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venerdì 19 ottobre 2018

A PROPOSITO DI VACCINI
di Pasquale Ferrante*

Pasquale Ferrante

L’altalenante percezione dei vaccini tra la gente e sui media:
un po’ di storia, un po’ di scienza.


Negli ultimi decenni, in Italia ma anche in molte altre nazioni del mondo, numerose persone e gruppi hanno incominciato a manifestare dubbi sulla sicurezza e sul'utilità dei vaccini arrivando al punto di non vaccinarsi e di non vaccinare i proprio figli. Quando poi questi dubbi e queste posizioni sono approdati sui cosiddetti social media il numero di chi "non crede" è enormemente aumentato e la foga o passione nel contestare i vaccini ha creato questo nuovo fenomeno che classifica le persone che ne discutono come no-vax ai quali si oppongono le persone favorevoli o pro-vax.
Sempre attenti ai grandi numeri, anche molti politici, parlamentari se non addirittura i partiti si sono schierati a favore o contro i vaccini. In genere queste posizioni tendono a considerare i vaccini un tutt'uno e quindi come tale da prendere o lasciare e, conseguentemente ad ogni dibattito o discussione che si svolga in televisione, su Face-book o al bar, chi partecipa non può che essere a favore o contro.
Accade spesso che ogni tentativo di capire i vaccini, la loro storia, il loro impatto sulla salute umana e la loro complessità tecnica e concettuale viene sommerso dal vociare di chi crede di avere ragione a prescindere e la maggioranza della popolazione è confusa e non riceve informazioni se non quelle che i no-vax e i pro-vax forniscono a favore delle proprie tesi.
Forse ripercorrere per sommi capi la storia dei vaccini e della loro relazione con gli essere umani può essere utile per iniziare a parlarne.
Quando gli uomini hanno avvertito il bisogno di "qualcosa" contro le malattie infettive, che nei secoli e nei millenni passati si manifestavano come epidemie drammatiche capaci di coinvolgere e spesso uccidere molta parte delle persone colpite?
Un concetto antichissimo e primitivo di vaccino si intuisce già nell'antitodo, dal greco ντίδοτον, con il quale si indica un farmaco capace, con meccanismo chimico o chimico-fisico, di trasformare un agente tossico in un composto innocuo o scarsamente lesivo (Da: Enciclopedia Treccani). Rientrano nel novero degli antidoti in senso stretto i sieri immunizzanti (antiofidico, antidifterico e altri) che sono stati messi a punto secoli fa.
Ma la storia permette di individuare una data di nascita quasi esatta dei vaccini così come noi li intendiamo anche al giorno d'oggi. Infatti alla fine del 1700 il medico inglese Edward Jenner osservando cosa succedeva ai mungitori di vacche, si accorse che questi ultimi, quando si verificavano epidemie di Vaiolo, una grave malattia infettiva spesso letale, non si ammalavano o presentavano una malattia lieve e non letale. Queste osservazioni, già diffuse nella popolazione contadina e tra i mungitori divennero ancora più interessanti quando ci si rese conto che i mungitori che si ammalavano del vaiolo bovino erano quelli protetti contro il vaiolo umano. E' importante ricordare che, proprio in quei tempi il vaiolo, noto per la sua gravità fin dall'antichità in molte parti del mondo, ebbe in Europa un incremento con frequenti epidemie che causarono numerosissimi morti.
Su queste basi nel 1798 Jenner decise di inoculare il liquido delle pustole del vaiolo delle vacche, in alcuni volontari, i quali, quando si verificarono le successive epidemie di vaiolo, risultarono protetti e non si ammalarono. Fu così messo appunto il primo vaccino veramente efficace e si noti bene che la parola vaccino deriva da vacca, l'animale con il quale i mungitori erano a stretto contatto quotidiano.
L'utilizzo in tutto il mondo del vaccino contro il vaiolo dopo circa due secoli ha permesso di eradicare il vaiolo che non circola più come malattia negli esseri umani e dal 1990 circa non è più stato necessario vaccinarsi.
La storia dei vaccini proseguì con la messa a punto del primo vaccino contro la rabbia, una malattia trasmessa dagli animali all'uomo, e sempre letale se non trattata, da parte di Luis Pasteur che il 6 giugno del 1885 trattò per la prima volta con successo un bambino che era stato morsicato da un cane affetto da rabbia.
