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domenica 17 settembre 2017

È MORTO PETROV
La notizia tenuta nascosta dal mese di maggio.

Stanislav Evgrafovic Petrov

Non ce l’abbiamo fatta. Un uomo solo non può tutto, per quanta volontà possa avere, ci sono limiti che egli non può varcare. Ci sarebbe voluto un tempo molto più ampio a disposizione, e una rispondenza immediata di altri soggetti e organizzazioni, a loro volta impegnati su troppi fronti, altrettanto drammatici. Dunque non si è fatto in tempo a smuovere le acque, a candidare come avremmo voluto e come avevamo segnalato sulle pagine di questo giornale oltre un anno fa, Stanislav Evgrafovič Petrov, al Premio Nobel per la Pace, perché nessuno più di lui l’avrebbe meritato. La sua vicenda terrena, come si dice in un lessico divenuto comune, si è conclusa: Petrov è morto solo e dimenticato all’età di 77 anni nel mese di maggio, ma solo ora è stata data notizia al mondo, e questo mi riempie di grande amarezza. Come risarcimento al suo umanissimo gesto di aver salvato l’umanità dalla catastrofe nucleare la notte del 26 settembre del 1983, avevo aperto l’anno 2017 con una nota sulla prima pagina di “Odissea” proprio il primo dell’anno, e avevo mandato richieste in vari luoghi del mondo e a varie Associazioni internazionali, perché quel gesto trovasse il dovuto riconoscimento. Avevo sollecitato anche Gabriele Nissim, che a Milano ha dato vita al “Giardino dei Giusti”, di piantare un albero in suo onore e a cui ora riformulo pubblicamente la richiesta. Per quel che mi era stato possibile, un altro piccolo gesto in suo onore lo avevo fatto qualche mese dopo, dedicando a lui il carteggio dello scrittore pacifista Carlo Cassola: “Cassola e il disarmo. La letteratura non basta”. Avevo anche suggerito di attribuirgli dal basso un Premio Nobel dei popoli simbolico, sottoscritto da una serie di Associazioni umanitarie, e di avviare una raccolta fondi per permettergli una vecchiaia priva di angustie. Tutto vanificato dal rapido e inesorabile tempo della morte che non ubbidisce a quello maledettamente lento degli uomini ed al loro agire. [Angelo Gaccione]

*Ex tenente colonnello della forza di difesa dell'Unione Sovietica, Petrov è deceduto a maggio, nella sua semplice e anonima casa alla periferia di Mosca. La notizia, però, è trapelata solo ora, alla vigilia del 34esimo anniversario della sua eroica impresa. Ciò che avvenne quel giorno è degno della trama di un film. Ma è accaduto davvero. Petrov era di turno come responsabile del centro di controllo militare di Oko, deputato al monitoraggio delle attività nemiche. Tra i compiti della struttura, anche la vigilanza su possibili attacchi da parte degli Stati Uniti. E, guarda caso, proprio quel giorno i sistemi iniziarono a segnalare il peggio: missili americani in viaggio verso il territorio russo. In base al protocollo, Petrov avrebbe dovuto immediatamente attivare l'iter di contro-attacco, informando i superiori e innescando così il meccanismo di ritorsione. A un suo ordine, anche l'Urss avrebbe fatto partire i suoi razzi, diretti contro gli Usa. Ma Petrov attese, attese e attese. Qualcosa non gli tornava. Un'intuizione provvidenziale, figlia anche dell'analisi di alcuni "strani" parametri apparsi sui monitor, che impedì lo scoppio di un conflitto di proporzioni apocalittiche. Sì, perché dopo qualche minuto fu chiaro che nessun missile era in volo verso la Russia. Si trattava solo un madornale errore del sistema. Petrov era riuscito a comprenderlo, salvando il mondo. Le autorità russe, però, non lo premiarono mai. Anzi, lo misero ai margini: dopotutto aveva scoperto (e ridicolizzato) i più sofisticati sistemi militari, rivelando l'incredibile falla nel sistema di difesa.
La sua carriera militare proseguì nell'anonimato. Poi il prepensionamento e gli ultimi anni di vita, trascorsi nell'ombra, in una casa popolare. Ma la verità venne presto a galla e qualche associazione volle celebrare le sue gesta, invitandolo negli Usa e consegnandogli un riconoscimento "a nome dei cittadini di tutto il mondo" per aver evitato la catastrofe. Lodi che Petrov ha sempre accolto con assoluta modestia. "Ho semplicemente fatto il mio lavoro", ebbe a dire una volta in un'intervista. "Anzi, non ho proprio fatto niente". Menomale: perché se qualcosa avesse fatto, forse non saremmo qui a ricordarlo.
(Redazione Online/l.f.)