RESISTENZA
di Franco Astengo
Rispondere subito al ministro
Crosetto.
Questa
dichiarazione rilasciata dal Ministro Crosetto esige una risposta immediata: “Se conoscesse la storia, saprebbe che gran parte della
guerra di Liberazione fu combattuta dalle forze dell’Esercito, che dopo l’8
settembre decisero di difendere il nostro Paese”.
Sicuramente alcuni
reparti dell’esercito ebbero un ruolo ma la storia della Resistenza è molto
diversa. È necessario riprendere per intero i termini reali che animarono la
Resistenza Italiana sul piano morale e politico. C’è ancora bisogno di fare
chiarezza e la si può fare soltanto stando con precisione da una certa parte
della barricata, dimostrando davvero gramscianamente di “odiare gli
indifferenti”. La Resistenza nasce come moto di popolo, con una forte spinta
dal basso: fu quella l’anima vera del movimento di Liberazione. Una simile
spinta, fatta di volontà e di passione si verificò in Italia, come in tante
altre parti d’Europa, tra il 1943 e il 1945. Un ideale si delineò nell’animo
del popolo: balenò nella mente della grande maggioranza un obiettivo che doveva
essere raggiunto ad ogni costo, unendosi per ottenerlo. L’obiettivo era quello
della libertà e del riscatto sociale. Gli operai in numero sempre più grande, i
contadini, le popolazioni inermi della città appoggiarono coloro che combattevano;
la parte migliore dell’apparato dello Stato si schierò dalla parte dei
combattenti, la parte sana della classe dirigente non poté resistere a questa
spinta, che fu la realtà vera nella vita della nazione. Ricordare la Resistenza oggi vuol dire non dimenticare come la
Resistenza è sorta, come è stata condotta la lotta e come si è giunti alla
vittoria del 25 Aprile. Oggi, forse, non tutti
ricordano quali furono le condizioni di partenza, a quale grado di delusione,
di smarrimento e persino di decomposizione era giunto l’animo dei cittadini
italiani attraverso l’esperienza dura, umiliante, tragica della tirannide
fascista. Pochi ricordano ormai, a distanza di
tanto tempo, quali fossero le condizioni del nostro paese quando quell’infame
regime crollò sotto il peso dei delitti che aveva commesso. Tra il 25 Luglio e l’8 Settembre 1943, la vecchia classe
dirigente che per una parte aveva tiranneggiato il popolo, sopprimendo
qualsiasi vestigia di libertà e per l’altra parte ingrassata all’ombra del
regime tirannico, approfittando di tutte le prepotenze, di tutte le violenze,
di tutti i delitti per rafforzare i propri privilegi ed estendere il cumulo dei
propri profitti materiali, quella classe dirigente si sfasciava, era in fuga,
stava scomparendo. E il popolo, che cosa
doveva fare il popolo in quelle condizioni, in cui sembrava che tutto mancasse,
in cui la persona semplice, cui fosse stato posto il problema di quello che avrebbe
dovuto fare non avrebbe saputo rispondere perché troppi erano i problemi
insoluti.
Il miracolo della Resistenza, il fatto più grande che
vi sia stato nella storia d’Italia dei tempi moderni, fu quello del passaggio
dalla tirannide abbietta alla lotta per la democrazia; dall’asservimento a un
imperialismo straniero come quello nazista che metteva il piede sul collo
perfino ai suoi servi fascisti alla fiera rivendicazione dell’indipendenza per
riconquistare dignità, pieni diritti nazionali e la pace. La Resistenza consentì il passaggio dalla retorica tronfia
e vergognosa che esaltava la guerra come sola igiene del mondo, all’umanità
nuova dei nostri partigiani che combatterono e morirono sapendo proclamare di
combattere e morire perché sorgesse un mondo nuovo.
Il miracolo della Resistenza, il fatto più grande che
vi sia stato nella storia d’Italia dei tempi moderni, fu quello del passaggio
dalla tirannide abbietta alla lotta per la democrazia; dall’asservimento a un
imperialismo straniero come quello nazista che metteva il piede sul collo
perfino ai suoi servi fascisti alla fiera rivendicazione dell’indipendenza per
riconquistare dignità, pieni diritti nazionali e la pace. La Resistenza consentì il passaggio dalla retorica tronfia
e vergognosa che esaltava la guerra come sola igiene del mondo, all’umanità
nuova dei nostri partigiani che combatterono e morirono sapendo proclamare di
combattere e morire perché sorgesse un mondo nuovo.