Sia il vaccino contro il vaiolo che quello contro la rabbia erano efficaci nel proteggere contro queste due gravi malattie, ma entrambi potevano dare frequenti complicazioni in qualche caso anche molto gravi. Tuttavia in considerazione del rischio di morte elevato per vaiolo e certo per la rabbia, le persone si facevano vaccinare senza molte remore (oggi il vaccino per la rabbia è molto sicuro).
Ma la vera diffusione delle notizie e delle discussioni sui vaccini, anche a livello giornalistico, radiofonico e televisivo, si ebbe con la messa a punto dei vaccini antipoliomielite tra la seconda metà degli anni '50 e la prima metà degli anni '60 del secolo scorso. A partire dai primi del '900 negli Stati Uniti e più tardi anche in Italia, si incominciarono a verificare epidemie annuali di Poliomielite paralitica, una malattia conosciuta fin dall'antichità ma che non aveva mai provocato prima epidemie così diffuse. La poliomielite paralitica è una grave malattia neurologica che colpisce i neuroni motori e provoca una paralisi flaccida che può coinvolgere i muscoli degli arti inferiori (paraparesi) ma a volte anche di quelli superiori (tetraparesi) ed in alcuni casi per il coinvolgimento dei neuroni cerebrali causare oltre alla tetraparesi anche paralisi respiratoria, arresto cardiaco e morte. In Italia a partire dal secondo dopoguerra e fino all'introduzione della vaccinazione si verificavano ogni anno migliaia di casi di poliomielite paralitica, con una andamento crescente fino ad un picco di più di 8.000 casi nel 1960. Con la vaccinazione estensiva da allora la poliomielite è scomparsa dal nostro paese.
E' importante ricordare che il vaccino antipolio fu somministrato obbligatoriamente a tutti i bambini così come qualche decennio prima era stato già fatto per il vaccino antidifterite e per quello antitetanico e ancora prima per l'anti-vaiolo.
Successivamente quando nel 1976 fu introdotto il vaccino anti-morbillo si decise di renderlo facoltativo, organizzando comunque massicce campagne di informazione per convincere i genitori a vaccinare i propri figli.
Ma che cosa è il morbillo? E' una malattia così pericolosa da avere bisogno di una vaccinazione?
Il morbillo è una malattia infettiva che colpisce soprattutto i bambini, ma anche adolescenti ed adulti, se non contratto da piccoli, infatti chi si ammala è poi protetto per tutta la vita. Il virus del morbillo è molto contagioso e si trasmette per via aerea attraverso le goccioline di saliva emesse parlando, tossendo o starnutendo. La malattia è caratterizzata dalla comparsa di un esantema maculopapulare, di colore rosso intenso, con le macchie diffuse in tutto il corpo. Prima della comparsa dell'eruzione cutanea si hanno sintomi respiratori, congiuntivite e febbre, anche molto alta. Le complicanze più frequenti possono essere l'otite, la diarrea e la polmonite che si possono verificare in circa il 25% dei casi. Molto grave e per questo molto temuta è l'encefalite da morbillo che si osserva in un caso ogni mille e che provoca gravi danni cerebrali permanenti e può portare a morte molti dei soggetti colpiti. Inoltre c'è una complicanza rarissima del morbillo (1 caso ogni 100.000), dovuta al fatto che il virus del morbillo, dopo l'infezione acuta, si nasconde nel cervello del bambino colpito e dopo circa 10 anni si riattiva provocando la PanEncefalite Sclerosante Subacuta (PESS), una malattia drammatica e inevitabilmente fatale. E' evidente quindi che il morbillo è una malattia pericolosa e quindi quando il vaccino fu introdotto, anche se su base volontaria, ebbe in Italia un notevole successo.
Poi, piano piano, proprio partendo dal vaccino anti-morbillo, si è incominciato a diffondere prima uno scetticismo e successivamente una avversione contro i vaccini, e ci si deve chiedere come mai questo è avvenuto e perché continua ad esserci una quota della popolazione che si dichiara contraria ai vaccini.
