VITTORIO IL VOLONTARIO
di Angelo Gaccione
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Vittorio Esposito (agosto 2026)
Mi è capitato parecchie volte – in luoghi diversi e distanti
tra loro – di incontrare persone disposte a dedicare il proprio tempo a quello
che chiamiamo bene comune. Persone in apparenza semplici, ma a mio
parere dotate di profonde qualità umane e che si rivelano solo se siete
disposte ad intrattenervi con loro; ad ascoltare le loro storie o semplici
brandelli delle loro vite. Persone che amano i luoghi dove vivono e se ne
vogliono prendere cura; persone con uno spiccato senso di altruismo e di
socialità; persone sensibili a ciò che li circonda e vedono. Vedere implica essere
coscienti della realtà, provarne empatia, avere consapevolezza. Sono persone
mosse da tutto questo e lo fanno volontariamente, senza risarcimento, senza contropartita.
La gratificazione per loro risiede nella soddisfazione di aver fatto una buona
azione, di aver contribuito al miglioramento, anche se può apparire piccolo,
del vivere comune. Può addirittura darsi che nessuno ci faccia caso e che
costoro non ricevano neppure un semplice grazie, una doverosa riconoscenza
morale. Io provo molta ammirazione per gente come questa. Sono passati tanti
anni, ma non ho mai dimenticato l’uomo che in una estate torrida, a Clusone,
nella Bergamasca, innaffiava le piante della piazza con i mezzi che aveva: “Lo
faccio per non farle soffrire” mi disse, “morirebbero di sete, poverine”. Lo
faceva di sua spontanea volontà, senza che nessuno glielo chiedesse, senza
compenso. Dissi che l’ammiravo, che era una bella persona, un’anima buona, e mi
intrattenevo volentieri con lui.
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Vittorio e le sue chiavi...
