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venerdì 16 ottobre 2026

LETTERE DELLA GRANDE GUERRA
di Gabriele Scaramuzza 


Lorenzo Renzi
 
Ho raccomandato su “Odissea” del 29 agosto di questo stesso anno, con la massima convinzione che mi è possibile, la lettura dei libri di Antonio Gibelli sulla Grande Guerra e oltre. Con la stessa determinazione segnalo ora le Lettere della Grande Guerra di Lorenzo Renzi. Si tratta di testi diversi, come diversa è la fisionomia dei due autori in causa: insigne storico genovese il primo, filologo romanzo di grande levatura e di encomiabile capacità di lavoro in più ambiti il secondo. Entrambi tuttavia sono animati dall’impegno etico-politico di denunciare l’orrore e i crimini della guerra; di ogni guerra, ma in particolare delle due ultime mondiali. Chi ancora non li avesse letti deve leggerli, se davvero ha veramente a cuore di prender coscienza, tanto più se da “pacifista” (nei molteplici sensi di questo termine, chiariti dal recente libro di Roberto Della Seta, Pacifismi. Storia plurale di un’idea controversa, Mimesis, Milano-Udine 2025), di cosa sia la guerra, soprattutto nelle sue affermazioni più recenti.
Lorenzo Renzi linguista e filologo, accademico della Crusca, fa parte della scuola fondata a Padova da Gianfranco Folena. Scuola in cui elevata è la coscienza civile, oltre naturalmente alla alta coscienza culturale e scientifica che la anima. Non a caso une dei principali esponenti di essa, Pier Vincenzo Mengaldo, non si è dedicato solo alla letteratura italiana di epoche diverse, con esiti di grande livello. È anche autore di La vendetta è il racconto. Testimonianze e riflessioni sulla Shoah (Bollati Boringhieri, Torino 2007); nonché di Per Primo Levi (Einaudi, Torino 2019).
Non mi dilungherò sulla complessa e ampia tessitura dei motivi che si intrecciano nel lavoro di Renzi. Voglio solo segnalare due punti che mi stanno a cuore. L’attenzione al lato vissuto, ai modi soggettivi (certamente diversi) di partecipare alla guerra. Perché è noto (la fenomenologia lo ha insegnato) che nessun evento si costruisce solo in una fattualità storicamente data, né nei modi della presenza personale a esso; bensì piuttosto nel variabile intreccio di un dato e della coscienza che lo vive. 
Un altro punto è un brano da una lettera di un soldato tedesco dell’ottobre del 1914 (citata a p. 216) concisamente emblematico del vissuto di chi è stato travolto suo malgrado dalla guerra: “Non so proprio perché si dovrebbe combattere ancora, forse perché i giornali fanno apparire la storia in un’altra luce da quella che è in realtà […] Chi è per continuare la guerra non è più un uomo. La sofferenza non potrebbe essere più grande nel paese nemico e anche da noi. Può esser solo gente che di tutto questo non ha nessuna idea”.    


 


Lorenzo Renzi
Lettere della Grande Guerra. Messaggi, diari, e memorie dall’Italia e dal mondo. Con la collaborazione di Enrico Benella, Dan Octavian Cepraga, Silvia Rossi. Ed. il Saggiatore, Milano 2021, Pagine 424, € 43.