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mercoledì 23 settembre 2026

RILETTURE
di Giorgio Longo
 

Maria Pia Quintavalla
(foto: Dino Ignani)
 
Saudade, libro di poesia di Maria Pia Quintavalla, è uscito nel 2024 da Puntoacapo con prefazione di Giancarlo Sammito. Già dal titolo si dichiara: una svolta, un passaggio tra saluto e salutare. È un libro sull’alterità radicale della poesia, intesa come lingua straniera che continua a tradursi. La saudade qui non è solo nostalgia del ritorno, ma nostalgia della relazione: con l’altro, con il tutto, con ciò che di perduto e di futuro è affidato alla lingua. Il libro si muove in tre tempi. Nel primo, “Casi del mondo, case dell’amore”, l’annuncio è chiaro: “C’è bisogno degli altri, come di un’illuminazione”. È la salute che viene dalla fede nell’amore, dall’incarnazione dell’eros in agape. Un movimento che conosce anche il suo rovescio - la reclusione pandemica, la guerra, l’indemoniata di Gerasa che non riesce a parlare perché abitata da una legione. L’unico ponte che ci riunisce passa dalla realtà. Nel secondo movimento la memoria si fa genealogia e filosofia. Dalla lezione di Georges Perec e di Hannah Arendt, dall’eco di Estranea e de Le Moradas, emerge una lingua che nasce dal corpo, corpo che trascende e che “rende l’amore una tangibile cosa”. È una lingua materna, sacrale, fatta di energia e ombra, che cerca la sua tonalità tra parlato e scritto. Nell’ultimo tempo irrompe la prosa “La Piantina”, “Dalla Torretta”, “Ecco un io pianetino” - fino al naufragio di Augusta e ai rifugiati del nostro Mediterraneo. Come diceva Céline, “in principio fu il trotto, poi fu il galoppo”: l’emozione danza nel verso e poi ha bisogno della corsa più liquida della prosa per raccontare gli altri, per farsi cantastorie. Tra la figlia, figura archetipica e concreta, e l’io plurale che si dice, tra il quotidiano e il metafisico - “lavava i giorni del passato nell’acqua del futuro” - Saudade cerca quella “splendida pace che l’acqua ci ha insegnato”. Una conversione di civiltà che la poesia, come opera aperta e diario di cammino, può ancora testimoniare.