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venerdì 2 ottobre 2026

LA NOTIZIA BOMBA



Questa è davvero una notizia bomba, almeno per i non addetti ai lavori o all’analisi di borsa: il più importante costruttore al mondo di macchine per la fabbricazione di “chip” - i microprocessori, le memorie miniaturizzate dei computer -, di alta gamma, è, come è noto, europeo, l’olandese ASML, un ramo della vecchia Philips diventato, a sua volta un albero gigantesco, ma in Europa non vende niente. Quale prova più eloquente del fallimento di cinquant’anni di politiche neoliberistiche, e trenta di riconversione bellica dell’europeismo al servizio dell’imperialismo americano? Capite adesso perché Draghi è (politicamente) un idiota, per essersi prestato ai giochi della revanscista tedesca che presiede la Commissione? Si tratta di un fatto che aiuta anche a capire perché Alastair Crooke ritiene che le élites europee agiscano ormai per disperazione - ai disperati non resta che la guerra. L’avvertimento della Russia è altrettanto chiaro, viene di nuovo da Lavrov, citato da Crooke, e dall’ambasciata russa a Bruxelles: attenzione, europei, perché se volete la guerra (diretta) l’avrete, ma ricordate che sarà brevissima. [Franco Continolo]


 
In qualità di unico fornitore al mondo di sistemi di litografia EUV, ASML è la più grande azienda europea per capitalizzazione di mercato, con un valore attuale di circa 660 miliardi di dollari. Tuttavia, quest’anno ha realizzato profitti quasi nulli in Europa, in calo rispetto all’1% del totale registrato nel 2025 e al 5% nel 2024. Il motivo? Nel 2026 i produttori europei di chip non hanno acquistato alcuna apparecchiatura per litografia da ASML; l’azienda sta quindi sollecitando le autorità dell’UE a contribuire a creare domanda per i chip europei. “Non stiamo vendendo assolutamente nulla in Europa”, ha dichiarato Frank Heemskerk, vicepresidente esecutivo per gli affari pubblici di ASML, intervenendo a una tavola rotonda presso il centro politico e culturale olandese De Balie. “Perché l’Europa non sta investendo e perché non vengono costruiti stabilimenti per la produzione di chip nel continente. È una situazione davvero preoccupante. [...] La nostra quota di ricavi in ​​Europa è dello 0%, mentre in passato era dell’1%”. 
In effetti, l’Europa ha rappresentato l’1% dei ricavi di ASML nel 2025, il 5% nel 2024, il 4% nel 2023 e il 2% nel 2022, secondo le presentazioni aziendali rivolte agli investitori. Tuttavia, nei primi due trimestri del 2026, l’Europa ha generato lo 0% dei ricavi di ASML, stando ai rapporti sugli utili dell’azienda.
“Semplicemente non c’è domanda qui per questo tipo di macchinari altamente specializzati”, ha affermato Heemskerk. “È questo il problema. Quindi, oltre a cercare di attrarre investimenti di capitale sul fronte dell’offerta, dovremmo fare molto di più per creare domanda. [...] Noi di ASML stiamo compiendo sforzi enormi e siamo in contatto con Ursula von der Leyen, sostenendo la necessità di sfruttare il potere di mercato e il dinamismo che, in fin dei conti, esistono in Europa in diversi settori”.
Finora, l’Unione Europea si è concentrata soprattutto sul sovvenzionare la costruzione di nuovi stabilimenti (una strategia che, tra l’altro, non è servita ad attrarre Intel). Tuttavia, ASML esorta i governi europei a contribuire ad aggregare e garantire la domanda di chip di produzione europea; ciò incoraggerebbe i principali utilizzatori europei di chip ad approvvigionarsi localmente, offrendo ai produttori di semiconduttori una motivazione economica per costruire o espandere stabilimenti (fab) in Europa.
“Dobbiamo assicurarci che alcuni di questi acquirenti - i clienti dei nostri clienti - tornino a dialogare più strettamente con i produttori europei. In settori come l’intelligenza artificiale applicata all’industria, ad esempio, vi sono ancora numerose opportunità che l’Europa può cogliere. Ma è necessario organizzarsi in modo collettivo”.



Nuovi stabilimenti sono in fase di costruzione...
Intel gestisce l’imponente stabilimento Fab 34 vicino a Leixlip, in Irlanda, e ha recentemente annunciato l’intenzione di investire 5 miliardi di euro nella struttura per espandere la produzione di CPU basate sulle tecnologie di processo Intel 4 e Intel 3. Sebbene questo nuovo investimento impallidisca di fronte ai piani di Intel di investire circa 80 miliardi di euro nel complesso di stabilimenti di Magdeburgo, in Germania - dove i soli primi due impianti rappresentano una spesa superiore ai 30 miliardi di euro - esso testimonia comunque l’impegno dell’azienda verso il polo irlandese. Inoltre, ESMC - iniziativa sostenuta da TSMC, Bosch, Infineon e NXP - sta costruendo un nuovo stabilimento vicino a Dresda con un investimento di circa 15 miliardi di euro. L’impianto sarà in grado di produrre chip utilizzando tecnologie di processo basate su transistor FinFET di classe 12nm/16nm e transistor planari a 22nm/28nm, impiegate in un’ampia gamma di applicazioni nel settore automotive. Gli stessi nodi tecnologici trovano impiego anche in svariate applicazioni di elettronica di consumo e di edge computing.
Infineon ha inoltre inaugurato a Dresda, nel luglio 2026, il suo nuovo stabilimento “Smart Power Fab” da 5 miliardi di euro: si è trattato del più grande investimento singolo nella storia dell’azienda, che ha di fatto raddoppiato la capacità produttiva del sito. Lo stabilimento da 300 mm produce semiconduttori di potenza, nonché chip analogici e a segnale misto destinati ad applicazioni nei settori automotive, industriale, delle energie rinnovabili e dei data center per l’IA. Infine, ma non per importanza, lo scorso marzo GlobalFoundries ha dato ufficialmente il via ai lavori perun’importante espansione e ammodernamento della Fab 1 di Dresda, al fine di incrementare la capacità produttiva per le sue tecnologie di processo specializzate, tra cui la FD-SOI a 22 nm (22FDX), la memoria non volatile integrata (eNVM) e il nodo BCD (bipolar-CMOS-DMOS) per i circuiti integrati di gestione dell’alimentazione. In una certa misura, tale potenziamento è stato reso necessario dalle difficoltà incontrate da GlobalFoundries durante la realizzazione dello stabilimento congiunto da 10,4 miliardi di euro con STMicroelectronics nella regione di Grenoble, in Francia. Grazie ai numerosi progetti per stabilimenti di semiconduttori in corso in Europa, ASML continuerà a vendere i propri macchinari alle aziende dell’UE ancora per molti anni; l’industria dei semiconduttori nel blocco europeo è tutt’altro che in declino. Naturalmente, un aspetto rilevante è che tutti questi impianti produttivi vengono realizzati da multinazionali (talvolta in collaborazione con aziende locali), ma si tratta più di una tendenza globale che di una criticità significativa.
 


…Ma c’è un aspetto critico
Sebbene i progetti per la realizzazione di impianti di produzione (fab) in Europa comportino investimenti ingenti, essi impallidiscono al confronto con quelli in corso a Taiwan, in Corea del Sud, negli Stati Uniti e in Giappone, dove si stanno investendo decine o addirittura centinaia di miliardi di dollari in nuovi stabilimenti per la produzione di semiconduttori. Ciò che forse conta di più per ASML è che nessuno dei progetti europei in corso riguarda impianti all’avanguardia destinati a utilizzare scanner litografici EUV (Extreme Ultraviolet) e, in prospettiva, High-NA EUV. Le apparecchiature utilizzate oggi dagli stabilimenti europei - e quelle che verranno impiegate nei nuovi impianti - sono tecnologie consolidate, dal costo decisamente inferiore rispetto agli avanzati scanner EUV o DUV a immersione. Questo aspetto rappresenta probabilmente una preoccupazione per ASML, dato che l'azienda è naturalmente interessata a vendere le proprie apparecchiature più sofisticate e costose. Un’altra criticità risiede nel fatto che anche i chip avanzati prodotti in Irlanda o presso la ESMC vengono successivamente spediti in altre regioni per la fase di packaging; ciò significa che le aziende europee hanno perso, in gran parte, la capacità di realizzare chip sofisticati interamente in Europa. Di conseguenza, al momento, non vi è un reale interesse strategico, per le autorità europee, nel creare una domanda di chip “Made in Europe”, dato che tali componenti spesso non vengono assemblati, prodotti o nemmeno sviluppati nel continente. Non è dato sapere se la situazione cambierà in futuro, ma al momento non vi sono segnali in tal senso.

