LETTERE DELLA GRANDE
GUERRA di Gabriele Scaramuzza
Lorenzo Renzi
Ho
raccomandato su “Odissea” del 29 agosto di questo stesso anno, con la massima convinzione
che mi è possibile, la lettura dei libri di Antonio Gibelli sulla Grande Guerra
e oltre. Con la stessa determinazione segnalo ora le Lettere della Grande Guerra
di Lorenzo Renzi. Si tratta di testi diversi, come diversa è la fisionomia dei
due autori in causa: insigne storico genovese il primo, filologo romanzo di
grande levatura e di encomiabile capacità di lavoro in più ambiti il secondo.
Entrambi tuttavia sono animati dall’impegno etico-politico di denunciare l’orrore
e i crimini della guerra; di ogni guerra, ma in particolare delle due ultime
mondiali. Chi ancora non li avesse letti deve leggerli, se davvero ha veramente
a cuore di prender coscienza, tanto più se da “pacifista” (nei molteplici sensi
di questo termine, chiariti dal recente libro di Roberto Della Seta, Pacifismi.
Storia plurale di un’idea controversa, Mimesis, Milano-Udine 2025), di cosa
sia la guerra, soprattutto nelle sue affermazioni più recenti. Lorenzo Renzi linguista e
filologo, accademico della Crusca, fa parte della scuola fondata a Padova da
Gianfranco Folena. Scuola in cui elevata è la coscienza civile, oltre
naturalmente alla alta coscienza culturale e scientifica che la anima. Non a
caso une dei principali esponenti di essa, Pier Vincenzo Mengaldo, non si è
dedicato solo alla letteratura italiana di epoche diverse, con esiti di grande
livello. È anche autore di La vendetta è il racconto. Testimonianze e
riflessioni sulla Shoah (Bollati Boringhieri, Torino 2007); nonché di Per
Primo Levi (Einaudi, Torino 2019). Non mi dilungherò sulla complessa
e ampia tessitura dei motivi che si intrecciano nel lavoro di Renzi. Voglio
solo segnalare due punti che mi stanno a cuore. L’attenzione al lato vissuto,
ai modi soggettivi (certamente diversi) di partecipare alla guerra. Perché è
noto (la fenomenologia lo ha insegnato) che nessun evento si costruisce solo in
una fattualità storicamente data, né nei modi della presenza personale a esso;
bensì piuttosto nel variabile intreccio di un dato e della coscienza che lo
vive. Un altro punto è un brano da una
lettera di un soldato tedesco dell’ottobre del 1914 (citata a p. 216) concisamente
emblematico del vissuto di chi è stato travolto suo malgrado dalla guerra: “Non
so proprio perché si dovrebbe combattere ancora, forse perché i giornali fanno
apparire la storia in un’altra luce da quella che è in realtà […] Chi è per
continuare la guerra non è più un uomo. La sofferenza non potrebbe essere più
grande nel paese nemico e anche da noi. Può esser solo gente che di tutto
questo non ha nessuna idea”.
Lorenzo Renzi Lettere della Grande Guerra. Messaggi,
diari, e memorie dall’Italia e dal mondo. Con la collaborazione di Enrico
Benella, Dan Octavian Cepraga, Silvia Rossi. Ed. il Saggiatore, Milano 2021, Pagine
424, € 43.