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lunedì 7 settembre 2026

LA PAZIENZA DELL’ORSO
di Chicca Morone


Alberto Casiraghy
Aprire occhi e cervello

Ascoltando la nostra vera natura
.
 
Siamo abituati a leggere interviste in cui i personaggi vengono interrogati sulla loro funzione sociale, dando la precedenza a ciò che li contraddistingue in ambito pratico esaltando o denigrando successi e fallimenti come professionisti e non nella loro interezza: spesso succede perché le linee dei giornali impongono un taglio piuttosto che un altro, senza prendere in considerazione il fatto che il raggiungimento di un obiettivo è frutto delle molteplici istanze presenti in ogni soggetto. Ricordo con una certa emozione l’intervista all’avvocato Franzo Grande Stevens durante la quale non aveva potuto evitare il luccichio negli occhi, nel raccontare come sua madre fosse stata imprigionata perché sorella di Harold Stevens, il “Colonnello Buonasera” che, attraverso Radio Londra, diffondeva coraggio agli italiani sotto il governo nazi-fascista. A “l’Avvocato dell’Avvocato” l’impronta materna aveva fatto incontrare Giuliana Greco, una donna fuori dal comune; conoscendola è forte il sospetto che sia stata lei a “incontrare” lui. 
E ancora Antonio Botero che a otto anni aveva incredibilmente venduto un suo disegno per pochi spiccioli e, persi strada facendo, era giunto dalla madre a mani vuote: ricordava il suo dolore e lo sguardo dolce di lei nel consolarlo, seppure anche quel piccolo guadagno sarebbe stato ben investito in cibo, di cui non abbondavano di certo! Donne di altri tempi, una definizione che sembrerebbe sgradevole nei nostri confronti, se anche alcune di noi non sapessero essere madri oggi in modo totale, al di là di mode o di stereotipi. Ci hanno insegnato che dobbiamo “realizzarci” e che la maternità non è una vera realizzazione: è diventata un episodio della nostra vita, a volte desiderato, a volte subito, a volte impedito, a volte sacrificato. Nulla di più distorto, perché ognuna di noi ha dentro di sé un programma che può non prevedere la maternità: non come scelta razionale, ma piuttosto come esperienza di questa vita non necessaria allo scopo della nostra incarnazione. Veniamo al mondo perché la nostra Coscienza ha bisogno di esperire situazioni per noi evolutive; ma se non siamo in grado di conoscerci abbastanza a fondo continuiamo a restare in superficie e a commettere sempre gli stessi errori accusando il Fato o, peggio ancora, gli altri dei nostri fallimenti. Essere madri non significa semplicemente far germogliare dentro di sé il seme maschile: ci sono mille modi per realizzare quel Femminile che appartiene alla donna - con buona pace di chi ci mostra uomini con neonati fra le braccia appena partoriti con uteri in affitto - dando luce agli aspetti così ben impersonati dalle varie paladine rimaste figure emblematiche nella storia.
Come Ipazia, filosofa e matematica succeduta al padre nella guida del Museion, la prestigiosa accademia neoplatonica di Alessandria nel IV secolo d. C. “madre” dei suoi allievi; Florence Nightingale, pioniera dell’infermieristica moderna, “madre” dei soldati feriti in Crimea; Maria Montessori, creatrice del sistema educativo all’avanguardia, “madre” di migliaia di allievi nelle scuole non solo italiane; Frida Kalo, pittrice dalla volontà di ferro e madre di se stessa nel tormentato amore verso Diego Rivera; Virginia Wolf, con i suoi “bambini di carta” impegnata nella lotta per la parità dei sessi, in continua lotta con i suoi fantasmi interiori.
Perché la maternità non è solo biologica, ma soprattutto spirituale e in questa connotazione è emblematica è la figura di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orleans, che guida l’esercito francese alla vittoria “ascoltando la Voce” ma nello stesso tempo combattendo a fianco di uomini come Gilles de Rais.
Molte altre popolano la storia e non solo donne che hanno saputo vivere la propria ricettività nell’accogliere gli in-put dall’inconscio e realizzare quello che sentivano essere l’impulso principale di vita nella loro vita.



Oggi noi non siamo capaci di ascoltarci nel profondo dove l’istinto alla vita è sicuramente maggiore di quello alla morte: non sappiamo imporre stop alla guerra, che si svolga in Ucraina, a Gaza, in Iran o in paesi africani poco considerati dai giornaloni, ma in cui si sta combattendo fino all’ultimo sangue.
Noi non siamo capaci di unirci e veniamo capeggiati da leader che cercano in ogni modo di governarci con la paura, memori della nostra cieca obbedienza ai diktat demenziali del periodo psico-pandemico: nonostante siano emerse prove schiaccianti contro la truffa organizzata da Fauci e compagni di merenda, alcuni usano ancora il termine no-vax per definire quelli di noi che non si sono lasciati intimorire da dpcm illegali e ingannevoli linee guida.
Ora hanno iniziato col dichiarare che “Siamo in guerra” contro un nemico che da anni evita di cadere nella trappola delle provocazioni: un nemico provvisto di una terribile quantità di materiale bellico atomico...  
Un nemico che pochi giorni fa ha ritirato l’ambasciatore da Londra e che ha già detto di considerare l’Inghilterra in guerra con Mosca. Un nemico il cui Ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, ha dichiarato che se risulterà impossibile trovare una soluzione diplomatica fra UE e Russia non ci sarà nessuna graduale escalation. Chi immagina “guerre ibride” o “provocazioni per testare la tenuta della Nato” non ha afferrato il concetto della dichiarazione. Un eventuale allargamento del conflitto darà vita a un confronto militare rapidissimo e sanguinosissimo.
Forse, però, ai più è sfuggita la notizia che - in concomitanza con l’emersione nel Mare del Nord del sottomarino nucleare (progettato per utilizzare il “Poseidon”) partito dall’Oblast di Kaliningrad - a Mosca si siano precipitati John Ratcliffe, capo della CIA e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, in missione diplomatica: siamo così superficiali da non capire cosa avrebbe potuto e può succedere?
“Quousque tandem abutere patientia nostra
” tuonava Cicerone. Fino a quando abuseremo della pazienza dell’Orso, simbolo ancestrale di forza, sovranità, rinascita se, una volta uscito dal letargo, decidesse di realizzare la sua connotazione mitologica di tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti?