Chi
custodirà la memoria collettiva? Project Panama e il rischio di una storia
senza fonti. In un mondo distratto da venti di guerra e da
social che rasentano ormai la barbarie cognitiva, ci sono notizie che passano
inosservate, come se la memoria collettiva fosse diventata un tema marginale. Eppure
si sta consumando una trasformazione silenziosa del rapporto tra conoscenza e
potere. La notizia ha un nome e cognome: Project Panama, il piano con cui Anthropic
ha comprato, scansionato e distrutto centinaia di migliaia di libri per
addestrare Claude. Si tratta
della realtà dell’industria dell’IA, emersa dalle carte del processo Bartz v.
Anthropic. Le implicazioni vanno oltre il diritto d’autore: toccano la memoria
collettiva, il patrimonio bibliografico e il rapporto tra conoscenza e potere. La
pratica, documentata dal Washington Post, prevedeva l’acquisto di libri usati a
decine di migliaia, la scansione ad alta velocità e il macero. Dai documenti interni
di Anthropic è emersa la motivazione di questa scelta: da quando l’IA
generativa ha iniziato a produrre articoli, post e documenti, Internet si è
riempito di testi sintetici, e un modello che impara da ciò che altre macchine
hanno scritto tende a peggiorare: imprecisioni e banalizzazioni si moltiplicano
di versione in versione, un fenomeno che gli addetti ai lavori chiamano model
collapse.
I libri stampati prima del 2022, scritti con certezza da esseri
umani, diventano così una riserva di linguaggio “pulito”, ricca di sfumature
lessicali e pensiero critico che online si trovano sempre meno. Per questo la
ricerca si concentra su libri di storia locale, diritto, economia, linguistica,
manualistica e saggistica dagli anni Settanta in poi, purché con codice ISBN. Il
giudice americano, William Alsup, ha ritenuto lecita l’operazione perché acquistare
un libro, scansionarlo e poi distruggerlo non viola il copyright: la copia
digitale sostituisce l’originale fisico, senza creare copie multiple. Eppure la
scelta aveva alternative: già Google Books digitalizzava i volumi delle
Università ma li rimetteva sugli scaffali. Conservarli, magari donandoli a
biblioteche pubbliche, sarebbe stato un gesto di custodia della memoria
collettiva e del patrimonio comune; ma Anthropic e altri hanno preferito il
macero.
La parte
più scomoda della vicenda riguarda l’etica più che il diritto, e pone una
domanda ingombrante: a chi spetta stabilire quali libri vadano tramandati e quali
possano finire al macero? In una società sempre più visiva, Tik Tok docet, il
libro rischia di essere trattato come un giacimento da sfruttare. Eppure ogni
volume porta con sé una storia, una materialità, il legame con chi lo ha letto
prima di noi e mandarlo al macero dopo averne estratto il testo rivela come
l'industria dell’IA concepisce la conoscenza: una risorsa da consumare, anziché
un’eredità da trasmettere. Ma pochi si sono posti però la domanda giusta:
perché stiamo delegando ad una macchina la conservazione della memoria
collettiva? I libri, giusti o sbagliati, sono parte integrante dei processi
sociali e della loro memoria e una società senza memoria è una società senza
futuro. Il danno
si misura sul lungo periodo; Marc Bloch definiva la storia una conoscenza per
tracce: lo storico ha ricostruito il passato interrogando documenti e
testimonianze materiali, mentre Carlo Ginzburg ha chiamato paradigma indiziario
questo lavoro sui dettagli. Ogni ricostruzione resta aperta perché qualcuno può
sempre tornare alla fonte e rielaborarla: è questo a rendere la storia
correggibile. Tra quarant’anni, se le copie cartacee saranno sparite e i testi
sopravvivranno solo dentro modelli di IA, la risposta di una macchina diventerà
l'unica versione disponibile. Studenti e ricercatori avranno davanti risposte
fluide e sicure, difficili da mettere in dubbio perché mancherà la possibilità
di una rilettura critica delle fonti. Lo stesso meccanismo del model collapse,
applicato alla memoria, produrrebbe una storia scritta da macchine, riassunta
da altre macchine, insegnata da altre ancora, con distorsioni che si sommano a
ogni passaggio ma, senza il testo originale, mancherà il punto da cui partire.
Maurice
Halbwachs ha dimostrato che la memoria collettiva vive dentro quadri sociali
concreti, mentre Aleida Assmann distingueva la memoria funzionale dalla memoria
archivio, deposito di ciò che oggi sembra inutile e domani può tornare a
parlare. Un archivio consultabile solo attraverso l’IA di un’azienda (privata)
diventa un servizio, con proprietari e condizioni d’uso. Orwell lo
aveva magistralmente descritto: chi controlla il passato controlla il futuro.
Il libro di carta, con le sue sottolineature e il timbro di una biblioteca di
paese, è un testimone indipendente e distruggerlo toglierà ai nostri nipoti la
possibilità di dire non andò così. Il libro non è solo un contenitore di frasi;
è un oggetto con una storia, una materialità, una relazione con chi lo ha letto
prima di noi; scansionarlo per poi distruggerlo è un gesto che dice molto su
come l’industria dell’IA concepisce la conoscenza ovvero come risorsa e non
come eredità e memoria collettiva.