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sabato 28 novembre 2015

Cambiamenti climatici, il prezzo lo pagheranno i più poveri
Le iniziative di Oxfam Italia


COP 21. Oltre Parigi: i rischi dei cambiamenti climatici


Alla vigilia della COP21 di Parigi e della marcia globale per il clima in programma a Roma e in molte capitali mondiali questa domenica, pubblichiamo “Le chiavi di svolta per l’accordo sul clima di Parigi”, il rapporto con cui indichiamo la strada da percorrere per limitare l’impatto dei cambiamenti climatici sui più poveri del pianeta, che ne sono le prime vittime: maggiori stanziamenti, un significativo e ambizioso taglio delle emissioni in atmosfera, e una particolare attenzione alla tutela dei soggetti più vulnerabili, come le donne.

Al centro del rapporto, una proposta ai leader mondiali articolata in sette passi necessari a raggiungere un accordo in grado di tutelare le fasce più povere della popolazione mondiale.

Riteniamo che i destini delle comunità più povere del pianeta debbano essere al centro del summit di Parigi. Questa è una delle richieste rivolte al Premier Renzi nel quadro della nostra campagna #sfidolafame: combattere il cambiamento climatico che affama i più poveri.

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Sarà di 790 miliardi di dollari il costo che i paesi in via di sviluppo dovranno sostenere per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici di qui al 2050, se non verranno mantenuti gli impegni sul taglio delle emissioni in atmosfera. Una cifra a cui si aggiungono le perdite che le economie dei paesi poveri accumuleranno ogni anno, stimate in ben 1.700 miliardi di dollari. Si tratta del il 50% in più rispetto alla spesa preventivata in caso di aumento di soli 2°C delle temperature (circa 520 miliardi di dollari). In altre parole, quattro volte i fondi stanziati lo scorso anno dai paesi ricchi in aiuto allo sviluppo.
Lanciamo oggi l’allarme con un nuovo rapporto “Le chiavi di svolta per l’accordo sul clima di Parigi”, che pubblichiamo alla vigilia della COP21 di Parigi e della marcia globale per il clima in programma a Roma e in molte capitali mondiali questa domenica, a cui parteciperemo insieme, collaboratori, attivisti e volontari. Il rapporto indica quali sviluppi sono ancora possibili nel corso del summit di Parigi per limitare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle persone più povere del pianeta, attraverso maggiori stanziamenti, un significativo e ambizioso taglio delle emissioni in atmosfera, e una particolare attenzione alla tutela dei soggetti più vulnerabili, come le donne. Al centro del rapporto, una proposta ai leader mondiali articolata in sette passi necessari a raggiungere un accordo in grado di tutelare le fasce più povere della popolazione mondiale.

Le nostre proposte ai leader mondiali


1.Affrontare la mancanza di finanziamenti sostenendo le capacità di adattamento dei paesi in via di sviluppo: almeno la metà dei finanziamenti pubblici devono andare a migliorare tale aspetto. Per raggiungere questo obiettivo è necessario fissare perciò uno stanziamento minimo di 35 miliardi di dollari entro il 2020 o 50 miliardi entro il 2025.

2.Oltre ai tradizionali finanziamenti dei paesi ricchi, è indispensabile incrementare i contributi provenienti da paesi come Russia, Corea del Nord, Messico, Arabia Saudita e Singapore.

3.Raggiungere un accordo per rivedere gli impegni dei governi incrementando i tagli complessivi alle emissioni dal 2020, prevedendo quindi un meccanismo di revisione ogni cinque anni.

4.Raggiungere un accordo su un obiettivo a lungo termine in cui i paesi ricchi assumano la guida per una graduale eliminazione dei combustibili fossili.

5.Migliorare la prevedibilità dei finanziamenti, in modo tale che i paesi in via di sviluppo possano perfezionare le proprie capacità di adattamento, elaborando piani che consentano di conoscere quanti fondi spetteranno loro.

6.Annunciare nuove forme di finanziamento per il clima, come l’allocazione di parte del gettito della futura Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie al Fondo Verde per il Clima, ponendo così fine alla sottrazione di risorse di aiuto pubblico allo sviluppo destinate alla finanza climatica.

7.Predisporre fondi per le perdite e i danni, causati dai cambiamenti climatici, che possano assicurare alle popolazioni più povere l’aiuto di cui hanno bisogno quando le misure preventive risultano del tutto inefficaci.

A riprova di quanto un deciso passo in avanti su questo punto sia prioritario, c’è un dato eloquente. Se anche in questo momento suddividessimo tutti i finanziamenti pubblici per l’adattamento ai cambiamenti climatici tra gli 1,5 miliardi di piccoli produttori agricoli che vivono nei paesi in via di sviluppo, resterebbero a ciascuno appena 3 dollari all’anno, per proteggersi da alluvioni, siccità cronica e altri fenomeni climatici estremi: poco più del costo di una tazzina di caffè in molti paesi ricchi.
“L’impegno per raggiungere un accordo sul clima sta crescendo, ma quanto è stato messo sul tavolo non è ancora sufficiente– afferma la direttrice generale di Oxfam International Winnie Byanyima - Il rapporto diffuso oggi mostra infatti come il cambiamento climatico costituisca una delle maggiori sfide che le persone più povere del pianeta dovranno affrontare in futuro: una situazione di cui i paesi in via di sviluppo hanno pochissime responsabilità”.
“I leader mondiali devono cambiare passo – aggiunge la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti -. Sono necessari ulteriori tagli alle emissioni e un incremento dei fondi per il clima, per far sì che le popolazioni più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, già colpite da alluvioni, siccità e fame, possano adattarsi e sopravvivere alle trasformazioni che ci attendono. L’impatto sulle comunità più povere del pianeta deve essere al centro del summit di Parigi: è prioritario che venga raggiunto il migliore accordo possibile in questa direzione. E’ una delle richieste rivolte al Premier Renzi nel quadro della nostra campagna #sfidolafame: combattere il cambiamento climatico che affama i più poveri. A Parigi l’Italia può dimostrare di voler contribuire in maniera significativa a questa sfida. Clima, fame, povertà: la sfida è la stessa”.

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