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giovedì 22 marzo 2018


Fiabe                                                                        
La Leggenda dell'Asino Volante
di Giovanni Lodi

Giovanni Lodi

C'era una volta, tanto tempo fa, quando quasi tutta la riviera delle Terre d'Abruzzo era costituita da immensi boschi confinati da fitte pinete con un alternarsi di acquitrini salmastri, una moltitudine di gitani di tutte le etnie, senza fissa dimora, proveniente dall'Est e dal lontano Oriente, che stava attraversando quella zona allora impervia, selvaggia e pressoché disabitata.
Fatto sta che, ad un tratto, tutti i capi carovana di questo lungo fiume di genti e di animali, furono costretti a fermarsi, a riunirsi e a prendere una decisione.
Pioveva ininterrottamente da molti giorni ed erano tutti diretti al Grande Mercato del Bestiame, dei Metalli e delle Pietre Preziose di Kroton, a molti chilometri più a sud oltre le Terre d'Abruzzo. Le loro genti erano così numerose da coprire, come un lungo tappeto variopinto, uno spazio del litorale Adriatico:   dalla cittadina di Alba Adriatica a quella di Pineto degli Abruzzi. Infiniti e interminabili carri carichi d'oro, d'argento, di rame e di pietre preziose di ogni tipo, alcune, di inestimabile valore tirati da cavalli di ogni razza e da ogni tipo di animale da traino. Senza contare mucche, galline, capre, maiali, pecore e di asini provenienti dall'Eurasia e da altre parti del mondo conosciuto.
Il raduno dei trecento capi carovana durò tre giorni e tre notti per decidere se tornare indietro o se proseguire a sud in direzione di Kroton. Il mal tempo continuava a imperversare e lo strato di fango, di sabbia e di acqua aumentava i disagi di tutti: uomini e animali. La riunione stava diventando fonte di scontri e di litigi. C'era chi voleva andare a sud ugualmente, chi voleva ritornare indietro e chi voleva rimanere lì con tutte le famiglie e gli animali. 100 capi votarono per andare a sud, 100 capi votarono per tornare indietro e i rimanenti 100 per fermarsi. In questo modo ogni decisione era paralizzata, e la situazione andava deteriorandosi. Tutti erano scuri in volto, amareggiati, stanchi e abbastanza nervosi. Il momento era critico, al limite di un possibile scontro che avrebbe potuto essere rovinoso per l’intera comunità. In quel mentre, alcuni bambini che giocavano con una palla di stracci tra i riflessi del tramonto del sole, la calciarono nel fitto della pineta circostante. Uno dei bambini, per riprendere il pallone finito in cima ad un pino, iniziò a gridare con stupore misto a entusiasmo: “C'è un asino che vola! Guardate! Guardate lassù.” E tutti bambini e tutti i capi carovana si misero con il naso all'insù a guardare tra nuvole e cielo.


Il bambino che urlava si mise a correre dietro a quell'apparizione. I suoi amici lo seguirono entusiasti. Anche i capi carovana si misero a correre per seguire quell’insolito spettacolo. La notizia si sparse immediata da un capo all’altro dell’accampamento e tutti si misero a correre, e dietro questo corri corri la pioggia cessò di colpo. Tutta l'immensa carovana si mise a correre per inseguire il volo dell’asino, e, seppure a fatica, finalmente aveva ripreso il viaggio.    Durante la notte la posizione della corsa cambiò. Il bambino e i suoi amici correvano davanti mentre dietro di loro c'era una moltitudine di cani, di gatti, di galline e di uno scoiattolo intruso che si era infiltrato nella folla; poi c'erano le pecore e le capre, più lente, che però avevano sorpassato i trecento capi stanchi, e poi c'erano le mucche.  Corsero tutti, chi più chi meno, per tutta la notte, e corsero anche carri, carretti e carrettelle con guidatori con e senza bretelle. E quelli che guidavano con il gilet quella volta non si presero neppure un tè.
Arrivati in zona 'Faro', stremati, si fermarono tutti più o meno dove ora c'è il confine tra le città delle Terre d'Abruzzo di Montesilvano e di Pescara. Il bambino disse a fil di fiato: “Ecco, l'Asino Volante deve essere atterrato da queste parti perché poi non l'ho visto più. Diamo un’occhiata qui in giro”. Un altro bambino confermò più o meno la stessa cosa: “L’ho visto anch'io cadere dalle nuvole più o meno qua. Cerchiamolo tutti. Forse è tra quegli alberi”.
Con molta sorpresa tra la pineta trovarono un'Asina Volante molto stanca, un’Asina femmina e non un Asino maschio come s'intitola la leggenda.
Ma anche se era realmente un'Asina, la leggenda, come voi sapete, è tradizione, è legge, e non si può cambiare a piacere. Non c'è bisogno di chiedere il parere ai maestri o alle maestre, perché se la leggenda è legge significa che è immutabile; significa che ormai si è radicata nella fantasia e nel cuore degli uomini e delle donne, ed è così anche nei libri delle fiabe. Sarà pure sbagliato il titolo di questa leggenda dell'Asino Volante, ma ormai è così dalla notte dei tempi e così    rimane. Ed anche a me non dispiace affatto.
Nel frattempo il tempo era tornato bello e quell'evento aveva cambiato le cose. I trecento capi carovana si riunirono in assemblea e così decisero: duecento carovane si sarebbero dirette a Sud continuando la loro vita errante, ma cento decisero di rimanere lì in modo stanziale, nei pressi dell'attuale chalet a cui fu dato il nome di “Faro dell'Asino Volante”.