SVIZZERA E DISERTORI
di Nino Di Paolo



Attraversare Como è sempre un’impresa, sia che tu arrivi da Milano con l’autostrada o dalla statale dei Giovi, sia che venga da Erba o da Cantù, da qualunque parte arrivi poi ti tocca l’attraversamento e lì, quasi sempre, ti impantani. E se, per qualche motivo, devi passare di là, nella Confederazione, e non ci passi utilizzando l’autostrada ma la dogana di Ponte Chiasso, in pochi metri il mondo si ribalta. Tempo e spazio si dilatano. Certo, sull’autostrada in direzione Italia vedi le code di autotreni fermi in dogana ma già nell’attraversare il paese di Chiasso tutto, magicamente, si dirada. Ancor più salendo a Balerna e poi a Mendrisio, dove incontri anche filari di vite che producono Merlot e Cabernet. Questo ho sperimentato dovendo accompagnare più volte un familiare al suo luogo di lavoro in quanto impossibilitato a guidare a causa di un infortunio ad un arto. E, un giorno di fine agosto, su più muri, ho potuto vedere un cartello, ben stampato e ben incorniciato, che troverete sotto il titolo di qursto scritto.
Ora, lungi da me fingere di non sapere che la Svizzera non corrisponde ad alcuno degli angelici sette cieli; pure lei le sue belle magagne ce le ha avute e ce le ha (oltre a un buon numero di peccati capitali) però, avere coscienza di ciò che, di buono, ha conquistato e mantiene è un valore aggiunto dei suoi cittadini. Poi, dove mi trovavo oggi, ho visto questo qui sotto.



Dunque, anche gli abitanti di qui, i produttori del “Vino Nobile di Montepulciano” hanno la stessa coscienza dei ticinesi. E così, penso, in ogni parte del mondo, dove la si può esprimere e dove no. Perché verso gli obiettori, i renitenti, i disertori di ogni parte del mondo abbiamo un debito di riconoscenza. Obiettori, renitenti e disertori alle armi e a tutto ciò che le fa funzionare.

ANCORA A PARMA PER “INNESTI UMANI”




IL RACCONTO
di Lodovica San Guedoro



Addio, Asmir
 
Ciao, Asmir, addio, Asmir, sei stato un’immagine della vita. Ciao, Asmir, addio, Asmir, la mia casa è vuota. Non suonerai più al citofono, non apparirai più sulla mia soglia, non appenderai più la tua giacca nell’armadio. Non ti laverai più le mani nel mio bagno.
Il mio cuore è vuoto, lo avevi occupato tutto tu, ora che te ne sei andato per sempre, la mia anima è deserta. Avevi sospeso il tempo, adesso le ore e i giorni corrono inarrestabili, il rumore della corsa mi assorda le orecchie. Mi avevi fatta diventare giovane, ora torno ad essere vecchia. Eri una scala d’oro verso il futuro, eri una promessa di rigenerazione, con te non sentivo più la paura della morte. Tu me l’avevi tolta, le avevi gettato un incantesimo addosso, una rete di luce splendente. Tu mi davi il coraggio, la spavalderia, quando c’eri tu non sentivo strisciare verso di me l’orribile passo. Riuscivi, magico fanciullo, a fare quello che niente e nessuno poteva: non avevo incertezza del futuro, non ne avevo paura. Quanta felicità sapesti donarmi. Il mistico, magico miracolo s’è infranto. Il cuore è spezzato ed è scesa la notte. Una sera, ormai lontana, ti avevo baciato, ti avevo baciato io per prima, sotto un lampione, sentendo che eri uno sconosciuto, e, a dispetto di questo, ti avevo baciato. Premevo le mie labbra su quelle di una creatura ignota e misteriosa, che era un uomo, sì, ma anche un fauno, ed eri tu, posavo le labbra su quelle di una creatura fantastica, uscita da un sogno o scesa dal cielo e venuta a me dopo essere passata per le selve, ed eri tu, un ragazzo bosniaco… Sentivo il fresco respiro e l’ombra delle selve alitarti intorno… Ora l’amore mi ha abbandonata, ora il dolce fauno è tornato nelle selve. Sei crudele, Asmir. Amore, venuto dalle stelle, amore adorabile, sei sceso in un vaso umano troppo stretto. Era fatale. Fin dal primo momento avrei dovuto saperlo, ma a che sarebbe servito? Ti avrei amato lo stesso, perdutamente. 


