MEGLIO
UNA PACE INGIUSTA DI UNA GUERRA GIUSTA di Franco Continolo
Meglio una pace insoddisfacente, che una guerra interminabile:
questo il giudizio sommario di Trita Parsi. Il giudizio vale a maggior ragione
se si parte dal presupposto che la guerra all’Iran sia stata un grave errore. E
inutili sono i confronti con il JCPOA. Parsi si rivolge in particolare ai
Democratici: guai a cadere nella trappola della propaganda sionista, la quale,
riferisce Alexandra Sharp, è già in pieno svolgimento. Il risentimento
israeliano è ben spiegato da Peter Haenseler, esperto di geopolitica svizzero:
Israele è infatti il vero sconfitto: non gli è stato riservato neppure un
posto al tavolo del negoziato. Haenseler esalta inoltre il valore storico
della vittoria iraniana: l’impero persiano è risorto. Il buon senso
attribuito da Parsi a Trump ha per l’esperto svizzero una spiegazione molto
semplice, il prezzo del petrolio, poiché le scorte strategiche
stavano scendendo assai più rapidamente del previsto. La preoccupazione per il
prezzo del petrolio giustificherebbe anche l’accelerazione della firma del
MOU, anticipata di due giorni. Si potrebbe aggiungere che il prezzo del
petrolio ha un ruolo centrale nel controllo dell’inflazione, il quale è il
fondamento su cui poggia il castello di carte di Wall Street. In altre
parole, la fiction dei nuovi massimi quotidiani, che per Trump rappresenta
l’indice del proprio successo (ovviamente anche finanziario), è infatti
possibile grazie alla fonte inesauribile di dollari rappresentata dai disavanzi
americani; e la fonte, ossia la fiducia nel dollaro, si
esaurirebbe istantaneamente se l’inflazione andasse fuori controllo.
Interessanti le osservazioni di Haenseler sulla forza militare israeliana:
senza il sostegno americano, essa è capace solo di sparare sugli inermi, come
a Gaza.