Come i lettori sanno, il fermo di Youssef Siher si è concluso con il suo rilascio non avendo commesso alcun reato.
Colpevole di dissenso verso una società sempre più ingiusta e criminale, questo
sì. La filosofa Roberta De Monticelli, subito dopo il fermo di questo giovane
oppositore, aveva scritto una ironica lettera indirizzata alla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Milano che ha fatto il giro dei social
raggiungendo una marea di persone. La parte che qui pubblichiamo non ha perso
nulla della sua validità e della sua necessità. Come lei, anche noi coltiviamo
pensieri facinorosi nei
confronti di tutto ciò che riteniamo ingiusto e disumano, e come lei continueremo
a batterci per cambiare le cose, fino a quando ci rimarrà un alito di vita.
[“Odissea”].
Roberta De Monticelli
Io sottoscritta, circondata da migliaia
di facinorosi pensieri in stato d’arresto, confesso che al pari di Youssef
Siher “dichiaro guerra a questo presente infame”, e protesto “contro ‘caro
vita’, ‘stipendi bassi’ ‘affitti alti’ ‘sanità scadente’ ‘sicurezza nelle
strade assente’ ‘governo assente’”, come il Suo Fermo imputa a lui e ai suoi
preguaci. Dichiaro inoltre che anche io ho “contatti con ambienti antagonisti”,
in particolare “il movimento BDS”, di cui condivido in pieno il criminoso
intento di boicottare, disinvestire e sanzionare le attività israeliane nei e
contro i Territori Occupati, “a sostegno della causa palestinese”. E scrivo
addirittura di tanto in tanto su un pericoloso “quotidiano comunista” che
questa scritta porta sul frontespizio. Sono quotidianamente impegnata in
pensieri tanto universali quanto “anti-Occidentali”, soprattutto “con l’obiettivo
di contrastare l’islamofobia e il razzismo”: arrossisco a dirlo! Anche io
considero “il nuovo decreto-legge approvato ‘come un pugno autoritario contro chi dissente,
di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo’”, e temo in questo di
essere in sintonia con il noto pregiudicato Prof. Gustavo Zagrebelski. Confesso
inoltre che innumerevoli volte ho anche io seguito (anticipatamente!) i
consigli di Youssef per aiutare a organizzare le manifestazioni, “dalla
riunione iniziale tra amici, conoscenti e compagni fino alla marcia verso un
punto di ritrovo prestabilito”. E addirittura ho fatto proprio come lui
“suggerisce: … di coinvolgere i passanti e gli abitanti, per ampliare la
partecipazione”. Confesso anche il vergognoso reato di aver indossato “occhiali
protettivi, kefiah e guanti”. E infine, mi trema la voce a dirlo, ascolto quasi
quotidianamente sulle onde malfamate di Radio 3 un programma che si chiama Rivoluzione,
condotto
dal noto stratega rivoluzionario Stefano Feltri, il cui tentativo di camuffare
la sua illecita sobillazione delle menti con il titolo tradotto in inglese non
sarà certamente sfuggito, gentile Pubblico Ministero, alla sua panottica e
poliglotta attenzione. In attesa degli agenti che la mia denuncia la obbligherà, come spero, a
mandarmi alla porta, conterrò agli arresti domiciliari i miei facinorosi
pensieri. In fede, Roberta De Monticelli