Lodovica San Guedoro

Ti sei rivelato in tutta la tua debolezza, un uomo debole che può avere sentimenti solo quando è in uno stato onirico, quando sfugge dalla sua gabbia, quando sfugge dalla sua vita, e quando ritorna in sé, li perde. Ma ti amo sempre. Mi sentivo la forza di sfidare il tuo amore, di reggerne il peso, per averne tutta la dolcezza; sopportavo di farmi ferire da te, per amarti, vedi quanto ti amavo! E tu non sai se mi hai mai amato… Tu sei stato innamorato di me solo un attimo: una cosa assurda, una cosa incomprensibile! Perché non hai voluto amarmi, perché non hai voluto? Non ne avevi la forza? Ti avrei amato io per due, se tu avessi accettato! Se potessi tornare indietro, di giorno in giorno, se il mio piede potesse calcare il tempo a ritroso fino al giorno che ti conobbi, il primo giorno della mia vita! Non voglio dimenticarti, Asmir, ho il terrore di dimenticarti. Se accadesse, vorrebbe dire che sarei già morta. I miei giorni ora sono un’agonia, una tristezza grande mi striscia nel cuore, una tristezza che porta il tuo nome: Asmir. Un nome bosniaco, un nome barbaro, che conteneva le cifre di tutto l’universo. Un nome che udivo con stupore uscire dalle mie labbra o risuonare, chiunque lo pronunciasse. E anche ora è così, è immutato. Sei veramente esistito? Dimmi se sei esistito o eri solo un’illusione, uno scherzo di luce, un sortilegio beffardo delle nuvole, un riflesso del mare o del cielo, della natura impassibile e cieca, che gioca come il gatto col topo. Amore innocente, amore puro, incanto e promessa di vita, Asmir, ti perdonavo tutto, perché eri un ragazzo, perché eri fresco come l’aurora, perché eri bello, eri buono, e non lo sapevi, non sapevi che tesoro portavi in te, eri un adolescente, eri più giovane di tuo figlio, eri la mia giovinezza. Che amore pieno di incanto è stato il tuo!

giovedì 1 ottobre 2026

PIANTARE ALBERI
di Fabio Mariotti



Cittadine e cittadini della provincia di Brescia uniti per un territorio più fresco e sano.


Le nostre estati sono sempre più torride. La pianura, le valli e le aree urbane del bresciano stanno subendo in modo drammatico gli effetti del cambiamento climatico, con ondate di calore senza precedenti, lunghi periodi di siccità e una progressiva perdita di umidità del suolo. Chilometri di asfalto stradale tagliano il nostro territorio, assorbendo calore durante il giorno e trasformandosi in veri e propri “radiatori” che surriscaldano l’aria circostante. Non possiamo più restare a guardare il nostro territorio inaridirsi. Esiste una soluzione naturale, scientificamente provata ed efficace: l’ombra e la forza degli alberi. Chiediamo alla Provincia di Brescia e a tutti i Comuni del territorio di unire le forze per avviare un piano straordinario di forestazione diffusa e micro-ombreggiamento stradale. Chiediamo di censire e piantumare ogni zona libera idonea e, in particolare, di creare filari alberati lungo le strade provinciali e comunali laddove lo spazio lo consenta. Piantare alberi lungo le nostre vie di comunicazione non è solo una scelta estetica, ma una necessità vitale per:
Abbassare le temperature: L’ombra delle chiome riduce la temperatura dell’asfalto anche di 10-15 °C, rinfrescando l’aria attraverso la traspirazione.
Pulire l’aria che respiriamo: Gli alberi posizionati lungo le strade catturano la CO2 e bloccano il particolato fine (PM10 e PM2.5) emesso dai veicoli.
Proteggere il suolo: Le radici contrastano il dissesto idrogeologico, consolidano i terreni e favoriscono l’assorbimento dell’acqua piovana nel sottosuolo.



