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martedì 5 dicembre 2017

Teatro
Il GIARDINO DEI CILIEGI NELLA REGIA DI DODIN
di Leonardo Filaseta

Anton Cechov

Dal 23 al 26/11 è andato in scena Il giardino dei ciliegi di Cechov del più grande regista teatrale della Russia e, forse, del mondo: Lev Dodin.
Semplice la trama. La giovane vedova Ljuba, che ha perso un figlio di 5 anni annegato, lascia nel paese in affido la figlia giovane e un’altra adottiva e scappa a Parigi col suo amante. Da costui delusa, ritorna al paese: festeggiata dalle figlie Anja e Varja, dal fratello Gaev, dalla governante Charlotta, dall’eterno studente Petja, dal contabile Semion e dall’anziano cameriere Firs. La festa è nel giardino dei ciliegi, nido delle vecchie memorie: l’incantesimo dell’infanzia. Tra i tanti convenuti si fa avanti anche Lopachin, figlio di servi della gleba, divenuto ricco mercante, che le annuncia che villa e giardino per debiti andranno all’asta e le propone di fare nel giardino miniappartamenti da affittare. Ljuba orgogliosa non ci sta e gli propone di sposare la figlia adottiva Varja. Lopachin tentenna, si presenta all’asta e compra tutto. Ljuba torna in Francia, una delle figlie va a fare l’impiegata, l’altra si accasa da una zia, il fratello trova un posto in banca, Firs rimane a guardia della villa e Lopachin ringalluzzito si dà alla pazza gioia. ecadenza dell’aristocrazia? Anche comunque , esempio palmare di laceranti conflitti nel processo storico. Come eco risonante, a noi può evocare una fabula meno dura e più recente: “Il gattopardo”. Un’interpretazione del mondo di Cechov e sintetizzato dallo storico del teatro S. D’Amico: “Quando in un dramma di Cechov s’alza il sipario, la sconfitta è già avvenuta; le sue creature non lottano; non hanno volontà… Cechov rappresenta con note accorte, discrete, lievi, un mondo di creature abuliche e disfatte”.
Dodin capovolge l’approccio con un nuovo procedere della fantasia sia nell’ambientazione che nella recitazione, facendo del “Giardino” l’aurora del mondo e degli attori i portatori coraggiosi del cambiamento. Inizia col filmato di un incantevole paradisiaco giardino con sentiero lontanantesi di ciliegi dove tutti scoppiano in allegre risate e danze vorticose. Cala il sipario e in un praticabile avanscena e un biliardo(ci giocherà Gaev), l’arrivo di Ljuba affascina e lascia estasiati famigliari, dipendenti e amici. Il clima giocondo s’attenua ma noi siamo passo passo rapiti da uno stile di recitazione pacato, pausato, solenne. Si crea un’intensa partecipazione all’aura affabulato ria degli intervenuti . tutti portatori di un entusiasmo evocativo, di felicità di vivere: dalla sicura fervida protagonista al pacifico e serafico fratello, dal tono profetico dell’anziano cameriere allo sbarazzino e ridanciano studente fuori corso, dalla scoppiettante governante Charlotta al calcolatore Lopachin. Il qual cerca di portare alla  realtà dei debiti e della messa all’asta di villa e giardino e propone alla padrona di fare del giardino appartamentini da affittare. Trova resistenza nella calma imperturbabile Ljuba che conduce tutti a una presa di coscienza della situazione mutata: senza isterismi. La festa continua con l’accompagnamento musicale del mandolino di Petja lo studente. Gradualmente si dipana l’intreccio con gli interventi comici in cui primeggiano i battibecchi tra Ljuba e Petja, pago di essere impenitente studente e di fare lo spasimante della cameriera. Pian piano -lo spettacolo dura quasi tre ore- si arriva alla proposta di Ljuba a Varja di sposare Lopachin, la quale gradisce ma ci fa ridere dicendo: “Non posso fargli io la proposta!”.

Lev Dodin

Con smagata meraviglia, sempre basiti dall’atmosfera atemporale di tutti, non recitanti ma viventi la vicenda in assolutezza ponderata, si arriva all’acquisto della villa di Lopachin. Il quale si esalta in una danza esuberante e grottesca. La rivincita del proletario! Ridimensionata e sgretolata dall’adeguamento di tutti al cambiamento: Gaev s’incammina sempre calmo al lavoro trovato in banca; Varja va pure a lavorare, Anja si accasa dalla zia; Charlotta, l’unica disperata che esplode in squittii bambineschi, continua a fare la governante; Pitja terminerà forse  gli studi e Fi continuerà a fare il custode.
Ljuba chiede un ricordo del giardino a Lopachin. Questi le offre due bobine del filmato: suggello del cambiamento con la conservazione in cuore del  mondo antico: ricorda che allieta! l’accettazione del cambiamento dolente da un’epoca all’altra è annunciata solennemente da Firs: “Anche allora, durante la liberazione della gleba ci fu rottura!”.
In fila per mano compassati passeggiano gli attori nell’avanscena, nel velo sulla scena li rappresenta, come in controluce, nella medesima processione tutti vestiti di bianco. Finezza evocativa struggente di tersa e immacolata immagine. Tutti hanno giocato a vivere il mondo del bambini, colmo della gioia e dell’innocenza della fanciullezza. Bianco degli attori e candore lucente dei ciliegi ci portano all’origine, all’aurora del cosmo, al mistero della vita  e ci proiettano sentimenti ancestrali verso il futuro. Tutti ottimi gli attori, che, sappiamo, Dodin fa vivere per anni asceticamente l’esperienza da trasmettere. Tutti infervorati, accalorati, e felici nella missione di portatori di un verbo vitale rincuorante e arricchente: avidi di offrire letizia e amore alla vita. Nominiamo solo due Danila Kozlovskij in Lopachin che nel finale si prodiga fino al parossismo in uno stregonesco raptus di danza che ci fa rabbrividire e Ksenia Rappaport che ci dà una Ljuba tetragona, una specie di Penelope che attende imperterrita che accadono gli eventi che cambiano l’iter della vita. Una Ljuba fortificata e corroborata dall’incantesimo del ricordo del giardino e dall’amore che ancora nutre per l’amante ormai malato. Del regista non sappiamo che cosa lodare di più: l’aura di vitalità prorompente che innerva la commedia tutta o il placido maestoso andare verso nuove tappe dell’avventura umana come l’onda del Don.
Caro Lev , con questo “Giardino” così luminoso ci fai navigare vero l’enigma dell’avvenire, più consapevoli e consolidati. Più anelanti alla felicità. Proviamo la medesima dilatazione del tempo,la pacata umanizzazione e la stupefazione cosmica che abbiamo vissuta con Guerra e Pace di Tolstoj. Con le Tre sorelle ci donasti l’emblema della poderosa forza della donna russa che da sempre regge il suo mondo. Con Ljuba ci doni il volto inscalfibile della donna russa, avida di libertà e ci catapulti verso lo splendore messianico dell’accettazione d’ogni destino. E ci sfidi a vedere l’altra metà della luna, più ardente e luminosa. Alla prossima navigazione e grazie, grazie!