Tu, che
qui sei nato, eppure rimani non italiano nel quartiere ghetto
e parli male la lingua che parliamo, hai
visto aprirsi malamente le porte per poi scordare tuo padre che ogni giorno si
spacca per avere meno di un mendicante. Ti chiamano maranza, sfasato come
sei rispetto alla nostra raffinata eleganza e tu spacchi le vetrine illuminate
per chi viene a Milano, ignorando Leonardo, il
Futurismo Merini, Lucio Fontana e compra una
borsetta al prezzo del salario con cui la tua
famiglia sbarca il lunario. Uno sputo in faccia al peloso
piagnisteo di chi ha scordato che ogni
bambino merita una casa, una scuola, pensar sé
stesso come umano: questo ci meritiamo. In questo luogo avverso, oggi anche
un bambino vanta l’onore di essere
arrestato. La galera ti aspetta, piccolo giamburrasca,
che ti espone alla gogna, quasi topo di fogna. In molti brucia l’immemore istinto
di educare: - merita uno sberlone magistrale,
il monello - e, sotto sotto, prepara il
manganello. [Milano, 20 ottobre 2026]