Amore è stufo,
commedia campestre di Lodovica San Guedoro. Dal secondo atto Lo stesso prato, la stessa
locanda, sull’imbrunire. Sulla stessa chaise-longue della mattina è sdraiato il
drammaturgo* e sembra dormire. Ad un certo punto si sentono voci soavi,
gioconde, scherzose ed irrompono sul prato, rincorrendosi, due figure, una più
alta e l’altra più bassa, entrambe con serti di rose nei capelli. Quella più
piccola ha un arco e una faretra piena di frecce. Quella più alta è molto bella
e tenta ridendo di strappare l’arco alla più piccola. Questa è però molto lesta
e le si sottrae con una capriola, riprendendo poi subito a correre. Più in là
capriolano insieme sull’erba e si producono in una piccola zuffa. In Amore è
riconoscibile Martina; in Venere, Teodoro: la misteriosa coppiache
conduce la locanda. Niente chiarisce allo spettatore se i due si siano solo
travestiti per gioco da Venere e Amore o se siano proprio Venere e Amore,
liberatisi delle loro spoglie diurne. *Questo singolare
personaggio è stato ispirato all’autrice da un capo drammaturgo tedesco del
Burgtheater di Vienna, certo Wolfgang Wiens, che rifiutò uno dopo l’altro
alcuni suoi pezzi, tra cui il dramma fantasmagorico DasLeben ist ein
Traum (La vita è un sogno). I drammaturghi sono, nel Teatro tedesco
contemporaneo, gli esperti di drammaturgia che, responsabili del programma,
hanno anche il compito di valutare i pezzi proposti e di decidere quali debbano
essere rappresentati. E per nessuna ragione vanno confusi con gli scrittori di
drammi, quantunque, all’apice della sua lugubre carriera, proprio uno come
Wiens abbia tentato lo sconfinamento... VENERE Stanotte no,
stanotte sei mio e non devi occuparti degli altri. AMORE (scalciando)
Non toccare i miei strumenti di lavoro: sono miei e solo miei! VENERE Non m’interessano
mica, stupidello, i tuoi strumenti. Io ho i miei, sai, molto più potenti dei
tuoi. Il mio potere è più grande del tuo. Tu dipendi da me. Sei solo un
intermediario, un garzoncello portalettere. AMORE Vorrei vedere! Senza
di me tutto rimarrebbe fermo. VENERE Però tu sei
iperattivo! Giunone si è lamentata con me: non dai requie, attraversi cieli e
mari da mane a sera e, con le tue frecce, semini il caos non solo tra gli
uomini, ma, da un po’, anche tra gli animali, i pesci, gli uccelli... È stato
proprio ieri, qui, che ho visto un cane inseguire un gatto e tentare di
coprirlo. E poi sai cos’è saltato fuori, perfino? Me l’ha detto il cuoco: che
il cane era una cagna... AMORE ...e il gatto era un
gatto. Sono due mie vecchie conoscenze. Erano come cane e gatto e allora, mi
sono detto, facciamoli innamorare. VENERE (ridendo di
cuore) Ma non va! Capisci? Sai che conseguenze, che grovigli, che odi
derivano da questi innamoramenti inopportuni?! AMORE (ridendo)
Vuoi che non lo sappia? Da quando son nato, non ho fatto altro che mettere
insieme l’uomo con la donna. E chi è più cane e gatto di loro? E, da quando
sono nato, mi è stato sempre rinfacciato, come fosse mia colpa, di assortirli
malamente. In realtà, uomini e donne sono un errore madornale di Giove! Non
sono affatto fatti gli uni per gli altri! Io che c’entro?! Quindi, io,
poverino, devo addirittura accecarli, perché si amino. Ma il sortilegio non
dura a lungo e, quando è svanito, si alza il coro delle proteste, tutti si
lagnano, inveiscono: il marito, la moglie, il suocero e la suocera, l’amica e
l’amico, il prete... Tutti si lamentano e fanno rimostranze a chi? A me! Per
questo, ho deciso da un po’ di far innamorare i simili: uomini fra uomini e
donne fra donne. Similes cum similibus. Una specie di omeopatìa. VENERE (scuotendo la
testa) Sei proprio un pazzerello, figlio mio! Dimentichi lo scopo
principale dell’accoppiamento da che mondo è mondo: i figli! AMORE Ma il mondo è
sovrappopolato! Qualcuno si deve pur preoccupare di alzare il livello! Non si
può andare avanti puntando sempre sul numero! Una pausa di riflessione farà
bene al mondo. VENERE Toh, guarda, c’è
qualcuno su quella chaise-longue... AMORE Quel rudere lo
chiami qualcuno? Quel minerale? VENERE Lo conosci? AMORE È il nuovo ospite
della nostra locanda, non ricordi? È arrivato stamattina. VENERE Quello senza
prenotazione? AMORE Quello. VENERE (avvicinandoglisi)
Che fa? Dorme? AMORE (avvicinandoglisi
a sua volta) O è morto? VENERE Sembra morto! AMORE Ma dorme. Improvvisamente, ridendo,
Amore estrae dalla faretra una freccia con la punta d’oro e la infila
nell’arco. VENERE (inorridita,
fermando la mano) Che fai? Sei impazzito? AMORE (ridendo
folleggiante) Dai, fammi fare questo tiro stanotte e ti prometto che non
tocco più freccia poi! Questa è troppo bella: un’occasione d’oro! Far
innamorare un minerale, una pietra, un fossile! Provare la mia potenza anche
sul regno inorganico! VENERE (preoccupata)
Ma non causerai troppo danno? È contronatura! Usa almeno una freccia con
l’anima di piombo, che nessun disgraziato abbia ad innamorarsi di lui! AMORE Sì, questo te lo
concedo. Sarebbe atroce che qualcuno dovesse innamorarsi di lui. Sceglie la freccia con
l’anima di piombo e la scocca. E ora la notte è tutta per
noi! Dove andiamo?