Le nostre richieste concrete alle amministrazioni:
Mappatura immediata: Avviare un censimento delle aree libere e dei margini stradali provinciali (SP) e comunali idonei alla piantumazione, nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza stradale.
Scelta di specie resilienti e autoctone: Utilizzare alberi nativi adatti al nostro clima (come aceri campestri, frassini, bagolari o querce), resistenti alla siccità e con apparati radicali profondi che non danneggino la carreggiata.
Fondi dedicati: Intercettare in modo coordinato i finanziamenti europei, i bandi ministeriali e le risorse regionali per la forestazione urbana e la resilienza climatica, riducendo l’impatto sulle casse locali.
Patti di cittadinanza per la cura: Coinvolgere le associazioni ambientaliste locali, gli agricoltori e i cittadini in patti di collaborazione per garantire l’irrigazione d’emergenza e la cura delle giovani piante nei primi tre anni di vita.
Il futuro della nostra provincia si decide adesso. Vogliamo strade più fresche, un’aria più pulita e un territorio protetto dall’inaridimento.
Firma questa petizione per chiedere alla Provincia di Brescia e ai nostri Sindaci un impegno concreto per il verde pubblico
!


 
Firma l’appello
https://www.change.org/p/pi%C3%B9-alberi-e-ombra-sulle-strade-bresciane-piano-straordinario-contro-caldo-e-siccit%C3%A0/psf/promote_or_share

SCAFFALI
di Claudia Pinelli


 
Il romanzo di Russo che racconta l’Italia.
 
Mi viene un solo aggettivo per commentare questa avvincente lettura del romanzo satirico-grottesco di Cataldo Russo dal titolo: Millantatori e sanguisughe pubblicato dalle edizioni Puntacapo (pagine 206): sorprendente. Ogni pagina è stata inaspettata e piacevolissima per la modalità narrativa, i passaggi temporali e la capacità immaginifica, insieme alle descrizioni così vere di momenti della nostra storia recente, arricchite da escamotage da vero romanziere. Ho apprezzato l’utilizzo di figure animali che ben incarnano personalità e modalità, e il protagonista catapultato nelle diverse realtà, che arriva ad avere un nome diverso ma mantiene un'integrità nella sua semplicità, cercando di sopravvivere a ibernazioni e pavoni senza diventare altro da sé, tra sogno e incubo, distopie e potere. Devo dire che mi ha colpito molto: i dialoghi rendono benissimo e le ambientazioni sono fantasiose, specchio di una realtà che ha superato ogni fantasia, tra Alice nel paese delle meraviglie e La fattoria degli animali. Solo il titolo non mi ha convinta: lo trovo un po’ troppo concreto rispetto a un romanzo così immaginifico, dalla scrittura così brillante, vivace e mai scontata. Millantatori e sanguisughe è un romanzo satirico-grottesco che ripercorre quasi quarant’anni di storia italiana. Quarant’anni scanditi per lo più da scandali, malapolitica, furbizie di ogni genere, ruberie e perdita di valori. Quarant’anni che non hanno minato solo le istituzioni e le strutture economiche e civili del paese, ma hanno soprattutto devastato e inaridito le coscienze degli italiani che sono andati incontro quasi a una mutazione antropologica. Il romanzo inizia nel 1986 quando il protagonista delle vicende, l’operaio Antonio Schifino, si risveglia miracolosamente dopo essere rimasto congelato per 10 lunghi anni in un grande freezer del mercato all’ingrosso del pesce di Milano, e termina nel 2022, svelandoci l’inganno dell’Eden della Pacchia.  

IL RACCONTO
di Claudio Zanini
 

Dialogo sulla guerra
 
La mia giovane amica Enrichetta, con un certo fervore, mi disse: «Purtroppo, la guerra si è costretti a farla per difendere i confini della propria patria, mio caro».  
«Non del tutto, cara,» replicai «l’amore per il proprio paese, per la cosiddetta patria, non è la ragione primaria della guerra; è altrettanto decisivo l’amore per l’oscuro fascino della violenza, per la competizione estrema, per la bramosia del dominio sull’altro».
«Hai detto amore… è vero! Mi fai venire in mente che qualcuno dei miei amici confessa che ama la guerra… la ama come fosse una donna … essa possiede una fascinazione oscura cui, in certe condizioni è impossibile resistere… Esserne pervasi significa trovarsi in una situazione straordinaria d’assoluta libertà poiché tutte le convenzioni, i principi, le regole svaniscono».
«In ciascuno dei tuoi amici e in noi stessi, mescolata alla pulsione di vita agisce, radicata nella natura umana, la pulsione di morte; un’innata aggressività, un bisogno di odio e distruzione: così Freud… A questa figura del nostro daimon, aggiunge James Hillman, tutto sarebbe permesso… l’esercizio irrazionale della violenza che ti rende invincibile. Che ti assicura il totale dominio sull’altro, che ti convince della tua potenza, della tua invincibilità. Un delirio febbrile d’onnipotenza, un’insensata prova del fuoco… accompagnata dal mito affascinante dell’eroe virile e della bella morte, da Omero fino ai nostri giorni. Terribile!».



