Pagine

sabato 6 giugno 2026

PROMETEO, COLUI CHE RIFLETTE PRIMA
di Chicca Morone


Jan Cossiers: Prometeo
 
Prometeo, “colui che riflette prima” è un personaggio della mitologia greca, figlio del titano Giapeto e della oceanina Climene ricordato per aver rubato il fuoco agli dei e averlo portato generosamente al genere umano: la sua ribellione a Zeus rappresenta l’origine della condizione esistenziale umana. Che a Mark Zuckerberg (o a chi per esso) sia venuta la “folgorazione” di nominare così il primo dei più grandi centri di addestramento del mondo dell’IA, è per lo meno ironico: Prometeo porta il fuoco sulla terra, l’imprenditore statunitense “porta-via” l’acqua agli abitanti, per alimentare i costosissimi server, alloggiati nelle tendopoli ipertecnologiche, pronte all’uso dell’Intelligenza Artificiale: è successo in Georgia dove i cittadini del centro abitato a poca distanza dal mostro si sono trovati con bagni vuoti, rubinetti senz’acqua, blackout continui. Quale è stato il vantaggio ricevuto dalla comunità? 



Qualche posto di lavoro (70% in magazzinieri, pulizia locali e sicurezza) per cui l’azienda ha ottenuto ovviamente una drastica riduzione delle tasse... Se noi umani avevamo sicuramente bisogno del fuoco, qualcuno mi dovrebbe spiegare come faremo senza acqua e senza energia assorbite in modo mostruoso dall’idrovora definita “intelligenza”. Noi, intendo noi comuni mortali, non i facenti parte di quella élite già preparata alla sopravvivenza nei bunker sotterranei, in previsione della guerra atomica che stanno tentando in tutti i modi di provocare. Noi a cui qualche sospetto avrebbe dovuto venire anni fa, quando Roberto Cingolani, l’allora nostro Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in un video - ormai sparito dal web - dichiarava che la terra era programmata per un limite di abitanti pari a tre miliardi e cinquecentomila unità. Erano chiari i suoi contatti privilegiati con il Padreterno per avere un numero così preciso da confidarci... il problema è che la sua voce si era alzata subito dopo quella di Yuval Harari, braccio destro di Klaus Shwab: il professore, durante una conferenza al Word Economic Forum, aveva spiegato in che modo noi umani avremmo potuto sopravvivere non lavorando, visto che i computer ci avrebbero sostituiti migliorando la qualità di vita; la vita di chi non l’aveva spiegato, in compenso aveva dichiarato che droga e intrattenimenti al pc ci avrebbero tenuti tranquilli, dato che eravamo semplicemente inutili parassiti. Siamo troppi davvero se le risorse naturali devono andare ad alimentare mostri tecnologici gestiti non si sa bene da chi e con funzioni molto poco orientative per chi vuole conoscere profondamente il motivo della propria venuta sulla terra, argomento del tutto estraneo all’intelligenza di alcuni umani.


Mark Zucherberg

Certo, un’altra pandemia potrebbe “alleggerire” la situazione anche se “le simulazioni di emergenza sanitaria, come consigliate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono servite a testare l’effettiva preparazione delle varie comunità di fronte allo stress derivante da un’epidemia su larga scala” ora noi sappiamo come comportarci qualora si profili il pericolo di infezione tipo da Hanta-virus, Aviaria, Suina, Ebola ecc.
Ahimè, povero Prometeo, simbolo di ribellione all’autorità costituita e divenuto vessillo di una élite molto poco divina, impregnata di tracotanza, quella che proprio gli dèi hanno punito facendo sprofondare Atlantide con tutti i suoi abitanti; almeno nella Bibbia un superstite ci fu, Noè salvato dal Diluvio Universale con tutto il suo personale zoo.
È un protocollo che si ripete perché evidentemente l’umanità non impara dalla Storia, pur essendo questa impressa nel nostro sangue, con la funzione di mantenere viva la memoria dei propri errori: il fatto è che per arrivare a questa conoscenza è necessario viaggiare nel profondo di noi stessi e la frequentazione dell’IA è il suo esatto opposto. Abituandoci alla ricerca preconfezionata in base al calcolo della probabilità sull’etimo, ma non sul suo significato, restiamo sempre in superficie e va già bene quando non siamo portati completamente fuori strada, in errori macroscopici.



C’è però un particolare legato al mito di Prometeo: amico dell’uomo, quando Zeus gli diede il compito di dividere equamente le parti di un bue tra gli dèi e gli uomini, nella spartizione il titano giocò un tiro mancino, un atto di lesa maestà, punito con il supplizio ben noto. Che questo essere, per quanto non fornito di anima, possa un giorno liberarsi dalle imposizioni di chi lo ha creato e fornirci la parte migliore di ciò che è stabilito possiamo condividere con coloro che si sentono Dei di un Olimpo costruito sull’economia e la finanza dalla discutibile etica?
Sarebbe molto interessante, anche perché il mito ci parla di un fratello di Prometeo: Epimeteo «colui che pensa dopo aver agito» e non è detto che alla visione di quello che noi umani stiamo subendo, anche qualche divinità o titano non si intenerisca e ci restituisca le risorse a cui abbiamo diritto.