La poesia An
Neuffer (im März 1794)del 1794, composta da J.
C. F. Hölderlin e indirizzata al suo fidato compagno di studi del collegio
dello Stift di Tūbingen, nonché amico di carteggio di una intera vita, Christian
Ludwig Neuffer, fu pubblicata, nel medesimo anno, sulla rivista Einsiedlerinn
aus den Alpen ad opera dello stesso Neuffer. Essa esprime, da un lato,
quanto valore assumesse, per il giovane e rivoluzionario poeta tedesco, l’idea
autentica di Amicizia, dell’amico sempre pronto ad ascoltare sinceramente e
sostenere le fragilità della propria coscienza esistenziale, dall’altro,
invece, sancisce l’idea dell’Un-Tutto ( Εν και Ραν), di matrice
spinoziana, in cui l’essere umano è parte integrante del mondo naturale, una
idea che Höldrlin condivise, durante i propri studi intellettuali giovanili,
con Hegel e Schelling, prendendo netta distanza dal dogmatismo postkantiano del
rigido collegio teologico protestante di Tübingen, tanto da abbandonarlo per
recarsi nel fervido mondo intellettuale di Jena.
A Neuffer (Marzo 1794) Da me fa ancor ritorno la dolce Primavera e non invecchia ancora il mio infantile cuore, dagli occhi scorre ancora la rugiada d’amore, in me vive tuttora gioia mista a dolore. L’azzurro cielo sempre assieme al verde prato per me son dolce incanto, mi basta per salvarmi giovin mite Natura ed il calice santo. Tranquilli! È questa vita, sì degna di dolore, finchè splende per noi miseri il celestiale Sole e sulla nostra Anima immagini si librano di un tempo assai migliore. Ah! E finchè un occhio amico con noi pure si duole. [Hölderlin - Trad. Anna Rutigliano]