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lunedì 2 novembre 2026

TEATRO



Amore è stufo, commedia campestre di Lodovica San Guedoro.
 
Dal secondo atto
Lo stesso prato, la stessa locanda, sull’imbrunire. Sulla stessa chaise-longue della mattina è sdraiato il drammaturgo* e sembra dormire. Ad un certo punto si sentono voci soavi, gioconde, scherzose ed irrompono sul prato, rincorrendosi, due figure, una più alta e l’altra più bassa, entrambe con serti di rose nei capelli. Quella più piccola ha un arco e una faretra piena di frecce. Quella più alta è molto bella e tenta ridendo di strappare l’arco alla più piccola. Questa è però molto lesta e le si sottrae con una capriola, riprendendo poi subito a correre. Più in là capriolano insieme sull’erba e si producono in una piccola zuffa. In Amore è riconoscibile Martina; in Venere, Teodoro: la misteriosa coppia che conduce la locanda. Niente chiarisce allo spettatore se i due si siano solo travestiti per gioco da Venere e Amore o se siano proprio Venere e Amore, liberatisi delle loro spoglie diurne.
 
*Questo singolare personaggio è stato ispirato all’autrice da un capo drammaturgo tedesco del Burgtheater di Vienna, certo Wolfgang Wiens, che rifiutò uno dopo l’altro alcuni suoi pezzi, tra cui il dramma fantasmagorico Das Leben ist ein Traum (La vita è un sogno). I drammaturghi sono, nel Teatro tedesco contemporaneo, gli esperti di drammaturgia che, responsabili del programma, hanno anche il compito di valutare i pezzi proposti e di decidere quali debbano essere rappresentati. E per nessuna ragione vanno confusi con gli scrittori di drammi, quantunque, all’apice della sua lugubre carriera, proprio uno come Wiens abbia tentato lo sconfinamento...
 
VENERE Stanotte no, stanotte sei mio e non devi occuparti degli altri.
AMORE (scalciando) Non toccare i miei strumenti di lavoro: sono miei e solo miei!
VENERE Non m’interessano mica, stupidello, i tuoi strumenti. Io ho i miei, sai, molto più potenti dei tuoi. Il mio potere è più grande del tuo. Tu dipendi da me. Sei solo un intermediario, un garzoncello portalettere.
AMORE Vorrei vedere! Senza di me tutto rimarrebbe fermo.
VENERE Però tu sei iperattivo! Giunone si è lamentata con me: non dai requie, attraversi cieli e mari da mane a sera e, con le tue frecce, semini il caos non solo tra gli uomini, ma, da un po’, anche tra gli animali, i pesci, gli uccelli... È stato proprio ieri, qui, che ho visto un cane inseguire un gatto e tentare di coprirlo. E poi sai cos’è saltato fuori, perfino? Me l’ha detto il cuoco: che il cane era una cagna...
AMORE ...e il gatto era un gatto. Sono due mie vecchie conoscenze. Erano come cane e gatto e allora, mi sono detto, facciamoli innamorare.
VENERE (ridendo di cuore) Ma non va! Capisci? Sai che conseguenze, che grovigli, che odi derivano da questi innamoramenti inopportuni?!
AMORE (ridendo) Vuoi che non lo sappia? Da quando son nato, non ho fatto altro che mettere insieme l’uomo con la donna. E chi è più cane e gatto di loro? E, da quando sono nato, mi è stato sempre rinfacciato, come fosse mia colpa, di assortirli malamente. In realtà, uomini e donne sono un errore madornale di Giove! Non sono affatto fatti gli uni per gli altri! Io che c’entro?! Quindi, io, poverino, devo addirittura accecarli, perché si amino. Ma il sortilegio non dura a lungo e, quando è svanito, si alza il coro delle proteste, tutti si lagnano, inveiscono: il marito, la moglie, il suocero e la suocera, l’amica e l’amico, il prete... Tutti si lamentano e fanno rimostranze a chi? A me! Per questo, ho deciso da un po’ di far innamorare i simili: uomini fra uomini e donne fra donne. Similes cum similibus. Una specie di omeopatìa.
VENERE (scuotendo la testa) Sei proprio un pazzerello, figlio mio! Dimentichi lo scopo principale dell’accoppiamento da che mondo è mondo: i figli!
AMORE Ma il mondo è sovrappopolato! Qualcuno si deve pur preoccupare di alzare il livello! Non si può andare avanti puntando sempre sul numero! Una pausa di riflessione farà bene al mondo.
VENERE Toh, guarda, c’è qualcuno su quella chaise-longue...
AMORE Quel rudere lo chiami qualcuno? Quel minerale?
VENERE Lo conosci?
AMORE È il nuovo ospite della nostra locanda, non ricordi? È arrivato stamattina.
VENERE Quello senza prenotazione?
AMORE Quello.
VENERE (avvicinandoglisi) Che fa? Dorme?
AMORE (avvicinandoglisi a sua volta) O è morto?
VENERE Sembra morto!
AMORE Ma dorme.
Improvvisamente, ridendo, Amore estrae dalla faretra una freccia con la punta d’oro e la infila nell’arco.
VENERE (inorridita, fermando la mano) Che fai? Sei impazzito?
AMORE (ridendo folleggiante) Dai, fammi fare questo tiro stanotte e ti prometto che non tocco più freccia poi! Questa è troppo bella: un’occasione d’oro! Far innamorare un minerale, una pietra, un fossile! Provare la mia potenza anche sul regno inorganico!
VENERE (preoccupata) Ma non causerai troppo danno? È contronatura! Usa almeno una freccia con l’anima di piombo, che nessun disgraziato abbia ad innamorarsi di lui!
AMORE Sì, questo te lo concedo. Sarebbe atroce che qualcuno dovesse innamorarsi di lui.
Sceglie la freccia con l’anima di piombo e la scocca.
E ora la notte è tutta per noi! Dove andiamo?

Si allontanano curvi, ridendo.