Ifili dell’ombra / sono la mia parola /
continuo diradarsi, /che sempre osa. L’autrice,
come scrive in prefazione Spagnuolo, coglie l’occasione: l’occasione è il
momento giusto, come nella località finlandese con cui si apre il libro: le
renne sono scolpite nel tempo e il
tempo della vita è equiparato, con eco di Calderón, ai nostri sogni. Poetica del tempo? Memoria dell’età bambina in cui i
grandi sembrano assomigliare ai giganti.
Ma, nonostante il timore che quelli potevano ispirare, di questi adulti in
poesia si avverte anche la saggezza benevolente. Un’apertura di libro con testi
dai tocchi decisi, felici, come Anatomia
di un bacio, nella figura di un ragazzo innocente che non ha tempo. Così alcune
linee successive: Natura volle aria e
acqua / in combinato disposto. A volte il contenuto non si presta a facile
lettura perché la parola viene sempre di nuovo tentata, esplorata nelle sue
possibilità non usate. Altre volte è di sùbito gratificante, si scopre - si
disvela - qualche invenzione a guisa di
parabola: come in geometria siderale,
che racconta di come la curva sinusoidale e la costante aurea, che è ben altra cosa, fanno un buon matrimonio. Ma no, non tanto
buono: è intuitivo, l’unione, per la natura stessa della curva sinusoidale che non puoi legarla a nessuno, finisce col
divorzio. La costante aurea non può sopportare l’adulterio della curva, proliferata tra i mortali/a sonagliate di
serpenti letali. Oppure sarà buona cosa leggere l’invito a Non distrarti, / le anime in piazza si abbracciano
/ e non lo sanno /… Se chiudi gli occhi le puoi vedere. Il libro presenta
testi, sprazzi di efficacia della parola in aspirazione alla Gaiezza (iniziale
maiuscola) come in ombra di tristezza: Su
ali spezzate ho cominciato a volare, / a sbarazzarmi dei pesi, / che mi
impedivano di librare. / In nome della giustizia ho imparato, / che non è mai
troppo tardi / incominciare a sognare / non smettere di credere, / che possiamo
ancora diventare. C’è senso della musica e del ritmo: mimose, / essenza esosa, / irrompe nella
stanza/come un tuono, con la giusta scelta delle immagini e del disporle, del
saper creare o rendere un’atmosfera: Notte
silente lo accolse/sui gradini di pietra / a picco /…/ Lo Scirocco lo avvolse /
nel grembo caldo dell’isola. / Sospesi, / tra cielo e sale, / due Amanti
salivano / la torretta a spirale, / inseguivano / il richiamo del Faro, / linfa
di luce nelle vene del mare. Si spiega appieno perché il libro sia premiato
in concorsi di poesia. L’occasione
e la musa fanno la poesia, scrisse Kierkegaard. Ma la musa chiama o viene chiamata
e, se chiamata, si presenta? Così imbarazzante, egli dice, se gli autori
chiamano la Musa “senza che ella venga”. Si può esser lieti, in questo caso, di
vedere quante volte l’ispirazione risponda. Bene,
avanti e sempre sia con questo senso di esplorazione della lingua, dunque, in
vita-sogno come in poesia!
Adriana Mastropasqua Sinestesia
in divenire Ed. La Valle del Tempo, Napoli,
2026