnarsi in questa direzione. Sostenere la Petizione è una prospettiva di
impegno; significa anche schierarsi e chiedere una politica diversa, non
chiacchiere e clientelismo ma valorizzazione delle risorse locali per un futuro
vivibile qui, senza dover emigrare. Significa chiedere alla politica impegno
vero per il diritto alla salute che comincia proprio dalla tutela della natura
non dal suo avvelenamento con discariche e spazzatura ovunque. È urgente e
vitale per tutti fare la propria parte per curare la natura proprio dove si
vive e si può, e per cambiare modelli di sviluppo che massacrano la Terra, le
relazioni umane e le esistenze e sono alla base della crisi ecologica che mette
in pericolo lo stesso Pianeta. Occorre
fare dell’ambiente una priorità anche nella nostra zona e operare di
conseguenza magari imparando da tante bellissime esperienze attive in tutta
Italia. L’ambiente è la nostra principale risorsa. La proposta mira a
sollecitare e proporre un percorso nuovo, una strada nuova perché altrimenti
qui si parlerà sempre e solo di sottosviluppo, emigrazione, malasanità, mafia,
degrado, clientelismo. Abbiamo una miniera d’oro, spetta a noi saperla
valorizzare. Dobbiamo cambiare mentalità, dobbiamo amministrare pensando al bene
pubblico, con idee e progetti nuovi.
Occasione storica e sfida per la politica Il Parco può essere
un’occasione storica per paesi massacrati dall’emigrazione e dalla marginalità,
un’occasione di sviluppo e di crescita di qualità, nei fatti e non a
chiacchiere. Una sfida per le popolazioni perché siano protagoniste del loro
futuro e capaci di valorizzare il proprio territorio e le proprie risorse senza
depredarli. E una sfida per le classi dirigenti locali e i partiti. Il Parco
potrebbe costituire occasione preziosa per arricchire e qualificare l’offerta
turistica della Costa degli Dei. Potrebbe essere laboratorio privilegiato di
turismo e sviluppo sostenibile, di educazione ambientale e strumento di
promozione di tutto il territorio della provincia di Vibo Valentia; potrebbe
avere davvero un valore inestimabile per le popolazioni locali, rappresentare
una svolta di portata storica. Anche lievito di una nuova cultura. Una sfida
perché siano protagonisti del proprio futuro valorizzando il proprio territorio
e le proprie risorse senza depredarli. A patto che ci sia condivisione delle
popolazioni e gestione efficace; a patto che si sia capaci di farsi ispirare
dalle esperienze migliori d’Italia e ci si creda fino in fondo e non si faccia
diventare un carrozzone clientelare. L’area che si propone a Parco è uno
spicchio di territorio del promontorio del Poro e cioè le aree dei principali
valloni del promontorio, in provincia di Vibo Valentia. Il promontorio noto per
il litorale e per un mare da leggenda, ma l’interno è tutto da esplorare. Sua
peculiarità è la diversità che tanto contribuisce a determinarne fascino e
ricchezza. In pochi kmq. abbiamo un
concentrato di beni e bellezze paesaggistiche e ambientali con pochi eguali:
flora e fauna di pregio (anche le orchidee spontanee), un prezioso scrigno di
biodiversità, antica civiltà contadina, il villaggio rupestre di Zungri,
Mesiano Antico, Briatico vecchio (piccola Pompei), Papaglionti e la grotta di
Trisulina, Alafito. La civiltà di Torre Galli; la meravigliosa grotta di Santu
Liu. Mulini e trappeti, carcare, architetture rurali, le vecchie miniere
di carbon fossile, siti paleontologici (Zungri, Cessaniti), il paese dei
murales (Favelloni), graziosi piccoli borghi (San Marco, San Cono, Mandaradoni,
Brattirò, Daffinà). Una morfologia assai diversificata compone scenari che
arricchiscono il territorio e i sensi di suggestioni e fascino particolari. Ma
c’è da fare un serio lavoro di risanamento da discariche e micro discariche.
