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venerdì 24 luglio 2026

PASSERI, GABBIANI E FORMICHE
di Angelo Gaccione



I
passeri si avventurano fin sopra il tavolo del terrazzo, e becchettano dalla tovaglia le briciole perché qualcuna rimane sempre. Se ne metto di proposito, perché gradisco la loro compagnia, arrivano a frotte e zampettano prima guardinghi, poi sempre più sfacciati, temerari, tanto oramai sono talmente abituati agli “umani” (concedetemi almeno qui una parola così impegnativa e controversa) che non li temono più. E davvero non so se tutta questa fiducia è meritata. Si posano con disinvoltura sul palmo aperto della mano che ho riempito di briciole sminuzzando del pane, e beccano tranquilli anche se faccio qualche movimento brusco con l’altra mano che tengo posata sul bracciolo della sedia. Cinguettano o stanno in silenziosa attesa sulla balaustra prima di spiccare il volo sul tavolo e poi sulla mano dove custodisco il cibo. Sotto, in strada, c’è l’infernale rumore dei motori. Il traffico non si ferma mai nemmeno in un posto come questo, e se anche la benzina la portassero a diecimila euro al litro, statene certi che continuerebbero a scorrazzare su due e quattro ruote come se niente fosse. 



In alto, invece, ci sono i volteggi dei gabbiani che garriscono e planano sulle cime delle palme del lungomare. Il loro biancore è più splendente delle rare nuvole che stazionano qua e là sfilacciate nell’azzurro. Loro sì, assolutamente silenziose, e inviterebbero a meditare. Sono tutti filiformi i passerotti che vengono sulla mano: da ragazzo mi hanno insegnato che la femmina è più grassottella. Beccano ingordi e voraci e sembrano non saziarsi mai. D’improvviso mi compaiono davanti agli occhi i bimbi affamati della guerra; quelli che allungano un misero recipiente di plastica o di latta per farsi versare un mestolo di couscous; quelli che lo raccolgono con le mani per terra tra il fango e i detriti, e mi chiedo per quale ragione si debba venire al mondo. I passeri sono più fortunati. Ma anche tra loro c’è conflitto: si scontrano per accaparrarsi le briciole e ad uno viene impedito di avvicinarsi. È una amara scoperta per chi li ha sempre ritenuti innocenti. Lungo il bordo del pavimento una fila di formiche, incredibilmente numerosa, si è materializzata dal nulla. Briciole anche lì? Li avrà guidati il loro fiuto sopraffino, e del resto hanno antenne più sensibili di un radar. Le chiamano formiche fantasma: si materializzano come un fantasma, e come un fantasma spariscono.