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domenica 23 agosto 2026

LA PASSIONE E GIUDA
di Angelo Gaccione


Gaudenzio Ferrari: Ultima cena

A
scoltare Bach e avere di fronte due capolavori è un privilegio raro. È accaduto ieri in Santa Maria della Passione nella giornata del festival internazionale di musica antica promosso da Milano Arte Musica (la Cappella Musicale, per intenderci). Una giornata piena cominciata già al mattino e che è proseguita fino a tarda sera e compresa sotto il pertinente titolo “Passione Bach”. La musica sacra in chiesa ha il suo luogo naturale, la sua casa. La casa del Signore, come dicono i sacerdoti quando celebrano. E lo è altrettanto per la pittura, in questo caso, perché i due capolavori a cui mi riferisco: la Deposizione di Bernardino Luini nella cappella di destra e l’Ultima cena di Gaudenzio Ferrari in quella di sinistra, sono una di fronte all’altra. È in questi due spazi raccolti e simbolici che, opportunamente, si è scelto di fare eseguire il Concerto Brandeburghese n. 5 in Re maggiore e il Concerto in Re minore per clavicembalo ed archi dai giovani allievi dell’Istituto di Musica Antica del vicino Conservatorio; e la Cantata sacra BWV 189 dai forti echi “bachiani”, e a Bach in un primo tempo attribuita, di Melchior Hoffmann. In verità nella cappella che ospita l’Ultima cena c’è un terzo capolavoro: la Crocifissione di Giulio Campi, ma non è in posizione frontale come i primi due; si trova sulla parete di sinistra. Insomma, due spazi ricchi di eventi e di rappresentazioni della Passione del Cristo a cui la giornata musicale si ispira. Alla fine della Cantata una giovane guida ha illustrato simboli, stile, significati biblici e personaggi, in particolare della Cena di Ferrari. Trattandosi del tradimento del Nazareno non poteva non parlare di Giuda. Giuda che nel dipinto Ferrari raffigura con barba e capelli neri (il nero dell’inferno, il nero del peccato) in modo che chi guarda riconosca subito il reietto, il paria, il traditore. Lo isola dagli altri apostoli che confabulano fra loro sorpresi, increduli da quando hanno appena appreso dalla rivelazione di Gesù. Ora io da tempo vado difendendo l’operato di Giuda – e non perché mi siano simpatici i traditori, tutt’altro, ne ho il massimo disprezzo – lo difendo perché accogliendo tutto ciò che sappiamo dai racconti favolistici, allegorici e mitici dei libri sacri, sulla schiena di questo poveretto che si è assunto il disprezzo del mondo, è stato caricato un macigno, il peso terribile di una montagna. E in più gli costa pure il suicidio: si impiccherà ad un siliquastro (Cercis siliquastrum), il cosiddetto albero di Giuda. Ma se andava fatta la volontà di Dio perché il suo “disegno” si doveva compiere nel mondo da lui creato (mandare sulla croce il suo unico figlio) e ci doveva essere un traditore per favorire tale disegno, come avrebbe potuto il povero Giuda opporsi al Padreterno? Come opporsi, da misero tapino qual era, all’onnipotenza dell’Onnipotente, dell’Onnisciente, dell’Onniveggente? Giuda è stato lo strumento della volontà di Dio, il capro espiatorio involontario ed è dunque innocente. Fossi stato Gaudenzio Ferrari avrei dipinto la figura di Giuda con lo sguardo ed il dito rivolto verso il cielo: “È lui il mandante” avrei significato, “è lassù in alto che dovete cercare, è sua la colpa, non mia”. Naturalmente non avrei avuto nessuna committenza e il dipinto non sarebbe mai stato esposto in Santa Maria della Passione. Avrei reso giustizia a Giuda, questo sì, ma oggi non avremmo un tale capolavoro. Meno male. Per fortuna io sono uno scrittore e posso solo fantasticare.