«In effetti, tutti gli eroi guerrieri sono maschi molto virili, a parte Giovanna d’Arco e qualcun’altra» replicò lei.
«Certo, la guerra è un’abitudine arcaica e virile. Le donne hanno altre qualità, saperi e inclinazioni!... la guerra è cosa nostra, mia cara. Il confronto con la morte che ti darebbe la sensazione di espandere quasi senza limiti la vitalità, il sentirsi vivi, attimo dopo attimo; dove giovani corpi, agendo, sono dominanti e nessun pensiero razionale li turba né ne ostacola la frenesia. Marinetti, poeta futurista diceva che la guerra è la “sola igiene del mondo”. Questa delirante e folle retorica è espressione della cosiddetta virilità guerriera»
«Poi, non dimenticare l’inebriante sensazione d’essere circondato da compagni che hanno la stessa tua uniforme…» osservò.



«È vero, uniformi un tempo colorate, eleganti, ricche d’ornamenti; una volta c’era il fascino della divisa, evidente segno identitario… Sei insieme ad altri giovani, compagni che seguono il tuo medesimo addestramento e lavaggio del cervello, cui fin da piccoli è stato instillato l’odio per l’altro, per il “nemico”».
«A proposito, ricordo che in un film sulla guerra del Viet Nam, durante l’addestramento, i soldati portavano un elmetto con la scritta: “Born to kill”».
«Esatto, brava! “Nato per uccidere”. Lo cita Stanley Kubrick nel film Full metal jacket… è il motto di un gruppo coeso, costituito per uccidere! Branco dove l’emulazione e il confronto non permettono tentennamenti o passi indietro, la responsabilità individuale si dissolve… Solo dopo - e se ne sei uscito vivo e integro -, quando il delirio si è consumato, prendi atto dell’immane tragedia che hai vissuto. Misera creatura, bipede implume, ti rendi conto del fatuo e mortale impulso da cui ti sei lasciato trascinare; ne scopri che il risultato di lutti e rovine è irrimediabile e, nella tua coscienza, diventa ferita sanguinante e immedicabile. Anche tu sei mostruosamente cambiato. Ma questo viene dopo… post festum».
«Quindi?... se questo fa parte della condizione umana, è irrevocabile? Siamo condannati dunque a un eterno ritorno all’orrore?».
«Penso che niente sia irrevocabile…».
«Allora, la pace perpetua?... non mi pare che i governi del mondo possano decidere insieme, a tavolino di abolire la guerra e ogni conflitto, affidandosi a sentimenti d’amore e solidarietà».



«Sarebbe necessario elaborare un’educazione delle relazioni affettive, una morale e una cultura che operino, da un lato, sulle pulsioni inconsce e primarie ma, soprattutto, mettano in luce ingiustizie e diseguaglianze drammaticamente vigenti. Tra l’altro, dobbiamo tener conto che viviamo in una società patriarcale dove l’arcaica posizione dominante del maschio bianco viene ancora spacciata per qualità naturale, quindi il mestiere della guerra riguarda soprattutto il maschio suprematista, inventato e celebrato fin dall’epoca dei primi miti guerrieri».
«E perché le donne non ne sarebbero coinvolte?».
«Perché, fin dalle prime comunità, il maschio, prima cacciatore, quindi incaricato della difesa della casa e del terreno – subito circondato da paletti; quindi, spacciato indebitamente per sua “proprietà privata” e, all’istante, fonte di rivalità e conflitti, - si è assunto il compito di governare il dominio sulla “propria” comunità (chiamiamola Patria) e la sua difesa, espungendone le donne. Quindi il dominio sull’altro, sul diverso. E, tieni conto che l’altro è, soprattutto, il femminile, la donna… pensa all’arte classica, a quante celebrazioni di stupri e violenze in pittura e scultura… dal Ratto delle sabine, al Ratto di Proserpina, a quello di Europa, Apollo e Dafne… e così via…».   
«È vero… dipinti che ho sempre ammirato senza farci caso».
«Questa prevaricazione nei confronti del femminile, non significa che sarebbe necessario sostituire il dominio del maschio con un matriarcato».
«Sarebbe interessante almeno provarci… e vedere l’effetto che fa» disse lei scherzosamente.



