Una
lettera dello scrittore e commediografo Luca Marchesini
Caro Angelo, leggendo l’articolo Fauci spalancate
di Chicca Morone (“Odissea” sabato 1° agosto), noto gli esiti
epigonici di certa sinistra, sempre più vicina, sulla base di un arruffato
populismo antitutto, all’estrema destra internazionale e al suo odierno
comandante in capo, le cui azioni da presidente degli Stati Uniti paiono
ispirate in egual misura dal desiderio di ampliare ulteriormente il proprio
giro d’affari e da quello, più terra terra, da bambino prepotente, di regolare
i conti con chi osa mettergli i bastoni fra le ruote. Tornando all’articolo di cui sopra: vi noto una
palese contraddizione, quando si critica Fauci per essersi appellato al quinto
emendamento, in quanto, comunque, “l’immunità derivante dalla grazia renderebbe
nulla l’autoincriminazione”, per segnalare poi “possibili contenziosi sulla
validità della grazia preventiva, da parte del presidente Biden”. Quanto poi al
ridicolo in cui, secondo l’autrice, lo stesso Fauci cadrebbe appellandosi al
quinto emendamento anche di fronte a domande futili, mi chiedo se ridicole, e
provocatorie, non siano piuttosto quelle stesse domande che gli sono state
rivolte. Due parole ancora sui vaccini, non su quello
anti-Covid (non sono né un medico né un biologo e non mi piace parlare di ciò
di cui non sono esperto) ma sui vaccini in generale. Sono abbastanza vecchio da
ricordarmi di quando, prima dell’invenzione e dell’uso obbligatorio
(limitazione della libertà dei genitori, tutela dei diritti dei minori soggetti
alla loro autorità) dei vaccini antipolio, la poliomielite faceva strage di
bambini, e altri ne lasciava storpi. Stessa cosa per la difterite e, andando
indietro nel tempo, per il vaiolo e altro ancora. Luca Marchesini [Milano,
1° agosto 2026]