Sulle
prime pensavo fosse un inganno ottico dovuto ai miei poveri occhi. A distanza
mi dava quella impressione e non riuscivo a capacitarmi. Poi, un giorno, mi
sono trovato vicino ad un crocchio di persone che guardava nella stessa
direzione della torre, indicandola dal marciapiedi di via Piacenza. Alcuni di
loro avevano la mia stessa impressione e sostenevano di vedere, come me, una
leggera inclinatura; altri non la notavano e suggerivano che bisognava andare
alla base della costruzione: forse da lì, guardando verso l’alto, i due robusti
cilindri che la componevano avrebbero chiarito il mistero. Decisi di andare a
verificare in viale Isonzo “scavalcando” piazza Trento che non somiglia in
nulla ad una piazza, con la filovia che corre nel mezzo nei due sensi della
circonvallazione esterna. La palizzata del cantiere era aperta e tecnici ed
operai confabulavano alla base della torre numerosi, mentre le alte Gru
ruotavano i lunghi bracci attorno a lei, ai cerchi di cemento rivestiti in
vetro per farne una elegante regina. “Sono uno scrittore”, dissi, e chiesi se
potevo avere qualche informazione sulla torre, oramai arrivata al suo culmine di
28 piani di altezza e sulla cui sommità sventolava la bandiera tricolore. Non
mi fecero entrare: per ragioni di sicurezza, dissero. Anche da così vicino e
guardando dal basso, il cilindro maggiore e più robusto e quello minore e più
snello, mi confermarono l’impressione che avevo avuto allungando lo sguardo da
via Piacenza.
Osai: “Sbaglio o la torre ha una leggera pendenza?”. “Non
sbaglia” rispose, uno dei presenti. Indossava un casco giallo di protezione
come gli altri. “Una pendenza voluta, una civetteria formale?” aggiunsi. “Affatto”,
ribatté l’uomo “È stata una soluzione necessaria per via della conformazione del
terreno”. Risolto il mistero mi informai dell’altezza: 147 metri. Non chiesi
della circonferenza, ma dei sostegni che dal basso danno una impressione di
fragilità e di leggerezza avrei voluto domandare. Reggono gli undici anelli
superiori (i piani) e reggono quella che si annuncia come una terrazza
panoramica. Di poterla vedere girandole attorno nemmeno a parlarne. “Lo potrà
fare quando tutto il cantiere sarà smontato” è stata la risposta. La torre pendente
milanese appartiene alla società A2A che fornisce energia e che vi ha già trasferito uffici ed impiegati. Torre A2A, ma è detta anche Torre Faro perché somiglia più ad un faro o alla moderna
ciminiera di una vecchia fabbrica. Progettata dagli architetti Antonio Citterio e Patricia Viel, si trova tra
lo scalo ferroviario di Porta Romana e quello che è stato il villaggio olimpico
per i giochi Milano-Cortina 2026. Quest’ultimo, un brutto ammasso di edifici
che dovrebbe diventare residenza di uno studentato a prezzi “calmierati”. Così
si spera, in una città divenuta sempre più cara, sempre più per ricchi. Per
quanto riguarda la torre, sarà interessante vedere cosa vi nascerà attorno.