«A questo punto, forse sarebbe meglio rendersi conto che ciascuno è anche l’altro di qualcuno. Maschile e femminile sono reciprocamente l’altro. Senza questo altro, io non sono nulla. Se lo anniento, anch’io mi distruggo… Mia cara, le creature – tutti gli esseri viventi - sono per la relazione, l’accoglienza e la collaborazione, la vita non è singolarità e prevaricazione… Pensa all’infelice affermazione: “non esiste la società, esistono solo gli individui”, celebre frase di Margaret Thatcher, primo ministro conservatore inglese, pronunciata nel 1987. Questo ti dice che è improrogabile perseguire pace e azione non violenta con incessabile ostinazione».
«In ogni caso, le uniformi hanno un fascino notevole», disse lei, rialzando il capo ed esibendo un bel sorriso sereno e colmo d’innocenza. «Certi giovanotti in uniforme sono irresistibili… molti, sai, si arruolano soltanto per indossarle, per esibirsi… tu, per esempio, staresti molto bene con una divisa!».
«Ne ho sempre fatto volentieri a meno… alle uniformi dei tuoi maschi suprematisti, preferisco i miei frusti abiti borghesi. Ai poeti non interessa un’uniforme. Poi, l’eleganza è una disposizione naturale».



«Anche i postini e i capistazione hanno le loro belle divise!... però l’esercito ha un’elegante compostezza, nelle parate, per esempio».
«Ah, le parate! Un’ingessata messa in scena, una retorica compostezza che dura finché non ti sbattono sotto i bombardamenti o nel fuoco della prima linea, nella merda della trincea, nel fango con i topi, sotto le bombe a contare le cimici e i morti finché anche tu non ne aumenti il numero. E ricordiamoci bene quanto scriveva Kurt Vonnegut; la guerra succede quando “vecchi porci mandano a morire ragazzi”».
Mi prese le mani tra le sue: «D’accordo, ma su, sdrammatizziamo!... ricordo, in certi film, la fanteria che avanza allineata contro l’artiglieria nemica, con le belle divise colorate, eleganti e tutte eguali… i soldati che cadono come birilli, uno dopo l’altro…».
«Avanti, avanti insensatamente, come zombi, senza scomporsi… ah! L’avidità delle amorali classi dirigenti, l’insipiente tracotanza degli alti comandi militari, la loro ottusa mentalità con le loro micidiali strategie e le conseguenti mattanze… disgustosi criminali che ci avvelenano le coscienze».
Enrichetta tacque, poi mi guardò perplessa.
«Però le guerre moderne sono diverse, non si mandano uomini come gregge allo sterminio».



«Hai ragione, tuttavia, forse è peggio. Un tempo ci si scontrava, diciamo, ad armi pari. Non sempre, ma supponiamolo, comunque tenendo conto che è la guerra sempre stata un atroce affare. Tuttavia, ci si guardava negli occhi, tu e l’avversario. Eravate due forze, abilità, intelligenza ed emozioni di due uomini che si scontravano. Oggi il nemico è diventato il bersaglio disumanizzato di una macchina in grado di cercarlo, identificarlo e sopprimerlo. Tu non lo conosci, è solo un anonimo bersaglio. Basta che tu dia un input, lo fai saltare in aria, e poi puoi andare a bere con gli amici».



«Mi ricorda un vecchio film, I predatori dell’arca perduta. Dove Indiana Jones, trovandosi di fronte un berbero con la scimitarra sguainata e mulinante, che lo invita allo scontro - con un balletto di gesti, parole e sguardi minacciosi -, estrae un revolver e lo fredda istantaneamente sul posto. Nessuna abilità, intelligenza ed emozione. Uno sparo ed è la fine».
«Questa è il progresso della tecnica, bellezza! E non è finita! Tieni anche conto che oggi anche la popolazione civile è ostaggio inerme e bersaglio bellico. Dobbiamo, dunque, aspettarci cose che gli umani non hanno mai visto». 

[Le immagini a corredo sono di Bansky]