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venerdì 15 aprile 2016

Teatro/BRESCIA
Chiara Pasetti segnala ai lettori di Odissea

QUESTA IMMENSA NOTTE
di Chloè Moss

Con Lisa Galantini e Cristina Cavalli
Regia Laura Sicignano
Produzione Teatro Cargo

16 aprile, ore 20.30
17 aprile, ore 15.30
Teatro Sociale di Brescia
Via Felice Cavallotti, 20

Nella foto l'attrice Lisa Galantini in una scena del dramma

Uno spettacolo sul tema delle donne in carcere, di cui abbiamo discusso anche recentemente con Isabelle Rome, magistrato presso la Corte d'appello di Versailles (Parigi), specialista di Séverine, autrice del bellissimo Dans une prison de femmes. Une juge en immersion (édition de Minuit 2014), in cui racconta la sua esperienza di giudice all'interno della prigione femminile di Versailles, nella quale si è recata per oltre un anno raccogliendo le testimonianze delle detenute e delle sorveglianti. Isabelle Rome è stata ospite dell'Associazione culturale “Le Rêve et la vie” a marzo, a Novara, proprio per trattare questo tema controverso e ancora poco indagato nei suoi tanti aspetti morali, giuridici, sociali. E quando l'arte, uno spettacolo teatrale in questo caso, sceglie temi così importanti per riflettere e far riflettere, non si può che elogiare tali iniziative. La letteratura, la poesia, l'arte sono forse i mezzi più efficaci per parlare alle nostre coscienze, e per svelare, come meravigliosamente Baudelaire in “Spleen”, che «quando la terra è trasformata in un’umida prigione», la «Speranza piange, e l’Angoscia atroce, dispotica», sull’anima ormai vinta «pianta il suo nero vessillo».
Chiara Pasetti

"Il carcere nella testa. Anche quando sei fuori, sei marchiata: hai il carcere nella testa. Queste due donne hanno storie comuni alla maggior parte delle carcerate. Sono vittime assassine, madri tossicomani o alcoliste; hanno storie infantili di abbandono. Dentro, in prigione, gli è scivolata via la femminilità: sono diventate fantocci asessuati. Nonostante ciò non hanno perso dignità. Quando escono il mondo le respinge. Allora per loro il carcere assume una dimensione uterina, protettiva: è un richiamo, una possibilità di fuga dal mondo. Non sanno affrontare il mondo perché per loro è un incomprensibile, monolitico meccanismo che le stritola. Un mondo insopportabile perché è pieno di McDonald, dove ci sono vecchiette con mani incartapecorite come zampe di passeri che mangiano un hamburger da sole. E viene voglia di morire. Il monolocale nella periferia della grande città senza nome dove le due donne si sono rifugiate, uscite di prigione, in realtà non ha pareti. Ma lì dentro loro non sanno far altro che rivivere le relazioni e le dinamiche carcerarie. Sono amiche, madre e figlia, amanti ..." (Laura Sicignano)

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