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venerdì 5 maggio 2017

“Merenda romantica in San Sepolcro” ovvero: la creatività della cultura e la cultura della creatività 

di Paolo Maria Di Stefano (testo e foto)

La cripta del Duomo

Non sono certo che sia proprio vero, ma a me sembra che nel tempo dell’agonia della cultura gli appelli alla creatività si moltiplichino così come da ogni parte si nota la sua mancanza. In Politica come in Economia.
E la si invoca, la creatività, come panacea universale. Così, i più attenti e colti e concreti si sforzano in ogni modo di “essere creativi” e di elaborare momenti – di creatività appunto-  in grado di curare o anche soltanto di alleviare le sofferenze della cultura. E dunque della civiltà, consci della importanza di ogni benchè minima proposta, di ogni anche trascurabile realizzazione. Meglio, naturalmente, se accompagnato il tutto da positivi risultati economici. E una cosa è certa: Milano non è mai stata seconda a nessuno, fedele al ruolo di guida della creatività che la Storia le ha assegnato. Prove, quante se ne vogliono. Ultima, questo annunzio comparso sul Corriere della Sera del 19 aprile u.s. a piè della pagina 43 del supplemento “Vivi Milano”, sintesi settimanale degli avvenimenti in città.


   
Idea genialissima di un genio assoluto del marketing, questa di proporre “ un dolce gelato accompagnato dalla musica di un pianoforte su due ruote” nella cripta di San Sepolcro, a pochi metri dal centro romano, a qualche decina di centimetri dalle opere di Leonardo da Vinci, appena sotto la Biblioteca Ambrosiana  e relativi pinacoteca e museo.
Luoghi peraltro già oggetto di “visite turistiche” e di iniziative d’eccellenza quali l’aperitivo secondo gli antichi romani, la visita a mezzanotte a lume di candela, gli enigmi in crip.
Certamente, successi strepitosi. O no? A me mancano informazioni in merito, ma credo che con più di qualche probabilità non si possa, almeno per ora, parlare di successo.  Ma di buone intenzioni, sì.
Gli elementi per un radioso futuro sembra ci siano tutti.
A cominciare dalla genialità delle proposte, ovviamente, e dall’uso sapiente delle argomentazioni di vendita.
Per ciò che riguarda “il dolce gelato”, chi non ha mai desiderato di consumarne uno –magari due o più- in un ambiente come quello della Cripta di San Sepolcro?
E’ qualcosa di unico, questa cripta appena risorta da un oblio cinquantennale, luogo di meditazione, di preghiera, di sepoltura anche e d’arte: leccare un gelato  muovendosi lungo i ricomparsi itinerari tra opere d’arte e tombe ha notoriamente un’ efficacia culturale assolutamente interessante e vivificante. 



E’ un principio assoluto del marketing: soddisfare i desideri dei potenziali consumatori e utilizzatori dei beni e dei servizi.
Con questo in più: la creazione di impensati nuovi posti di lavoro per gli addetti non solo alle pulizie (dove e quando mai si è visto un luogo frequentato da consumatori di gelati e non solo restare lindo e ordinato come prima?) ma anche per i restauratori delle opere inevitabilmente deteriorate dall’amore dei visitatori.
Che è un altro dei principi del marketing avanzato, segnatamente di quello Politico: creare posti di lavoro, perché così soltanto l’Economia può riprendersi e la Politica riacquistare credibilità.
Tornando alla merenda romantica, forse che qualcuno può dubitare che tanto la conoscenza della Cripta quanto quella della Chiesa sovrastante di San Sepolcro sarebbero possibili senza ricorrere a gelati, aperitivi, merende, enigmi, mezzanotti a lume di candela…?
Certo che no.
E tutto senza tener conto dell’importanza dell’effetto sempre e dovunque provocato da un’idea vincente, da qualcuno chiamato “effetto alone”.
Che poi null’altro è se non lo sviluppo del pensiero creativo. A Milano, ad esempio, si potrebbe pensare ad organizzare nella Cripta del Duomo un “Ristoro Sacro” per le centinaia di visitatori che, fatta la fila per il biglietto, riescono ad entrare. Il problema più importante – a quale architetto d’interni affidare la progettazione del “banco Ristoro” il quale, naturalmente, non può prescindere dal luogo e da ciò che rappresenta – creerebbe dilemmi non trascurabili in merito così alla professionalità del progettista come alla scelta dell’impresa realizzatrice. Anche perché un possibile sviluppo potrebbe essere costituito da una “cena ebraica” ogni giovedì: è giusto che i fedeli arricchiscano la propria cultura con la conoscenza delle abitudini e delle tradizioni dei nostri Padri ebrei ai tempi di Gesù, che era pur sempre ebreo.  



