Lorena Isceri chiusa nel bagagliaio della macchina del suo boia ha chiesto aiuto per venti minuti... venti minuti. Poi nulla ha fermato quell’uomo. L’ha gettata da un cavalcavia come un rifiuto. Questa non è più una società normale, e l’uomo è una bestia allucinata che non si riesce a fermare. (z. g.)
Antigone Musica- Entra Antigone
e dietro di lei rimarranno le altre come a formare il Coro greco. Antigone
avanza sul palco. Ha nelle mani due pugni di terra. Guarda il pubblico e fa
cadere al suolo la terra. Si pulisce le mani, sempre guardando il pubblico e
alza le braccia al cielo come ad invocare l’aiuto degli Dei per quello che deve
dire. A questo punto una delle donne del coro le porge un papiro arrotolato e
Antigone potrà incominciare il suo monologo. Antigone “Mi riconoscete? No. Non potete.
Il tempo ha consumato il mio nome fino a farlo diventare una parola nei libri, una
tragedia, una lezione, una pagina da studiare prima di un esame, eppure sono
qui. Sono Antigone. Sono quella ragazza
che un re chiamò ribelle, una donna che osò dire no, non perché forse era più
forte, ma perché aveva paura di vivere inginocchiata. Mi avete raccontata male.
Avete detto che sono morta per un fratello. No. Io rischiai tutto perché nessun
potere ha il diritto di decidere quale corpo meriti una sepoltura e quale debba
marcire al sole. Difendevo un essere umano. E quando si difende un essere umano
si difendono tutti. Creonte credeva che il potere, il suo potere, fosse la
verità. Io sapevo che il potere può solo imporre il silenzio. La verità… quella,
continua a respirare anche sotto una montagna di pietre, come quella dove mi
hanno sepolta. Sono passati più di duemila anni. Pensavo che sarei arrivata in
un mondo diverso. Mi sbagliavo. I Creonti sono diventati più eleganti. Non
portano sempre una corona, a volte indossano una giacca, a volte una divisa, a
volte un titolo accademico, a volte sorridono davanti alle telecamere, a volte
siedono alla vostra tavola. Hanno imparato una cosa nuova: non ordinano soltanto
ti convincono, ti spiegano che obbedire è ragionevole, che protestare è
sconveniente, che una donna prudente deve parlare più piano, che una donna
intelligente deve aspettare, che una donna libera è una donna pericolosa. Lo
dicevano anche di me. Perché il potere teme una donna che non chiede il
permesso, non teme la forza, teme la coscienza e una coscienza è contagiosa, basta
una voce, una soltanto, ed ecco che il silenzio si incrina. Mi chiedono ancora:
ne è valsa la pena? Io rispondo con una domanda: vale la pena vivere se ogni
giorno consegniamo la nostra coscienza nelle mani di chi decide per noi ciò che
è giusto? Io non sono morta dentro una grotta sotto queste pietre. Sono morta
ogni volta che qualcuno ha scelto di voltarsi dall'altra parte e sono rinata
ogni volta che una donna ha detto no. No alla violenza. No all’umiliazione. No
alla legge che protegge il potente e punisce il debole. No al ricatto. No alla
paura. Quel piccolo no è la parola più antica della libertà. Non sono tornata
per insegnarvi il coraggio. Il coraggio non si insegna, si riconosce, abita già
dentro ciascuno di voi, aspetta soltanto il momento in cui il silenzio diventa
più insopportabile della paura. Allora
capirete perché io ha attraversato la città con una manciata di terra tra le
mani. Non stavo seppellendo un morto. Stavo tentando di salvare i vivi perché
ogni civiltà comincia a morire quando considera normale l’ingiustizia e nessuna
legge sarà mai abbastanza forte da trasformare l’ingiusto in giusto.
Ricordatelo. Ogni volta che un potere vi chiederà di rinunciare alla vostra
coscienza in nome dell’ordine Creonte sarà tornato. Chi decide quale vita vale? Coro Chi decide? Antigone Chi stabilisce il confine tra
legge e Giustizia? Coro Chi lo stabilisce? Abbiamo
imparato a tacere. Abbiamo imparato a sorridere. Abbiamo imparato ad aspettare.
Ora basta. Antigone Non aspettate il mio ritorno.
Ogni volta che una coscienza rifiuta di inginocchiarsi io sono già lì.