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venerdì 11 maggio 2018

MOSTAR
La guerra nella ex Jugoslavia ha prodotto, come tutte le guerre, la barbarie che sappiamo. Il bellissimo Ponte di Mostar, il ponte a schiena d’asino, che univa i due versanti della città, fu vigliaccamente bombardato. Come ho più volte scritto, i ponti uniscono, sono simboli di unione per eccellenza, sono dunque simboli di legami e di contatti; ma per me sono ancora più meravigliosi, perché sotto di essi scorre quasi sempre acqua: l’elemento primigenio, la vita, con il suo fluire ed il suo canto, con il cielo che vi si riflette, le nuvole e le case che vi si specchiano.
Quel ponte è ora ricostruito, lo hanno ricostruito gli Italiani, e Pippo Puma lo ha di recente attraversato. Ha visto miseria e bellezza ad un tempo; miseria incisa sul volto di una bambina con la sua cassettina fra le gambe per le elemosine. Pippo ha fotografato quella bimba e ha scritto dei versi, il suo amico pittore Franco Cilia ne ha fatto uno schizzo per noi. Per non dimenticare quello sguardo, per ricordarci che le guerre sono un crimine. [Angelo Gaccione]
 
Il Ponte distrutto
Il ponte ricostruito col fiume Neretva


La poesia di Puma con il disegno di Cilia
La bimba dell'elemosina