Pagine

▼

sabato 24 ottobre 2026

LA TORRE PENDENTE DI MILANO
di Angelo Gaccione


 
Sulle prime pensavo fosse un inganno ottico dovuto ai miei poveri occhi. A distanza mi dava quella impressione e non riuscivo a capacitarmi. Poi, un giorno, mi sono trovato vicino ad un crocchio di persone che guardava nella stessa direzione della torre, indicandola dal marciapiedi di via Piacenza. Alcuni di loro avevano la mia stessa impressione e sostenevano di vedere, come me, una leggera inclinatura; altri non la notavano e suggerivano che bisognava andare alla base della costruzione: forse da lì, guardando verso l’alto, i due robusti cilindri che la componevano avrebbero chiarito il mistero. Decisi di andare a verificare in viale Isonzo “scavalcando” piazza Trento che non somiglia in nulla ad una piazza, con la filovia che corre nel mezzo nei due sensi della circonvallazione esterna. La palizzata del cantiere era aperta e tecnici ed operai confabulavano alla base della torre numerosi, mentre le alte Gru ruotavano i lunghi bracci attorno a lei, ai cerchi di cemento rivestiti in vetro per farne una elegante regina. “Sono uno scrittore”, dissi, e chiesi se potevo avere qualche informazione sulla torre, oramai arrivata al suo culmine di 28 piani di altezza e sulla cui sommità sventolava la bandiera tricolore. Non mi fecero entrare: per ragioni di sicurezza, dissero. Anche da così vicino e guardando dal basso, il cilindro maggiore e più robusto e quello minore e più snello, mi confermarono l’impressione che avevo avuto allungando lo sguardo da via Piacenza. 



Osai: “Sbaglio o la torre ha una leggera pendenza?”. “Non sbaglia” rispose, uno dei presenti. Indossava un casco giallo di protezione come gli altri. “Una pendenza voluta, una civetteria formale?” aggiunsi. “Affatto”, ribatté l’uomo “È stata una soluzione necessaria per via della conformazione del terreno”. Risolto il mistero mi informai dell’altezza: 147 metri. Non chiesi della circonferenza, ma dei sostegni che dal basso danno una impressione di fragilità e di leggerezza avrei voluto domandare. Reggono gli undici anelli superiori (i piani) e reggono quella che si annuncia come una terrazza panoramica. Di poterla vedere girandole attorno nemmeno a parlarne. “Lo potrà fare quando tutto il cantiere sarà smontato” è stata la risposta. La torre pendente milanese appartiene alla società A2A che fornisce energia e che vi ha già trasferito uffici ed impiegati. Torre A2A, ma è detta anche Torre Faro perché somiglia più ad un faro o alla moderna ciminiera di una vecchia fabbrica. Progettata dagli architetti Antonio Citterio e Patricia Viel, si trova tra lo scalo ferroviario di Porta Romana e quello che è stato il villaggio olimpico per i giochi Milano-Cortina 2026. Quest’ultimo, un brutto ammasso di edifici che dovrebbe diventare residenza di uno studentato a prezzi “calmierati”. Così si spera, in una città divenuta sempre più cara, sempre più per ricchi. Per quanto riguarda la torre, sarà interessante vedere cosa vi nascerà attorno.