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domenica 11 ottobre 2026

LA BIBLIOTECA DI UNO SCRITTORE
di Angelo Gaccione


 
La più grave disgrazia che possa capitare ad uno studioso che si sia nutrito per tutta la vita di libri è certamente quella di venirne privato da un evento imprevedibile e che non aveva messo in conto. Immaginatevi ora quanto possa esserlo per uno scrittore che in vita sua non ha fatto che comprare e leggere libri, e che per custodirli in un luogo sicuro, ha contratto dei debiti per dotarsi di quel luogo e proteggerli. Immaginatevi la visione drammatica di trovarsi impotente davanti ad una parete interamente infiltrata dall’acqua che ha attaccato impietosamente gli scaffali e persino le librerie che i libri custodivano. Un evento che ha provocato seri danni e minacciato concretamente di distruggere una parte significativa del suo patrimonio librario. È quanto è accaduto di recente al locale in cui custodisco una quantità esagerata di libri, quella che ai miei amici è nota come “La Carboneria”, e non ci sono parole per descrivere lo stato d’animo da cui sono stato colto. Nel pieno dello sconforto mi è balenato questo pensiero: “È probabile che essendo venuto al mondo privo di beni, la sorte mi abbia riservato di andarmene senza lasciarne nessuno”. La fatica immane per l’opera di ripulitura – volume per volume – chiunque se la può immaginare. Difficile immaginare, invece, la varietà di queste creature di carta, fragili e potenti nello stesso tempo. Fragili perché un filo di muffa, di umido o una invisibile larva le può compromettere per sempre; potenti perché dieci semplici righi di inchiostro nero e muto che quelle fragili pagine contengono, possono far lacrimare milioni di occhi di compassione, scavare ferite nei cuori con cui vengono in contatto, farli sussultare di gioia, sollevare di rabbia i corpi di popoli interi contro le ingiustizie, e cambiare il mondo.


 
L’infausta contingenza mi sta obbligando a riprenderli in mano uno per uno per pulirli, lasciarli asciugare, farli respirare per poi inscatolarli. La quantità dei titoli disposti in duplice fila o a cumuli in posizione verticale – fino a toccare quasi il soffitto della stanza – e la varietà degli argomenti di cui si occupano, mi hanno spinto ad una legittima interrogazione: come è stato possibile che io abbia potuto accumulare nell’arco di una sola vita una quantità di libri così smodata? È possibile che ci sia stato un tempo in cui io mi sia privato di cibo e vestiti, considerato il prezzo di copertina decisamente alto di tanti volumi. E chissà quante volte devo aver comprato a rate per potermelo permettere. Ma da dove mi è derivata questa smania per gli argomenti più singolari? La letteratura turca, La letteratura russa antica, la Vita di Marcel Proust, Le mummie. Viaggio nell’eternità, La nuova frontiera delle comunicazioni, e ancora: Il sapere musicale, I Trovatori, la Musica Cathedralis… Tre edizioni diverse de Lo straniero, de I Malavoglia, di Matrimonio e morale… che cosa vi cercavo in quelle edizioni differenti? Il teatro di Viviani, Virgilio Guidi, Vita e Pensiero, Il patrimonio artistico del Quirinale… Un accumulo senza sosta, senza limiti di temi, di argomenti. Libri legati a passioni e libri legati all’accadere dei fatti della storia, in un tempo vorace e bisognoso di essere capito e interpretato. Se si facesse una catalogazione accurata di questa “Biblioteca di uno scrittore”, si potrebbe conoscere una parte considerevole della sua vita e del suo impegno civile; e una parte 
non marginale della storia politica ed intellettuale  del nostro Paese.

 
Ci sono libri che sono arrivati a me come dono: si dà per scontato che ad uno scrittore non si debba che regalare libri. Ci sono libri scambiati, libri che si è voluti affidare alla mia persona per il comune amore condiviso, per un legame di amicizia, come lascito di una memoria. Ci sono libri che mi sono incaricato di salvare, libri sottratti al macero e alla loro certa distruzione, libri già pronti per la discarica, libri dispersi e già segnati dal destino. Ho compromesso la mia schiena per questa incombenza. Molti li ho fatti girare per la città, li ho donati come ho donato collezioni di giornali, riviste e foto. 



Ci sono libri che mi hanno riservato delle inaspettate sorprese, per le dediche affettuose che amici con cui ho avuto legami vi hanno apposto. E ce n’è stato qualcuno che custodiva tra le pagine un biglietto o una lettera dell’autore. Come questo a cura di Anna Folli dal titolo Addio caro Orco. Lettere e ricordi (1889-1906). Si tratta del carteggio fra la giovane poetessa Annie Vivanti e Giosuè Carducci. È lei a dare al Vate questo nomignolo per via del carattere brusco e spesso severo del poeta di Valdicastello. La lettera che vi ho trovato dentro è della professoressa Anna Folli e porta la data del 31 ottobre 2004. È scritta da Imola ed è indirizzata a Ugo Ronfani. Gli annuncia l’arrivo del libro pubblicato da Feltrinelli nel 2004 con la speranza che lo recensisca favorevolmente com’era avvenuto per un precedente volume: Orsa minore, i taccuini di Sibilla Aleramo da lei curati. Ugo aveva voluto donare a me questo libro un po’ prima della sua morte e vi aveva lasciato dentro la lettera. L’evento che me lo ha rimesso tra le mani, per quanto spiacevole, mi ha dato la possibilità di andare col ricordo a lui e alla nostra amicizia; di leggere questo carteggio rimasto nascosto tra file e file di libri – per fortuna illeso – ricevendone una fraterna consolazione.