Oso sperare che a pianificare il progetto siano ancora una volta chiamati docenti universitari, giornalisti di chiara fama, amministratori di importanti imprese, pubblicitari di vaglia, esattamente come è accaduto per gli eventi in atto, dall’aperitivo al Foro al gelato in Cripta.
Forse è per la stretta collaborazione tra quelle menti che si va disegnando, tra gli altri, un problema che potrebbe realizzare una importantissima opportunità.
Questo: è da aspettarsi che molte tra le Chiese di periferia intendano offrire ai fedeli servizi in grado, anche e soprattutto, di richiamare turisti.
La chiesa di San Cristoforo sul Naviglio, per esempio, potrebbe essere individuata come una “location” di successo sia per la posizione, unica nel suo genere, che per le modalità di raggiungimento.



Il Naviglio Grande si presta ad una navigazione certamente di un fascino unico e la chiesa, una volta raggiunta, offre un ambiente di assoluto romanticismo. Provate ad immaginarla libera dalle panche e dalle sedie, questa navata, con, al loro posto, lunghe panche attorno ai tavoli apparecchiati per un pranzo o una cena in stile, e dunque con cucina e servizi del milleduecento circa. Sempre che non si preferisca quella cena in piedi che potrebbe essere scelta dalla imminente tavola rotonda sul tema.
Tra gli altri vantaggi, il vicino teatro Alfredo Chiesa giustificherebbe uno spuntino prima dello spettacolo ed una vera e propria cena dopo, magari anche con la possibilità di ballare – pardon, danzare-  su musiche d’epoca.
Che se poi il tutto potesse essere realizzato in costume…
Magari, addirittura abbigliandosi come i Discepoli, i Santi, i Profeti, i Sacerdoti ed i fedeli dipinti negli affreschi o scolpiti nel legno e nella pietra.
I quali, tutti, si presterebbero a far aumentare l’acquisto degli ingressi e delle partecipazioni agli eventi soprattutto se motivato da quel piacevolissimo senso di colpa che colpisce ciascuno di noi quando fa qualcosa che si presta ad essere in qualche modo ritenuta non del tutto rispondente alle caratteristiche ed allo stile del luogo. Una sorta di vago esibizionismo, saper di avere tutt’intorno figure che guardano e vedono immobili.
Spunto interessante, anche questo, e da sviluppare, per esempio prevedendo la realizzazione di quel “romantico” riservato per ora alla merenda e quindi ai piaceri della gola, ma che potrebbe a buon diritto applicarsi ad una sessualità, per quanto discreta, foriera di piacevolezze di lì a poco, magari anche “in loco”, sempre che gli architetti e gli arredatori abbiano compreso lo spirito della cosa ed abbiano strutturato coerentemente i luoghi. 


I quali, peraltro, in più di un caso sono ampiamente predisposti: il Foro e la Cripta, per esempio, con la loro penombra naturale, e i gruppi lignei all’interno della chiesa di san Sepolcro, le cui figure sono in grado di nascondere le coppie desiderose di appartarsi.



Perché, con buona pace dei benpensanti, numerosissimi come sempre e talvolta agguerriti, anche animati da sacri principi quali il rispetto dei luoghi e della loro immagine o anche la concezione aristocratica della cultura in genere e della religione in particolare, compiere attività ritenute banali (quali sorbire un gelato o consumare un aperitivo meglio ancora se accompagnati dalla possibilità di un approccio sessuale) in luoghi insoliti e finora “proibiti” aumenta il desiderio e spinge al consumo e dunque all’acquisto, con ritorni di tutto rispetto in termini di fatturato e di profitto.
Ancora una volta con buona pace dei benpensanti, dal momento che i profitti vanno massimizzati (imperativo categorico della nostra economia), nulla c’è di riprovevole nell’aggiungere al biglietto che già si paga per visitare il Duomo, il prezzo dell’ingresso in Cripta e del relativo servizio di Ristoro Sacro... E via dicendo, fino a stabilire che, la Messa essendo non soltanto la risposta ad un bisogno dell’anima, ma anche uno spettacolo e per di più di tipo partecipativo, chi desidera assistere debba pagare un biglietto, esattamente come accade in Teatro e, esattamente come per il teatro, il prezzo possa essere variabile in funzione del luogo e della complessità dell’evento.
Significa: una Messa in Duomo o in un’altra Basilica ricca di storia e d’arte costerebbe di più di una Messa in una modesta Chiesa di periferia; una Messa con musica d’organo e coro e solisti a sua volta sarebbe più cara di una Messa celebrata quasi in sordina da un parroco di campagna; una Messa cantata in latino e celebrata da un Arcivescovo o da un Cardinale, soprattutto se concelebrata, avrebbe il massimo del valore…
Naturalmente, dovrebbe essere costituito un gruppo di esperti di gestione, di comunicazione e di liturgia per elaborare una classificazione dei servizi religiosi completa ed affidabile.
Oltre che a giustificare una corretta gestione della linea e dei prodotti che la compongono, sarebbe un’altra occasione per la creazione di posti di lavoro: come in un qualsiasi settore merceologico e in una qualsiasi impresa, un numero non indifferente di formatori, di ricercatori, di Product Manager Junior e Senior, di addetti alla vendita dei biglietti, di amministrativi e contabili (…) andrebbe ad occupare posizioni assolutamente interessanti.
Per non parlar dell’indotto. Che non è certo una questione trascurabile e che, dunque, richiede una trattazione a sé.