Lavoro e sviluppo
ecosostenibile Offrire
alle popolazioni del Poro uno strumento nuovo per la crescita (anche civile) e
per uno sviluppo ecosostenibile a dimostrazione che anche qui possono nascere
idee ed esperienze di avanguardia e di ampio respiro ideale, economico e
culturale. Anche capaci di recepire quanto di meglio si produce a livello
planetario come la Convenzione sulla Biodiversità, firmata a Rio anche
dall’Italia, nel 1992, la quale dice tra l’altro che “Le Aree protette possono
offrire opportunità allo sviluppo locale e all’utilizzo razionale delle terre
marginali, generando reddito e occupazione, per la ricerca e il monitoraggio,
per l’educazione alla conservazione, per la ricreazione e il turismo…”. L’istituzione del Parco risponde a bisogni globali e
locali; con la protezione di un’area, anche piccola, si contribuisce a
proteggere l’intero Pianeta. Si pensa ai benefici per le popolazioni locali ma
anche ai benefici per il mondo. “Mi ci sono voluti
degli anni - ha
scritto Giuseppe Berto - per capire il paesaggio terrestre nel quale vivo… E
anni che mi sono stati necessari per capire la bellezza di queste piante aspre
e contorte del sud… degli anni ed ora sono infine arrivato a capire che il
fascino di questo posto non sta solo in una costa bellissima… ma nella
combinazione del paesaggio marino con quello agreste, la rusticità e la umiltà
del campo a contatto con la gloria del mare, la circostanza che i buoi e le
macchine che arano i campi vanno avanti e indietro sospesi tra due golfi”.
In gran parte è l’area solcata dalle fiumare
Ciappetta-Murria e Spadaro con relativi valloni. Aree di selvaggia macchia
mediterranea si alternano ad aree coltivate così come i profondi valloni sono
intervallati da piane, pianori, terrazzi. La gran parte dell’Area protetta è
rappresentata da incolto e macchia. Alcuni angoli in specie sono di grande
pregio naturalistico, nicchie naturali come nascosti negli anfratti dei valloni
dove la natura sembra esprimere il meglio di sé; paradisi botanici preziosi e
habitat vitali per la fauna, aggredita com’è da pesticidi, caccia, immondizia.
Angoli salvi per miracolo dai periodici e puntuali incendi.
La petizione è rivolta ai cittadini, alle
istituzioni locali, al mondo della scuola, della cultura, agli enti religiosi,
alla Regione Calabria Hanno aderito tra gli altri lo
scrittore Corrado Stajano, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, il prof.
Salvatore Settis, padre Alex Zanotelli, Fulco Pratesi (presidente onorario del
WWF), gli economisti e ambientalisti Tonino Perna e Michele Boato (direttore
della rivista Gaia di Venezia e dell’ecoistituto “Alex Langer”), Rocco Altieri
(Centro Gandhi di Pisa), Luigi Casanova (già presidente di Mountain
Wilderness), Demetrio Fortugno (università Mediterranea di Reggio Calabria);
Vito Teti, antropologo e scrittore; don Filippo Ramondino (direttore Archivio
storico Diocesi di Mileto);Vittorio Pallotti (presidente onorario del Centro di
documentazione del manifesto pacifista internazionale di Bologna), Angelo
Gaccione, scrittore e direttore del il giornale online “Odissea”. Significative le adesioni già
raccolte. Varie sono giunte finanche dal Giappone, raccolte dalla prof.ssa
Yahmane della Ritsumeikan University; adesioni si stanno raccogliendo in
Germania e in Inghilterra e in vari altri centri in Italia e nella zona del
Poro.
Per adesioni Scrivere al promotore Francesco
Pugliese, Centro Documentazione
Terremoti; Zungri, Vibo Valentia email: cdt1905@libero.it