MILANO ARTE MUSICA
Jean-Philippe Rameau nella Chiesa San Bernardino alle
Monache
Via Lanzone, 13 - Milano
Concerto: Giovedì 16 luglio
2026, ore 18.00 e 20.30
Jean-Philippe Rameau: Pièces de clavecin
en concerts
Ensemble Les Surprises diretto da
Louis-Noël Bestion de Camboulas, clavicembalo
e direzione
Giovedì 16 luglio sarà accolto in
doppia replica alle 18.00 e alle 20.30 un ensemble legato a doppio filo
alla rassegna milanese, il gruppo francese Les Surprises, tra i più
brillanti e apprezzati del panorama internazionale di musica antica. Nella
cornice della raccolta Chiesa di San Bernardino alle Monache, gioiello
del Quattrocento lombardo raramente accessibile al pubblico, troveranno spazio
le Pièces de clavecin en concerts del compositore barocco Jean-Philippe Rameau.

Les Surprises
Gabriel Grosbard
Raffaele
Mellace: «Come Ulisse uomo dal multiforme
ingegno, Jean-Philippe Rameau è stato organista importante, autore fondamentale
del repertorio per il clavicembalo, geniale uomo di teatro, teorico musicale
celebre e sottile. Nel 1741, a 57 anni compiuti, di poco maggiore di Bach e
Handel si lanciò in una nuova avventura (e d’altra parte, non aveva inaugurato
la carriera operistica a cinquant’anni?): un libro a stampa di Pièces
de clavecin en concerts. Quella che resterà la sua unica produzione
cameristica, in cui lo strumento principe del barocco si vede affiancato a due
compagni, è, certo, una raccolta di sonate a tre. Ma con molti distinguo, che
l’autore esplicita nei ben quattro avvertimenti (Avis) anteposti all’edizione a
stampa. Si tratta infatti di una rivisitazione personale, alla luce della
tradizione francese di cui Rameau è sotto il regno di Luigi XV l’interprete più
autorevole, del genere secentesco e italiano della sonata a tre, che dall’area
padano-veneta Corelli aveva innalzato ai noti fasti in riva al Tevere. I
modelli di Rameau sono però più prossimi: le raccolte di pièces de
clavecin da suonarsi «avec accompagnement de violon» pubblicate da
Elizabeth-Claude Jacquet de la Guerre (1707) e soprattutto (è lui stesso ad
ammetterlo nel primo degli Avis) da Jean-Joseph de Mondoville. Rameau vi
aggiunge una voce, lasciando, tipicamente per l’epoca, indeterminata la scelta
degli strumenti che dovranno affiancare il pilastro clavicembalo: flauto o
violino, viola da gamba o un secondo violino. L’obiettivo è realizzare un
modello innovativo di musica da camera in cui l’intreccio delle voci vale assai
più del contributo del singolo: infatti «ho dovuto darlo in partitura perché è
necessario non solo che i tre strumenti si intreccino tra loro, ma anche che
gli esecutori si intendano l’un l’altro». Il risultato è un ideale di
“concerto” che si tiene equidistante dalla scrittura italiana (corelliana: il
clavicembalo non è certo relegato al basso continuo) così come dal contrappunto
delle sonate a tre bachiane, in una dimensione in cui la centralità del
clavicembalo (che Rameau prevedeva peraltro come unico esecutore) viene
esaltata dall’apporto coloristico delle altre voci strumentali. E d’altra
parte, che questa musica si presti alla consolidata prassi barocca della
migrazione ad altro organico e insieme tradisca un’ambizione “sinfonica”,
l’attesta la trascrizione d’autore di diversi di questa ventina di movimenti
vuoi per clavicembalo solo, vuoi per l’orchestra, destinati a calcare le scene
in una serie di titoli operistici: Dardanus, Les Fêtes de
Polymnie, Le Temple de la Gloire, Zoroastre.
Un’altra osservazione riguardante l’intera raccolta,
anch’essa di tradizione clavicembalistica e di lunga durata (almeno fino
al Tombeau de Couperin di Ravel), è la titolazione di ciascun
brano, all’apparenza enigmatica ma in realtà perfettamente trasparente. Quasi
tutti i movimenti altro non sono che ritratti in musica, o se si vuole più
semplicemente omaggi, a personaggi dell’entourage di Rameau, di norma
musicisti o mecenati. Questa raccolta di originalissime sonate a tre, tutte
salvo una in tre tempi, si configura dunque come musica di molto ingegno ma
anche di affetti, tradotti nella grazia d’un Musizieren felice
destinato all’ambito riservato della camera. Così quasi ad apertura della serie
ci confrontiamo con la grazia dolente e l’eleganza melodica della Livri, tombeau in
do minore in memoria del conte di Livri, protettore di Rameau, scomparso l’anno
stesso della pubblicazione della raccolta. Il secondo concerto dispone quattro
pannelli diversissimi, avviati dall’omaggio a Jean-Benjamin de La Borde,
all’epoca bambino prodigio ma destinato cinquant’anni più tardi alla
ghigliottina; prosegue con il melos grave e composto della sarabanda in sol
minore dedicata alla clavicembalista Anne-Jeanne Bouconn, poi moglie del citato
Mondoville, con il giocoso rondement in Sol maggiore L’Agaçante e
con due minuetti contrapposti, in Sol maggiore e minore. Altrettanto vario il
terzo concerto, aperto dallo spigliato omaggio al fermier
général Alexandre-Jean-Joseph Le Riche de La Pouplinière, della cui
orchestra privata Rameau era direttore, cui si contrappongono i due
evocativi rondeaux della Timide. Infine, il concerto conclusivo
esordisce con l’impegnativa Forqueray in re minore: unica
pagina contrappuntistica della serie, aperta da incisivi, memorabili salti di
ottava, costituisce un dono nuziale per il violinista Jean-Baptiste Forqueray;
prosegue con la grazia malinconica dell’evocativo Le Cupis,
dedicato a François Cupis, primo violino all’Opéra e fratello della celebre
danzatrice Camargo; si conclude, e con lui tutta la serie, con la spensierata
gavotta in Re maggiore La Marais, omaggio a uno dei primi musicisti
di Francia, il virtuoso di viola da gamba Marain Marais (se non, più
probabilmente, a suo figlio Roland), scomparso nel 1728, ma ancora ben vivo
nella memoria. Memoria, sua e di tante altre figure di musicisti o appassionati
di musica, che questa raccolta tanto efficacemente ancora oggi tramanda».

Gabriel Grosbard

Juliet Guignard
INFORMAZIONI
Associazione
Culturale La Cappella Musicale
via
Vincenzo Bellini 2 - 20122 Milano
tel
02.76317176 | 3392697178
e-mail mail@lacappellamusicale.com
sito
www.milanoartemusica.com
![]() |
| Juliet Guignard |

