RILETTURE
di Giorgio
Longo

Maria Pia Quintavalla
(foto: Dino Ignani)
Saudade, libro di poesia di Maria
Pia Quintavalla, è uscito nel 2024 da Puntoacapo con prefazione di Giancarlo
Sammito. Già dal titolo si dichiara: una svolta, un passaggio tra saluto e
salutare. È un libro sull’alterità radicale della poesia,
intesa come lingua straniera che continua a tradursi. La saudade qui non è solo nostalgia del
ritorno, ma nostalgia della relazione: con l’altro, con il tutto, con ciò che
di perduto e di futuro è affidato alla lingua. Il libro
si muove in tre tempi. Nel primo, “Casi del mondo, case dell’amore”, l’annuncio
è chiaro: “C’è bisogno degli altri, come di un’illuminazione”. È la salute che
viene dalla fede nell’amore, dall’incarnazione dell’eros in agape. Un movimento
che conosce anche il suo rovescio - la reclusione pandemica, la guerra, l’indemoniata
di Gerasa che non riesce a parlare perché abitata
da una legione. L’unico ponte che ci riunisce passa dalla realtà. Nel
secondo movimento la memoria si fa genealogia e filosofia. Dalla lezione di
Georges Perec e di Hannah Arendt, dall’eco di Estranea e de Le Moradas, emerge una lingua che nasce dal
corpo, corpo che trascende e che “rende l’amore una tangibile cosa”. È una
lingua materna, sacrale, fatta di energia e ombra, che cerca la sua tonalità tra
parlato e scritto. Nell’ultimo tempo irrompe la prosa “La Piantina”, “Dalla
Torretta”, “Ecco un io pianetino” - fino al naufragio di Augusta e ai rifugiati
del nostro Mediterraneo. Come diceva Céline, “in
principio fu il trotto, poi fu il galoppo”: l’emozione danza nel verso e poi ha
bisogno della corsa più liquida della prosa per raccontare gli altri, per farsi
cantastorie. Tra la figlia, figura archetipica e concreta, e l’io
plurale che si dice, tra il quotidiano e il metafisico - “lavava i giorni del
passato nell’acqua del futuro” - Saudade cerca
quella “splendida pace che l’acqua ci ha insegnato”. Una conversione di civiltà
che la poesia, come opera aperta e diario di cammino, può ancora testimoniare.
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| Maria Pia Quintavalla (foto: Dino Ignani) |