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domenica 21 giugno 2026

LIBRI
di Carlo Di Legge
 

I fili dell’ombra / sono la mia parola / continuo diradarsi, /che sempre osa. L’autrice, come scrive in prefazione Spagnuolo, coglie l’occasione: l’occasione è il momento giusto, come nella località finlandese con cui si apre il libro: le renne sono scolpite nel tempo e il tempo della vita è equiparato, con eco di Calderón, ai nostri sogni. Poetica del tempo? Memoria dell’età bambina in cui i grandi sembrano assomigliare ai giganti. Ma, nonostante il timore che quelli potevano ispirare, di questi adulti in poesia si avverte anche la saggezza benevolente. Un’apertura di libro con testi dai tocchi decisi, felici, come Anatomia di un bacio, nella figura di un ragazzo innocente che non ha tempo. Così alcune linee successive: Natura volle aria e acqua / in combinato disposto. A volte il contenuto non si presta a facile lettura perché la parola viene sempre di nuovo tentata, esplorata nelle sue possibilità non usate. Altre volte è di sùbito gratificante, si scopre - si disvela -  qualche invenzione a guisa di parabola: come in geometria siderale, che racconta di come la curva sinusoidale e la costante aurea, che è ben altra cosa, fanno un buon matrimonio. Ma no, non tanto buono: è intuitivo, l’unione, per la natura stessa della curva sinusoidale che non puoi legarla a nessuno, finisce col divorzio. La costante aurea non può sopportare l’adulterio della curva, proliferata tra i mortali/a sonagliate di serpenti letali. Oppure sarà buona cosa leggere l’invito a Non distrarti, / le anime in piazza si abbracciano / e non lo sanno /… Se chiudi gli occhi le puoi vedere. Il libro presenta testi, sprazzi di efficacia della parola in aspirazione alla Gaiezza (iniziale maiuscola) come in ombra di tristezza: Su ali spezzate ho cominciato a volare, / a sbarazzarmi dei pesi, / che mi impedivano di librare. / In nome della giustizia ho imparato, / che non è mai troppo tardi / incominciare a sognare / non smettere di credere, / che possiamo ancora diventare.
C’è senso della musica e del ritmo: mimose, / essenza esosa, / irrompe nella stanza/come un tuono, con la giusta scelta delle immagini e del disporle, del saper creare o rendere un’atmosfera: Notte silente lo accolse/sui gradini di pietra / a picco /…/ Lo Scirocco lo avvolse / nel grembo caldo dell’isola. / Sospesi, / tra cielo e sale, / due Amanti salivano / la torretta a spirale, / inseguivano / il richiamo del Faro, / linfa di luce nelle vene del mare. Si spiega appieno perché il libro sia premiato in concorsi di poesia.
L’occasione e la musa fanno la poesia, scrisse Kierkegaard. Ma la musa chiama o viene chiamata e, se chiamata, si presenta? Così imbarazzante, egli dice, se gli autori chiamano la Musa “senza che ella venga”. Si può esser lieti, in questo caso, di vedere quante volte l’ispirazione risponda.
Bene, avanti e sempre sia con questo senso di esplorazione della lingua, dunque, in vita-sogno come in poesia!


 
Adriana Mastropasqua
Sinestesia in divenire
Ed. La Valle del Tempo, Napoli, 2026