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venerdì 14 agosto 2026

FIABE
di Davide Chindamo
 

G. Migneco: Pescatore

Il tonno e la mosca
 
C’era una volta, nei pressi delle tonnare di Favignana, isoletta regina delle Egadi, un giovane pescatore impavido e audace. Era cresciuto al fianco del Rais, il capo supremo dei tonnaroti, che gli aveva insegnato come si usava la tonnara fissa: si trattava di un monumentale sistema di reti calato a pochi chilometri dalla costa che andava a creare un vero e proprio “labirinto sommerso”, nel quale finivano centinaia di tonni durante la stagione riproduttiva; una volta catturati nella “camera della morte”, dei neri vascelli si avvicinavano e arpionavano le prede più grosse, su indicazione del Rais, in vedetta dalla sua muciara, e le mettevano sui parascarmi deputati. E dato che quel ragazzo era come un figlio, il Rais se lo portava eccezionalmente sulla sua muciara, e gli faceva capire il comportamento dei tonni rossi.
Ma una mattina, all’alba, il Rais e il giovane pescatore uscirono per controllare le reti e contare il numero di tonni “cascati” nel “labirinto sommerso”, e videro che ce n’era uno soltanto nella trappola: sfidava i pescatori, li guardava e usciva dal labirinto. Così fece il giorno seguente, e quello dopo ancora, continuando questa sfida per circa una settimana: entrava nella tonnara, seguiva il solito sentiero fino alla “camera della morte” e miracolosamente, come se conoscesse delle scorciatoie, sbrogliava la matassa e sbeffeggiava i due spettatori. Inoltre, tutte le volte che i due si affacciavano dalla muciara, una mosca fastidiosissima e petulante si posava sulla prua: “Che insolente, quel tonno! Non ha rispetto per nessuno, e nemmeno per se stesso. Dovrebbe farsi catturare: è la legge della natura. Ognuno di noi ha il suo compito: il suo è quello di essere la vostra preda”. E come se non bastasse, la mosca rivendicava il suo valore: “Io sì che sono corretta: torno sempre, anche se vengo cacciata, proprio per ricordare a tutti, anche al tonno, che prima o poi dobbiamo morire. E lo faccio nel migliore dei modi”. 


G. Migneco: Pescatore

Passavano i mesi, e di pesci non se ne vedeva più. Sembrava che quel maledetto tonno avesse rivelato il trucco per scappare dal “labirinto sommerso” o addirittura aveva detto come evitarlo. Il Rais, stanco, e anche un po’ rattristito, decise di ritirarsi: si ammalò dal dolore, e rimase chiuso in casa per molto tempo a venire. Il giovane, invece, caparbio e temerario, non si arrese: fece credere al tonno che aveva vinto e smontò completamente la trappola; lanciò in acqua le sue reti e le sue esche, e alzò bandiera bianca. Il tonno, furbo ma non così tanto, si convinse di aver battuto i pescatori e diffuse la notizia al resto del banco. La mosca, che nel frattempo era rimasta come sempre al suo posto, iniziò a inveire contro il pescatore, accusandolo di non fare bene il proprio mestiere e di venire meno ai suoi doveri. Il pescatore, però, paziente come tutti i veri pescatori, fece sfogare la mosca e la lasciò ai suoi deliri, tornando a casa.
Il mattino seguente, il sole albeggiava su Favignana e il mare sembrava infuocato. Il pescatore andò a chiamare il Rais e gli diede un binocolo. Lo salutò, e raggiunse il mare con la muciara del vecchio maestro. Iniziò a cacciare tutti i pesci più piccoli nel tratto di mare attorno all’antica tonnara, privando il gigante di ogni sostentamento, compresi i piccoli crostacei e i piccoli molluschi. Il giovane pescatore fece così per settimane, e intanto la mosca continuava a polemizzare: “Devi pescare quel tonno! Non accontentarti degli altri pesci più piccoli! Devi ascoltarmi, so quello che ti dico.”
Dopo un mese, il giovane pescatore andò a trovare il Rais, e gli disse che era arrivato il momento di tornare insieme sulla muciara per la loro ultima impresa. Il Rais accettò con malinconia, e non con poca fatica presero il largo. Arrivati nel cuore del mare, dove le onde non esistono e tutto sembra un sogno, fermarono la muciara. La mosca, immancabile, non aveva smesso di ronzare loro attorno, con i soliti moniti e le solite polemiche. “Mio caro Maestro”, disse il giovane pescatore, “è arrivato il momento”: con uno straccio sporco frustò la mosca, che stecchita rimase sulla tolda, e con una schicchera la gettò in mare; non appena l’insetto toccò il pelo dell’acqua, il grosso tonno balzò fuori dagli abissi e la ingoiò in un solo boccone. Fu proprio in quell’istante che il Rais, ferito ma non spezzato, scagliò l’arpione contro il tonno e lo infilzò come non aveva mai fatto prima d’ora, e lo trainò a bordo.
Molte persone sono come il tonno, che pensano di essere scaltre o furbe, e si prendono gioco dell’avversario, ma falliscono per una inezia e dimostrano la loro piccolezza; e altrettante persone, invece, sono come la mosca, che vivono unicamente con lo scopo di sindacare e pontificare, vittime di un narcisismo patologico e di manie di protagonismo. Purtroppo, alla fine, ci sono pochi Rais e pescatori, che con la pazienza e la virtù hanno mantenuto vivo il ciclo naturale delle cose.