LEGGE ELETTORALE:
RICORSI E INIZIATIVA POLITICA di Franco Astengo
Dopo
l’approvazione della nuova legge elettorale l’errore più grave che
l’opposizione di centro-sinistra potrebbe commettere sarebbe quello di - tutto
sommato - acconciarsi alla nuova situazione nutrendo il retro-pensiero che
“alla fine, forse, il premio potrebbe toccare a noi”: di conseguenza lasciando
pressoché isolati estensori e presentatori dei ricorsi che si muoveranno nelle
varie sedi di Tribunale. Questo primo punto deve essere chiaro: ci troviamo in
una situazione che va ben oltre i punti specifici sui quali presumibilmente l’Alta
Corte sarà chiamata a pronunciarsi (abnormità del premio di maggioranza,
listone dei 70 bloccato, mancata alternanza di genere dei capilista nei
collegi: soltanto per fare degli esempi). Deve essere chiaro che con
l’inserimento dell’obbligatorietà di indicazione del candidato/a alla
Presidenza del Consiglio l’obiettivo vero delle elezioni legislative generali
del 2027 diventerà la Presidenza della Repubblica e la sua trasformazione in
soggetto di riferimento del dialogo diretto capo/folla attraverso il plebiscito
popolare: un intento molto differente, sia ben chiaro, da quello insito nei
diversi sistemi presidenziali in uso in molte democrazie. Il modello di presidenzialismo
che ha in mente il centro-destra italiano (la cui parte prevalente è diretta
discendente del MSI e di conseguenza del populismo autoritario che segnò la
dinamica politica della Repubblica di Salò) è, infatti, mutuato sul modello di
Putin e sulle aspirazioni che coltiva Trump. Nel frattempo appare evidente la
tendenza a trasformare Fratelli d’Italia in “Partito della Nazione” poggiando
sul piedistallo di una mai vista - nelle dimensioni e nelle forme - occupazione
dei gangli del potere: occupazione ovviamente ampliata dalla presenza del
solito accostamento “italico” al carro del vincitore (vedi RAI, CONI e altri
soggetti).
Sarà questo della forma di
governo parlamentare lo scalpo che l’estrema destra italiana vorrà esibire in
esito delle elezioni legislative generali del 2027. Il livello di risposta a questo
stato di cose potrà avvenire attraverso i ricorsi soltanto se questi saranno
appoggiati da una forte iniziativa politica della cui dimensione e intensità
abbiamo già un esempio recente: quello del referendum sulla magistratura del
marzo di quest’anno. In quell’occasione, alla fine, furono accantonate le
specifiche motivazioni giuridiche e (principalmente per iniziativa della CGIL)
ci si concentrò sul vero “focus”: quello Costituzionale che si dimostrò il
magnete più attraente fino a determinare un successo di dimensioni
ragguardevoli. Dimensioni che i partiti del campo largo dimostrarono di non
apprezzare sciupando nel giro di poche ore (a urne ancora aperte) un patrimonio
di aggregazione, impantanandosi subito in questa assurda vicenda delle
cosiddette “primarie”. Sarebbe necessaria una rapida
riflessione a tutti i livelli, magari promossa dai soggetti associativi posti
al di fuori dei partiti come CGIL, ARCI, ANPI che, nelle ultime occasioni
referendarie (quella citata sulla magistratura, ma anche quella senza quorum
sui temi del lavoro nel giugno 2025) si sono dimostrati in grado di orientare e
mobilitare ben oltre la loro stessa base associativa.
Potrebbero essere due le
iniziative di partenza: una manifestazione nazionale a Roma e un momento di
dibattito ad alto livello, dal quale far uscire un orientamento complessivo,
svolto però al di fuori dalla pura cerchia dei costituzionalisti coinvolgendo
la politica, i settori democratici dell’Università, l’intellettualità più vasta
nel campo della scienza e dell’arte. Concludo ricordando, per inciso,
che contro la legge truffa del 1953 la CGIL proclamò lo sciopero generale: un
momento di lotta che risultò alla fine determinante per ottenere un risultato
positivo che rappresentò una vera svolta nella vicenda politica italiana del
dopoguerra. Sarebbe necessario, infine, che
una posizione di “priorità costituzionale”, rifiuto del personalismo,
prevalenza del concetto di rappresentanza su quello di governabilità (come
indica la Costituzione) fosse presente in una qualche forma all’interno della
prossima campagna elettorale: anche questo è un punto sul quale si dovrebbe
appuntare un attimo di attenzione.