Il romanzo di Russo che racconta l’Italia. Mi viene un solo aggettivo per
commentare questa avvincente lettura del romanzo satirico-grottesco di Cataldo
Russo dal titolo: Millantatori e sanguisughe pubblicato dalle edizioni
Puntacapo (pagine 206): sorprendente. Ogni pagina è stata inaspettata e
piacevolissima per la modalità narrativa, i passaggi temporali e la capacità
immaginifica, insieme alle descrizioni così vere di momenti della nostra storia
recente, arricchite da escamotage da vero romanziere. Ho apprezzato l’utilizzo
di figure animali che ben incarnano personalità e modalità, e il protagonista
catapultato nelle diverse realtà, che arriva ad avere un nome diverso ma
mantiene un'integrità nella sua semplicità, cercando di sopravvivere a
ibernazioni e pavoni senza diventare altro da sé, tra sogno e incubo, distopie
e potere. Devo dire che mi ha colpito molto: i dialoghi rendono benissimo e le
ambientazioni sono fantasiose, specchio di una realtà che ha superato ogni
fantasia, tra Alice nel paese delle meraviglie e La
fattoria degli animali. Solo il titolo non mi ha convinta: lo trovo un po’
troppo concreto rispetto a un romanzo così immaginifico, dalla scrittura così
brillante, vivace e mai scontata. Millantatori e sanguisughe è un
romanzo satirico-grottesco che ripercorre quasi quarant’anni di storia
italiana. Quarant’anni scanditi per lo più da scandali, malapolitica, furbizie
di ogni genere, ruberie e perdita di valori. Quarant’anni che non hanno minato
solo le istituzioni e le strutture economiche e civili del paese, ma hanno
soprattutto devastato e inaridito le coscienze degli italiani che sono andati
incontro quasi a una mutazione antropologica. Il romanzo inizia nel 1986 quando
il protagonista delle vicende, l’operaio Antonio Schifino, si risveglia
miracolosamente dopo essere rimasto congelato per 10 lunghi anni in un grande
freezer del mercato all’ingrosso del pesce di Milano, e termina nel 2022,
svelandoci l’inganno dell’Eden della Pacchia.