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giovedì 16 aprile 2015

IL GENIO DA VINCI. LEONARDO E LA SUA EPOCA
A Palazzo Reale di Milano fino al 19 Luglio
Leonardo Da Vinci
1452-1519
di Michela Beatrice Ferri
Leonardo da Vinci "Ritratto di dama"

Ricordo ancora come fosse ieri, la mia emozione di quella sera. Ero una studentessa di Quinta Ginnasio. Mio padre, che mi ha sempre portata per musei, per gallerie, per biblioteche -e che mi fece conoscere la Pinacoteca Ambrosiana negli anni in cui frequentavo il liceo- decise di prenotare per noi due una visita alla celeberrima “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci.
All’epoca io avevo solo quindici anni, ma crescere con libri di storia dell’arte per casa mi aveva reso alquanto preparata e la mia preparazione era cresciuta nel corso del tempo. Conoscevo il nostro Leonardo, conoscevo le sue opere e conoscevo la sua vicenda biografica. La “Dama con l’ermellino” arrivò a Milano nell’autunno del 1998, alla Pinacoteca di Brera. Ricordo ancora i titoli dei giornali: “Un chilometro di coda per vedere la Dama con l’ermellino”. E si trattava del ritratto di Cecilia Gallerani. Ricordo ancora: ci divisero in gruppi – noi avevamo la prenotazione per le ore 19.15 di una sera di Dicembre, e lo ricordo come fosse ieri. Dal giorno successivo, il mio docente di italiano del Ginnasio non mi guardò per una settimana intera poiché era invidioso di questa mia piccola impresa. Insomma, mio padre aveva organizzato something great per me.
Proprio grazie a Leonardo da Vinci, e grazie al Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e al mio amico Fabio, il 12 settembre 2014 ho avuto modo di intervistare Daniel Libeskind sulla sua opera per Piazza Pio XI, il “Leonardo Icon”. Ed ecco, oggi, 16 aprile 2015: Leonardo Da Vinci a Palazzo Reale. Il 14 aprile sono stata presente alla conferenza stampa, a mezzodì, assieme al mio carissimo amico. Ieri sera, il 15 aprile, io e mio marito siamo stati presenti all’inaugurazione: una coda interminabile, davanti a Palazzo Reale. Un silenzio solenne nelle sale. Davvero something great. Ringrazio l’ufficio stampa di Skira per le informazioni che riporto qui di seguito e che servono per cogliere il senso della grande mostra.
Prima ancora che si sviluppasse, nel corso del Cinquecento, la disputa sulPrimato delle Arti”, nelle botteghe fiorentine del Rinascimento era riservato al disegno un ruolo centrale e fondamentale. È già Cennino Cennini (1370-1440) nel suo Libro dell’arte a dire cheEl fondamento dell’arte e di tutti questi lavorii di mano principio è il disegno e ‘l colorire”. Questo concetto è stato ripreso da Lorenzo Ghiberti (1378-1455) nei suoi Commentari:il disegno è il fondamento e teorica di queste due arti (pittura e scultura)”. E prima ancora che i vari modi di disegnare fossero descritti e teorizzati da Benvenuto Cellini (1500-1571) e dal Vasari (1511-1574), i pittori fiorentini avevano già saggiato le diverse potenzialità di questo medium. Il “disegno bono”, come Leonardo lo definisce nelle sue tarde indagini anatomiche, inteso come disegno a penna e inchiostro, è lo strumento indispensabile a Leonardo nel suo progetto di descrizione e decrittazione della natura, strumento di indagine scientifica (nell’anatomia, nella tecnologia, nelle scienze naturali) oltre che di creazione artistica. Il sottotitolo di questa Mostra,Il disegno del mondo”, allude dunque alle aspirazioni di Leonardo nel tutto rappresentare, analizzare, capire e, possibilmente, a mettere ordine nel mondo naturale e accidentale prima di tutto attraverso il mezzo del “disegno” che però, nelle sue mani, diviene anche strumento interpretativo dei processi osservati (dall’occhio) e intuiti (dalla mente).
Educato nella bottega di Andrea del Verrocchio, dal 1464 al 1472 circa, Leonardo trasforma dunque l’eredità pratica e la versatilità del suo maestro in un approccio nuovo e razionale al problema della rappresentazione artistica, cercando di fornire dei presupposti scientifici, dapprima empiricamente intuiti, al tema della visione e della creazione artistica. Successivamente, a partire dai tempi del suo soggiorno alla Corte di Ludovico il Moro, dal 1482 in poi, egli cerca di trasformare tali intuizioni in teorie artistiche e scientifiche. Sono dunque stati individuati dieci temi, lungo tutta la carriera di Leonardo, attorno ai quali è stata continua l’attenzione di Leonardo e che, intrecciandosi gli uni con gli altri, risultano centrali nella definizione del suoprogetto”. A questi temi corrispondono le prime dieci sezioni della Mostra. Queste tematiche, testimoniate attraverso il “filtro” del disegno, ma anche della pittura, accompagneranno il visitatore in un crescendo di correlazioni e rispondenze, che spesso include anche la considerazione delle sue fonti, artistiche e scientifiche. Si viene così ad ampliare a dismisura, in processo di tempo, il quadro degli interessi di Leonardo che fornisce un’idea, seppur frammentaria, della grandezza e modernità sua rispetto ai contemporanei. La sezione XI. Fortuna dei modelli, e la sezione XII. Il Mito, illustrano infine, attraverso poche selezionate opere, il vasto seguito delle invenzioni e delle composizioni di Leonardo e la nascita del suo mito attraverso alcune delle letture e interpretazioni di quello che è forse da considerarsi il dipinto più famoso del mondo:
La Gioconda.