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venerdì 11 settembre 2026

VITTORIO IL VOLONTARIO
di Angelo Gaccione


Vittorio Esposito (agosto 2026)

Mi è capitato parecchie volte – in luoghi diversi e distanti tra loro – di incontrare persone disposte a dedicare il proprio tempo a quello che chiamiamo bene comune. Persone in apparenza semplici, ma a mio parere dotate di profonde qualità umane e che si rivelano solo se siete disposte ad intrattenervi con loro; ad ascoltare le loro storie o semplici brandelli delle loro vite. Persone che amano i luoghi dove vivono e se ne vogliono prendere cura; persone con uno spiccato senso di altruismo e di socialità; persone sensibili a ciò che li circonda e vedono. Vedere implica essere coscienti della realtà, provarne empatia, avere consapevolezza. Sono persone mosse da tutto questo e lo fanno volontariamente, senza risarcimento, senza contropartita. La gratificazione per loro risiede nella soddisfazione di aver fatto una buona azione, di aver contribuito al miglioramento, anche se può apparire piccolo, del vivere comune. Può addirittura darsi che nessuno ci faccia caso e che costoro non ricevano neppure un semplice grazie, una doverosa riconoscenza morale. Io provo molta ammirazione per gente come questa. Sono passati tanti anni, ma non ho mai dimenticato l’uomo che in una estate torrida, a Clusone, nella Bergamasca, innaffiava le piante della piazza con i mezzi che aveva: “Lo faccio per non farle soffrire” mi disse, “morirebbero di sete, poverine”. Lo faceva di sua spontanea volontà, senza che nessuno glielo chiedesse, senza compenso. Dissi che l’ammiravo, che era una bella persona, un’anima buona, e mi intrattenevo volentieri con lui. 


Vittorio e le sue chiavi...

Un’anima buona e bella come quella che ho incontrato a Torre Teatina a pochi chilometri da Chieti questa estate. Si chiama Vittorio Esposito ed è un arzillo giovane di 90 anni; indossa la sua pettorina colorata dell’Associazione Volontari del Comune e da 21 anni vigila sul suo amato borgo. Si svegliava alle tre del mattino per innaffiare le piante di Piazza San Rocco; aiutava ad allestire il palco per lo svolgimento del premio dedicato alla lettera d’amore, apriva il Museo di cui è custode, sistemava davanti al palco le sedie… Non c’è stato evento in tutti questi 21 anni a cui non abbia dato volontariamente il suo contributo, prestato le sue forze di anziano. È stato lui una domenica mattina in cui siamo rimasti a lungo a parlare sulla piazza, a chiedere ad Evasio Fusella, un’altra gentilissima persona, di accompagnarci in auto a qualche chilometro da lì per il pranzo. Evasio si disse subito disposto, ma non ce ne fu bisogno. Mi raccontò della giovanissima e sfortunata figlia Erica e ne provai commozione. Ci pensai anche nei giorni successivi e mi immaginavo la disperazione di questo padre e di sua moglie. Li ricordo entrambi con affetto, Evasio e Vittorio, e spero davvero che presto il Comune dedichi una intera giornata a questo simpatico volontario. Io intanto gli rendo merito come posso.