Carissimo Prof. Gaccione, ti scrivo con un sincero senso di apprezzamento e condivisione dopo aver
letto l’articolo che ci hai proposto sul tuo blog, incentrato sulle parole del
cardinale Domenico Battaglia: «Il Vangelo – per chi crede e per chi non
crede – è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è
disumano». Ho trovato questo testo di una potenza straordinaria, capace di
scuotere le coscienze nel profondo del nostro tempo. Vorrei condividere con te
una breve riflessione che la sua lettura ha generato in me, come piccolo segno
di riscontro e di gratitudine per gli spunti culturali e civili che ci dona
sempre: uno specchio per la coscienza universale: la forza dirompente di questo
passaggio sta nel superare ogni steccato dogmatico. Il Vangelo cessa di essere
un testo confinato alla sola dimensione della fede e si erge a criterio universale
di umanità. È uno specchio che non ammette sconti e ci costringe a misurare il
nostro reale tasso di civiltà. Il limite etico contro ogni barbarie: la
denuncia di don Mimmo colpisce dritto al cuore le contraddizioni di oggi. Ci
ricorda con forza che se un progetto schiaccia l’innocente, se una legge non
protegge il debole o se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, ci
troviamo di fronte a qualcosa di profondamente disumano, incompatibile con la
giustizia. Il coraggio della cura: rilanciare queste parole oggi significa
raccogliere un testimone prezioso. Non basta l’indignazione di facciata;
occorre praticare il coraggio della cura, della giustizia e della pace,
opponendosi a ogni logica di indifferenza. Ti ringrazio di cuore per aver
acceso questa luce e per offrirci sempre occasioni di pensiero così alte e
necessarie.