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sabato 20 giugno 2026

MEGLIO UNA PACE INGIUSTA DI UNA GUERRA GIUSTA
di  Franco Continolo



M
eglio una pace insoddisfacente, che una guerra interminabile: questo il giudizio sommario di Trita Parsi. Il giudizio vale a maggior ragione se si parte dal presupposto che la guerra all’Iran sia stata un grave errore. E inutili sono i confronti con il JCPOA. Parsi si rivolge in particolare ai Democratici: guai a cadere nella trappola della propaganda sionista, la quale, riferisce Alexandra Sharp, è già in pieno svolgimento. Il risentimento israeliano è ben spiegato da Peter Haenseler, esperto di geopolitica svizzero: Israele è infatti il vero sconfitto: non gli è stato riservato neppure un posto al tavolo del negoziato. Haenseler esalta inoltre il valore storico della vittoria iraniana: l’impero persiano è risorto. Il buon senso attribuito da Parsi a Trump ha per l’esperto svizzero una spiegazione molto semplice, il prezzo del petrolio, poiché le scorte strategiche stavano scendendo assai più rapidamente del previsto. La preoccupazione per il prezzo del petrolio giustificherebbe anche l’accelerazione della firma del MOU, anticipata di due giorni. Si potrebbe aggiungere che il prezzo del petrolio ha un ruolo centrale nel controllo dell’inflazione, il quale è il fondamento su cui poggia il castello di carte di Wall Street. In altre parole, la fiction dei nuovi massimi quotidiani, che per Trump rappresenta l’indice del proprio successo (ovviamente anche finanziario), è infatti possibile grazie alla fonte inesauribile di dollari rappresentata dai disavanzi americani; e la fonte, ossia la fiducia nel dollaro, si esaurirebbe istantaneamente se l’inflazione andasse fuori controllo. Interessanti le osservazioni di Haenseler sulla forza militare israeliana: senza il sostegno americano, essa è capace solo di sparare sugli inermi, come a Gaza.