La più grave disgrazia che possa capitare ad uno studioso che
si sia nutrito per tutta la vita di libri è certamente quella di venirne
privato da un evento imprevedibile e che non aveva messo in conto. Immaginatevi
ora quanto possa esserlo per uno scrittore che in vita sua non ha fatto che
comprare e leggere libri, e che per custodirli in un luogo sicuro, ha contratto
dei debiti per dotarsi di quel luogo e proteggerli. Immaginatevi la visione
drammatica di trovarsi impotente davanti ad una parete interamente infiltrata
dall’acqua che ha attaccato impietosamente gli scaffali e persino le librerie
che i libri custodivano. Un evento che ha provocato seri danni e minacciato
concretamente di distruggere una parte significativa del suo patrimonio
librario. È quanto è accaduto di recente al locale in cui custodisco una
quantità esagerata di libri, quella che ai miei amici è nota come “La
Carboneria”, e non ci sono parole per descrivere lo stato d’animo da cui sono
stato colto. Nel pieno dello sconforto mi è balenato questo pensiero: “È probabile
che essendo venuto al mondo privo di beni, la sorte mi abbia riservato di
andarmene senza lasciarne nessuno”. La fatica immane per l’opera di ripulitura
– volume per volume – chiunque se la può immaginare. Difficile immaginare,
invece, la varietà di queste creature di carta, fragili e potenti nello stesso
tempo. Fragili perché un filo di muffa, di umido o una invisibile larva le può
compromettere per sempre; potenti perché dieci semplici righi di inchiostro
nero e muto che quelle fragili pagine contengono, possono far lacrimare milioni
di occhi di compassione, scavare ferite nei cuori con cui vengono in contatto,
farli sussultare di gioia, sollevare di rabbia i corpi di popoli interi contro
le ingiustizie, e cambiare il mondo.
L’infausta contingenza mi sta obbligando a riprenderli in
mano uno per uno per pulirli, lasciarli asciugare, farli respirare per poi inscatolarli.
La quantità dei titoli disposti in duplice fila o a cumuli in posizione
verticale – fino a toccare quasi il soffitto della stanza – e la varietà degli argomenti
di cui si occupano, mi hanno spinto ad una legittima interrogazione: come è stato
possibile che io abbia potuto accumulare nell’arco di una sola vita una
quantità di libri così smodata? È possibile che ci sia stato un tempo in cui io
mi sia privato di cibo e vestiti, considerato il prezzo di copertina
decisamente alto di tanti volumi. E chissà quante volte devo aver comprato a
rate per potermelo permettere. Ma da dove mi è derivata questa smania per gli
argomenti più singolari? La letteratura turca, La letteratura russa
antica, la Vita di Marcel Proust, Le mummie. Viaggio nell’eternità,
La nuova frontiera delle comunicazioni, e ancora: Il sapere musicale,
I Trovatori, la Musica Cathedralis… Tre edizioni diverse de Lo
straniero, de I Malavoglia, di Matrimonio e
morale… che cosa vi cercavo in quelle edizioni differenti? Il teatro di
Viviani, Virgilio Guidi, Vita e Pensiero, Il patrimonio artistico del
Quirinale… Un accumulo senza sosta, senza limiti di temi, di argomenti. Libri
legati a passioni e libri legati all’accadere dei fatti della storia, in un
tempo vorace e bisognoso di essere capito e interpretato. Se si facesse una
catalogazione accurata di questa “Biblioteca di uno scrittore”, si potrebbe
conoscere una parte considerevole della sua vita e del suo impegno civile; e
una parte non marginale della storia politica ed intellettuale del nostro
Paese.
Ci sono libri che sono arrivati a me come dono: si dà per
scontato che ad uno scrittore non si debba che regalare libri. Ci sono libri
scambiati, libri che si è voluti affidare alla mia persona per il comune amore
condiviso, per un legame di amicizia, come lascito di una memoria. Ci sono
libri che mi sono incaricato di salvare, libri sottratti al macero e alla loro certa distruzione, libri già pronti per la discarica, libri dispersi e già segnati
dal destino. Ho compromesso la mia schiena per questa incombenza. Molti li ho
fatti girare per la città, li ho donati come ho donato collezioni di giornali,
riviste e foto.
Ci sono libri che mi hanno riservato delle inaspettate sorprese,
per le dediche affettuose che amici con cui ho avuto legami vi hanno apposto. E
ce n’è stato qualcuno che custodiva tra le pagine un biglietto o una lettera dell’autore. Come
questo a cura di Anna Folli dal titolo Addio caro Orco. Lettere e
ricordi (1889-1906). Si tratta del carteggio fra la giovane poetessa Annie
Vivanti e Giosuè Carducci. È lei a dare al Vate questo nomignolo per via del carattere brusco e spesso severo del poeta
di Valdicastello. La lettera che vi ho trovato dentro è della professoressa
Anna Folli e porta la data del 31 ottobre 2004. È scritta da Imola ed è
indirizzata a Ugo Ronfani. Gli annuncia l’arrivo del libro pubblicato da
Feltrinelli nel 2004 con la speranza che lo recensisca favorevolmente com’era
avvenuto per un precedente volume: Orsa minore, i taccuini di Sibilla
Aleramo da lei curati. Ugo aveva voluto donare a me questo libro un po’ prima
della sua morte e vi aveva lasciato dentro la lettera. L’evento che me lo ha
rimesso tra le mani, per quanto spiacevole, mi ha dato la possibilità di andare
col ricordo a lui e alla nostra amicizia; di leggere questo carteggio rimasto
nascosto tra file e file di libri – per fortuna illeso – ricevendone una
fraterna consolazione.