Paradossalmente, grazie alle vaccinazioni, le gravissime complicanze di cui stiamo parlando sono state in qualche modo dimenticate nella loro drammaticità e molti genitori giovani, ma non solo, si chiedono perché vaccinare, a volte influenzati anche dai racconti dei moti adulti che affermano di aver avuto il morbillo senza problemi, dimenticando i tanti coetanei  che a quel tempo soffrivano delle complicanze gravi, fino alla morte, appena descritte.
Un altro aspetto importante che può generare un atteggiamento anti vaccini è rappresentato dall'errata percezione del concetto di "immunità di gregge" e cioè dalla considerazione che se il 95% della popolazione è vaccinata contro un virus lo stesso non circolerà più. Insomma una specie di egoismo su base scientifica. Tuttavia bisogna ricordare che i virus ed i batteri, ai quali impediamo di provocare malattie nei bambini con le vaccinazioni, non sono scomparsi ma continuano a circolare nel mondo in popolazioni lontane, ma con le quali possiamo entrare in contatto per viaggi o per migrazioni, e quindi, se non ci si vaccina, il rischio di contrarre queste malattie infettive e di avere complicanze gravi rimane per tutta la vita.
A questo proposito è opportuno ricordare un gravissimo problema che si sta verificando in questi ultimissimi anni in Venezuela, paese una volta ricchissimo e terra di migranti anche italiani, in cui la crisi economica ha minato le strutture sanitarie compresi i centri vaccinali e così è scoppiata un'epidemia di Difterite, iniziata a luglio 2016 ed ancora in corso. Dal suo inizio fino a maggio 2018 sono stati segnalati 976 casi accertati e sono stati registrati 142 decessi per Difterite. Per gli abitanti del Venezuela, morire di Difterite sembrava una cosa impensabile fino a pochi anni fa, quando il paese era in buone condizioni economiche, ed il vaccino, che è associato a quello contro il Tetano e la Pertosse era regolarmente e sistematicamente somministrato a tutta la popolazione. Eppure è bastato poco tempo senza vaccino perché questa malattia, conosciuta a fine ottocento come "lo strangolatore" e capace di portare a morte fino all'80% dei bambini colpiti, tornasse a uccidere bambini ed adulti innocenti.
Il ritorno della Difterite è un monito drammatico a favore della necessità di vaccinare, perché nel caso di questa malattia, anche il già citato ed ormai famoso concetto di "immunità di gregge" non si applica appieno, perché occorre ricordare che il vaccino è composto da anatossina difterica (e nel trivalente anche tetanica e della pertosse) e quindi i vaccinati sono protetti verso la tossina e non verso il batterio. Quindi i soggetti non vaccinati possono essere infettati dal batterio della Difterite, che continua a circolare nella popolazione in tutto il mondo, anche se vaccinata, e se il batterio produce la tossina possono ammalarsi gravemente ed addirittura andare incontro alla morte.
Come si vede da questo esempio drammatico, il tema dei vaccini è molto complesso, tuttavia i dati scientifici, epidemiologici e storici che sono stati velocemente riassunti in questo scritto, ci permettono di ribadire che le vaccinazioni sono un'arma efficacissima contro le malattie infettive ed è irragionevole non praticarle quando sono disponibili. Le eventuali rare complicanze da vaccino sono davvero non paragonabili per frequenza e gravità ai danni provocati dalle malattie che si prevengono con i vaccini stessi.
In tutto il mondo i vaccini salvano ogni giorno migliaia e migliaia di vite umane soprattutto tra i bambini e, come tutti possiamo vedere dai media e da Internet, nei paesi più poveri del mondo nei quali per diversi motivi, soprattutto economici ma a volte anche religiosi e politici, i bambini continuano a morire per malattie come il morbillo, o altre che noi abbiamo largamente debellato e che, con il rifiuto di vaccinarsi, stanno ritornando pericolosamente anche nel nostro paese.

*Medico, Professore Ordinario di Microbiologia, 
Università degli Studi di Milano.

 
Nella foto qui sopra un Ospedale di Los Angeles, nel 1952, con tante macchine per la ventilazione meccanica usate per i soggetti colpiti dalla paralisi respiratoria da poliomielite.