Addio, Asmir Ciao, Asmir,
addio, Asmir, sei stato un’immagine della vita. Ciao, Asmir, addio, Asmir, la
mia casa è vuota. Non suonerai più al citofono, non apparirai più sulla mia
soglia, non appenderai più la tua giacca nell’armadio. Non ti laverai più le
mani nel mio bagno. Il mio cuore è vuoto, lo avevi occupato tutto tu, ora che
te ne sei andato per sempre, la mia anima è deserta. Avevi sospeso il tempo,
adesso le ore e i giorni corrono inarrestabili, il rumore della corsa mi
assorda le orecchie. Mi avevi fatta diventare giovane, ora torno ad essere
vecchia. Eri una scala d’oro verso il futuro, eri una promessa di
rigenerazione, con te non sentivo più la paura della morte. Tu me l’avevi
tolta, le avevi gettato un incantesimo addosso, una rete di luce splendente. Tu
mi davi il coraggio, la spavalderia, quando c’eri tu non sentivo strisciare
verso di me l’orribile passo. Riuscivi, magico fanciullo, a fare quello che
niente e nessuno poteva: non avevo incertezza del futuro, non ne avevo paura.
Quanta felicità sapesti donarmi. Il mistico, magico miracolo s’è infranto. Il
cuore è spezzato ed è scesa la notte. Una sera, ormai lontana, ti avevo
baciato, ti avevo baciato io per prima, sotto un lampione, sentendo che eri uno
sconosciuto, e, a dispetto di questo, ti avevo baciato. Premevo le mie labbra
su quelle di una creatura ignota e misteriosa, che era un uomo, sì, ma anche un
fauno, ed eri tu, posavo le labbra su quelle di una creatura fantastica, uscita
da un sogno o scesa dal cielo e venuta a me dopo essere passata per le selve,
ed eri tu, un ragazzo bosniaco… Sentivo il fresco respiro e l’ombra delle selve
alitarti intorno… Ora l’amore mi ha abbandonata, ora il dolce fauno è tornato
nelle selve. Sei crudele, Asmir. Amore, venuto dalle stelle, amore adorabile,
sei sceso in un vaso umano troppo stretto. Era fatale. Fin dal primo momento
avrei dovuto saperlo, ma a che sarebbe servito? Ti avrei amato lo stesso,
perdutamente.
Lodovica San Guedoro
Ti sei rivelato in tutta la tua debolezza, un uomo debole che può
avere sentimenti solo quando è in uno stato onirico, quando sfugge dalla sua
gabbia, quando sfugge dalla sua vita, e quando ritorna in sé, li perde. Ma ti
amo sempre. Mi sentivo la forza di sfidare il tuo amore, di reggerne il peso, per
averne tutta la dolcezza; sopportavo di farmi ferire da te, per amarti, vedi
quanto ti amavo! E tu non sai se mi hai mai amato… Tu sei stato innamorato di
me solo un attimo: una cosa assurda, una cosa incomprensibile! Perché non hai
voluto amarmi, perché non hai voluto? Non ne avevi la forza? Ti avrei amato io
per due, se tu avessi accettato! Se potessi tornare indietro, di giorno in
giorno, se il mio piede potesse calcare il tempo a ritroso fino al giorno che
ti conobbi, il primo giorno della mia vita! Non voglio dimenticarti, Asmir, ho
il terrore di dimenticarti. Se accadesse, vorrebbe dire che sarei già morta. I
miei giorni ora sono un’agonia, una tristezza grande mi striscia nel cuore, una
tristezza che porta il tuo nome: Asmir. Un nome bosniaco, un nome barbaro, che
conteneva le cifre di tutto l’universo. Un nome che udivo con stupore uscire
dalle mie labbra o risuonare, chiunque lo pronunciasse. E anche ora è così, è
immutato. Sei veramente esistito? Dimmi se sei esistito o eri solo
un’illusione, uno scherzo di luce, un sortilegio beffardo delle nuvole, un
riflesso del mare o del cielo, della natura impassibile e cieca, che gioca come
il gatto col topo. Amore innocente, amore puro, incanto e promessa di vita, Asmir,
ti perdonavo tutto, perché eri un ragazzo, perché eri fresco come l’aurora,
perché eri bello, eri buono, e non lo sapevi, non sapevi che tesoro portavi in
te, eri un adolescente, eri più giovane di tuo figlio, eri la mia giovinezza.
Che amore pieno di incanto è stato il tuo!