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venerdì 2 ottobre 2026

IL RACCONTO
di Lodovica San Guedoro



Addio, Asmir
 
Ciao, Asmir, addio, Asmir, sei stato un’immagine della vita. Ciao, Asmir, addio, Asmir, la mia casa è vuota. Non suonerai più al citofono, non apparirai più sulla mia soglia, non appenderai più la tua giacca nell’armadio. Non ti laverai più le mani nel mio bagno.
Il mio cuore è vuoto, lo avevi occupato tutto tu, ora che te ne sei andato per sempre, la mia anima è deserta. Avevi sospeso il tempo, adesso le ore e i giorni corrono inarrestabili, il rumore della corsa mi assorda le orecchie. Mi avevi fatta diventare giovane, ora torno ad essere vecchia. Eri una scala d’oro verso il futuro, eri una promessa di rigenerazione, con te non sentivo più la paura della morte. Tu me l’avevi tolta, le avevi gettato un incantesimo addosso, una rete di luce splendente. Tu mi davi il coraggio, la spavalderia, quando c’eri tu non sentivo strisciare verso di me l’orribile passo. Riuscivi, magico fanciullo, a fare quello che niente e nessuno poteva: non avevo incertezza del futuro, non ne avevo paura. Quanta felicità sapesti donarmi. Il mistico, magico miracolo s’è infranto. Il cuore è spezzato ed è scesa la notte. Una sera, ormai lontana, ti avevo baciato, ti avevo baciato io per prima, sotto un lampione, sentendo che eri uno sconosciuto, e, a dispetto di questo, ti avevo baciato. Premevo le mie labbra su quelle di una creatura ignota e misteriosa, che era un uomo, sì, ma anche un fauno, ed eri tu, posavo le labbra su quelle di una creatura fantastica, uscita da un sogno o scesa dal cielo e venuta a me dopo essere passata per le selve, ed eri tu, un ragazzo bosniaco… Sentivo il fresco respiro e l’ombra delle selve alitarti intorno… Ora l’amore mi ha abbandonata, ora il dolce fauno è tornato nelle selve. Sei crudele, Asmir. Amore, venuto dalle stelle, amore adorabile, sei sceso in un vaso umano troppo stretto. Era fatale. Fin dal primo momento avrei dovuto saperlo, ma a che sarebbe servito? Ti avrei amato lo stesso, perdutamente. 


Lodovica San Guedoro

Ti sei rivelato in tutta la tua debolezza, un uomo debole che può avere sentimenti solo quando è in uno stato onirico, quando sfugge dalla sua gabbia, quando sfugge dalla sua vita, e quando ritorna in sé, li perde. Ma ti amo sempre. Mi sentivo la forza di sfidare il tuo amore, di reggerne il peso, per averne tutta la dolcezza; sopportavo di farmi ferire da te, per amarti, vedi quanto ti amavo! E tu non sai se mi hai mai amato… Tu sei stato innamorato di me solo un attimo: una cosa assurda, una cosa incomprensibile! Perché non hai voluto amarmi, perché non hai voluto? Non ne avevi la forza? Ti avrei amato io per due, se tu avessi accettato! Se potessi tornare indietro, di giorno in giorno, se il mio piede potesse calcare il tempo a ritroso fino al giorno che ti conobbi, il primo giorno della mia vita! Non voglio dimenticarti, Asmir, ho il terrore di dimenticarti. Se accadesse, vorrebbe dire che sarei già morta. I miei giorni ora sono un’agonia, una tristezza grande mi striscia nel cuore, una tristezza che porta il tuo nome: Asmir. Un nome bosniaco, un nome barbaro, che conteneva le cifre di tutto l’universo. Un nome che udivo con stupore uscire dalle mie labbra o risuonare, chiunque lo pronunciasse. E anche ora è così, è immutato. Sei veramente esistito? Dimmi se sei esistito o eri solo un’illusione, uno scherzo di luce, un sortilegio beffardo delle nuvole, un riflesso del mare o del cielo, della natura impassibile e cieca, che gioca come il gatto col topo. Amore innocente, amore puro, incanto e promessa di vita, Asmir, ti perdonavo tutto, perché eri un ragazzo, perché eri fresco come l’aurora, perché eri bello, eri buono, e non lo sapevi, non sapevi che tesoro portavi in te, eri un adolescente, eri più giovane di tuo figlio, eri la mia giovinezza. Che amore pieno di incanto è stato il tuo!