I passeri si avventurano fin sopra il tavolo del terrazzo, e
becchettano dalla tovaglia le briciole perché qualcuna rimane sempre. Se ne
metto di proposito, perché gradisco la loro compagnia, arrivano a frotte e
zampettano prima guardinghi, poi sempre più sfacciati, temerari, tanto oramai
sono talmente abituati agli “umani” (concedetemi almeno qui una parola così
impegnativa e controversa) che non li temono più. E davvero non so se tutta
questa fiducia è meritata. Si posano con disinvoltura sul palmo aperto della
mano che ho riempito di briciole sminuzzando del pane, e beccano tranquilli
anche se faccio qualche movimento brusco con l’altra mano che tengo posata sul
bracciolo della sedia. Cinguettano o stanno in silenziosa attesa sulla
balaustra prima di spiccare il volo sul tavolo e poi sulla mano dove custodisco
il cibo. Sotto, in strada, c’è l’infernale rumore dei motori. Il traffico non
si ferma mai nemmeno in un posto come questo, e se anche la benzina la
portassero a diecimila euro al litro, statene certi che continuerebbero a
scorrazzare su due e quattro ruote come se niente fosse.
In alto, invece, ci
sono i volteggi dei gabbiani che garriscono e planano sulle cime delle palme
del lungomare. Il loro biancore è più splendente delle rare nuvole che
stazionano qua e là sfilacciate nell’azzurro. Loro sì, assolutamente
silenziose, e inviterebbero a meditare. Sono tutti filiformi i passerotti che
vengono sulla mano: da ragazzo mi hanno insegnato che la femmina è più
grassottella. Beccano ingordi e voraci e sembrano non saziarsi mai.
D’improvviso mi compaiono davanti agli occhi i bimbi affamati della guerra;
quelli che allungano un misero recipiente di plastica o di latta per farsi
versare un mestolo di couscous; quelli che lo raccolgono con le mani per terra
tra il fango e i detriti, e mi chiedo per quale ragione si debba venire al
mondo. I passeri sono più fortunati. Ma anche tra loro c’è conflitto: si
scontrano per accaparrarsi le briciole e ad uno viene impedito di avvicinarsi.
È una amara scoperta per chi li ha sempre ritenuti innocenti. Lungo il bordo
del pavimento una fila di formiche, incredibilmente numerosa, si è
materializzata dal nulla. Briciole anche lì? Li avrà guidati il loro fiuto
sopraffino, e del resto hanno antenne più sensibili di un radar. Le chiamano
formiche fantasma: si materializzano come un fantasma, e come un fantasma
spariscono.