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domenica 7 giugno 2026

POETI TRADOTTI
di Anna Rutigliano
 
R. M. Rilke

Appartenente al ciclo dei Sonetti a Orfeo (Sonette an Orpheus), la poesia Atmen, du unsichtbares Gedicht! (Respiro, tu invisibile poesia!) fu composta da R.  M. Rilke nel 1922, nel castello svizzero di Muzot, luogo in cui il fervore poetico dello scrittore conobbe il suo massimo splendore. La lirica, in questione, è ispirata alla prematura scomparsa della giovane ballerina olandese Wera Ouckama Knoop, amica d’infanzia di Ruth, figlia di Rilke.
Il poeta ne fu sensibilmente commosso, tramandando ai posteri uno dei sonetti più spiritualmente intensi della letteratura internazionale, per quanto abbracci l’idea orfica dell’indissolubilità fra vita e morte attraverso la parola/poesia/canto quale incessante respiro universale simbioticamente fuso con la natura. Interessanti, a riguardo, sono i versi tedeschi in allitterazione della prima strofa (Sein- rein eingetauschter Weltraum, in dem ich rhythmisch ereigne), in cui Rilke unifica la poesia con l’atto stesso del respirare e per i quali ho cercato, in qualche modo, di conservarne la allitterazione consonantica nella lingua d’arrivo (respiro/ invisibile/ poesia/ cosmo/condiviso/contrappeso), in cui il suono della fricativa alveolare sorda “s” evoca quello del respiro, del soffio vitale. A rinsaldare tale concetto, Rilke gioca, poi, nella terzina finale, sull’ambivalenza semantica della parola tedesca Blatt (foglio/foglia): non trae forse, origine, la poesia, dalla natura, nel sistema cosmico universale, di cui le nostre esistenze, in un continuum di vita e morte, sono parte integrante?



Respiro, tu invisibile poesia!
 
Respiro, tu invisibile poesia!
Atto continuo attorno al tuo proprio essere
puro cosmo condiviso. Contrappeso,
in cui ritmicamente avvengo.
  
Onda unica, di cui
pian piano sono mare;
tu, il più frugale di tutti i mari possibili-
conquista di spazio.
Quanti di questi spazi cosmici
erano già belli in me.
 Alcuni venti son figli miei.
 
Tu, aria, mi riconosci, ancor piena dei miei luoghi d’un tempo?
Tu, una volta, liscia corteccia,
rotondità e foglio delle mie parole.
 
(Atmen, du unsichtbares Gedicht! di R.M.Rilke, Trad. di Anna Rutigliano)