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giovedì 9 aprile 2026

IN RICORDO DI PIETRO CALOGERO
Guido Salvini - ex Giudice Istruttore
 


Il primo magistrato di Piazza Fontana.    
 
Dopo la notizia della scomparsa del magistrato Pietro Calogero è stato quasi dimenticato il suo ruolo decisivo nella prima fase delle indagini su piazza Fontana e sugli altri attentati che la precedettero. Fu lui, giovanissimo Pubblico Ministero a Treviso, proveniente dalla Sicilia, a imboccare per primo già pochi giorni dopo la strage, insieme al Giudice Istruttore Giancarlo Stiz la pista nera per gli attentati del 12 dicembre e a comprendere subito il ruolo della cellula padovana di Franco Freda e Giovani Ventura emettendo nel 1971 la prima ordinanza di custodia nei loro confronti per associazione sovversiva. Un’indagine che trovò ostacoli perché con Pietro Valpreda il colpevole, secondo la Polizia e l’Ufficio Affari Riservati, era già stato “trovato”.
Fu Pietro Calogero a ottenere la collaborazione del prof. Guido Lorenzon, un amico di Giovanni Ventura ma di ben diverse idee politiche, e a convincerlo testimoniare  quanto Ventura gli aveva incautamente confidato subito dopo la strage, anche sulla bomba rimasta inesplosa alla Banca Nazionale del Lavoro di Roma  e sugli attentati ai treni dell’agosto 1969 fatti passare per farina degli anarchici Queste confidenze, tra tante difficoltà, furono anche registrate  da Lorenzon durante i suoi incontri con Ventura e Freda e costituirono una prova decisiva nel processo celebrato alla Corte di Assise di  Catanzaro.
Fu la Procura di Treviso, studiando le  intercettazioni “dimenticate “ sul telefono di Franco Freda, a scoprire che questi aveva comprato presso una ditta di Bologna i timers che sarebbero stati poi usati per gli attentati del 12 dicembre e fu sempre la Procura di Treviso a mettere a disposizione di chi indagava a Milano elementi decisivi sui primi attentati della serie che erano avvenuti in Veneto, tra cui l’attentato che il 15 aprile 1969 distrusse lo studio del Rettore di Padova, il prof. Enrico Opocher.
Quando alla fine degli anni ’80 mi sono dedicato alla riapertura delle indagini su Piazza Fontana e sugli altri attentati delle cellule venete, ho incontrato molte volte a Padova il dr. Calogero che mi ha sempre fornito importanti consigli e indicazioni per la prosecuzione delle mie indagini. È stato per me un punto di riferimento, sempre disponibile. Mi ha più volte detto, nei nostri incontri, che quel suo lavoro, spostato poi a Roma e a Catanzaro, non era stato una sconfitta perché aveva comunque provato la matrice fascista della strage. Lo ricordo con stima come un magistrato e un uomo di grande valore che in quegli anni non si era fermato dinanzi agli ostacoli frapposti alle indagini sulla pista nera. Dobbiamo tutti essergliene grati.