Il rimorso
ecologico e la coscienza generazionale.
Gentile Professore, desidero condividere una riflessione
nata dalla lettura della lettera di Gianluca Rossetti pubblicata ieri sulla
prima pagina di “Odissea”, di cui ho profondamente apprezzato la capacità di
far emergere una verità complessa e dolorosa. Il fulcro del mio interesse
risiede nel potente contrasto generazionale e psicologico vissuto dal
protagonista: l’obbedienza del passato. Il ventenne di allora che, per cieco
dovere militare, si fa ingranaggio di un meccanismo devastante (l’uso di
munizioni pesanti, i bombardamenti costieri, l’inquinamento da metalli e la
distruzione di ecosistemi protetti). La consapevolezza del presente: il
sessantenne di oggi che sviluppa un vero e proprio “rimorso ecologico”, riconoscendo
lucidamente il danno inferto al territorio. Trovo straordinario come il
compimento dei sessant’anni non sia solo un traguardo anagrafico, ma diventi un
catalizzatore esistenziale: il momento in cui si avverte l’urgenza di fare i
conti con l’eredità ambientale lasciata alle nuove generazioni. Questa
confessione a distanza di tempo supera la dimensione individuale e si trasforma
in una potente presa di coscienza collettiva, costringendoci a riflettere su
come il concetto di “dovere” debba oggi includere, necessariamente, la tutela
del futuro.