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domenica 17 febbraio 2019

IL PASSAGGIO DI SPARTACO IN CALABRIA
di Nicolino Longo


Spartaco, lo schiavo che sfidò Roma

Ne sarebbero presenti tracce fra le montagne di Aieta e Vannefora


San Nicola Arcella. Tra il 73 e il 71 a. C. (anno in cui venne sconfitto ed ucciso, in battaglia, da Licinio Crasso), è ormai cosa indubitata e certa che il gladiatore trace, Spartaco, nel capeggiare una rivolta, di circa 120.000 schiavi, contro Roma (le cui legioni ne vennero per ben quattro volte respinte), passò, stando a un lacerto di Sallustio così tradotto dal Pareti: “Preso a guida uno dei prigionieri picentini, venne dai gioghi di Eboli -per i monti Eburum-, non visto, alle Nares Lucanae -tra Polla e Auletta- quindi al foro di Annio che faceva giorno e non avvertito dalla gente dei campi…”, passò, dicevamo, scendendo in Calabria, proprio per Vannifora (Annii forum- foro di Annio, contrada (oggi, Vannefora) di San Nicola Arcella (CS), a sud del villaggio “Il Bridge” (ove si estendeva un vasto pianoro, chiamato “Piano delle Pere”, su cui, oggi, insiste, e solo da pochi anni, il “Nelema Village Resort”). A sostenere questa tesi è lo scaleota Carmelo Giordanelli fu Raffaele, in “Spartaco in Calabria”, Grafiche F. Caselli, Scalea, 1962; ad avvalorarla, invece, è la presenza, ancora oggi, in detta zona, di taluni ruderi e, quel che più conta, di un’antichissima mulattiera che, attraversando le montagne di Aieta e puntando verso il fiume Lao, proviene proprio dalla Lucania.
Dell’anzidetto toponimo (Vannifora) si fa anche cenno nel “Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli” di Lorenzo Giustiniano che, scrivendo di Scalea (di cui San Nicola Arcella è rimasta Casale fino al 1912), riferiva: “(...) vi è caccia di lepri, volpi e lupi specialmente in un luogo chiamato Vannifora”. Spartaco, dunque, proveniente dalla Lucania, dove aveva sconfitto Varinio, avrebbe raggiunto Vannifora (territorio sempre lucano, avendo, all’epoca, quest’ultimo, a delimitazione del confine orientale -oltre il quale era il Bruzio: l’attuale Calabria- il fiume Lao), proprio percorrendo la mulattiera di cui detto e, da qui, avrebbe poi puntato, passando per il Lao, su Turi (colonia greca della Magna Grecia, nei pressi dell’antica Sibari).
E giacché ci siamo, riferiamo anche che fu proprio (sempre secondo il Giordanelli, ma anche secondo Carlo Dotti del Dauli, il Giustiniano di cui detto, Plutarco e Antonini) nella odierna Piana del Lao o di Scalea (l’antica Palude Lucana: da altri collocata, erroneamente, in territorio di Pesto) e, quindi, a una manciata di chilometri da Vannefora che, sul finire dell’inverno anno 71 a. C., avvenne poi il grande cozzo fra la seconda colonna dell’esercito di Spartaco (al comando di Giannico e Castro) e le forze di Crasso al comando di C. Pontinio e Q. Fabio Rufo: i fedeli di Spartaco furono da costoro, prima messi in fuga e poi fatti accerchiare e massacrare dalla cavalleria di Quinzio e dagli uomini dello stesso Crasso. Spartaco, che con l’altra parte dell’esercito, aveva varcato il Lao a nord, perì, poi, assieme ai suoi, nella battaglia del Sele, che culminò con la crocifissione ed esposizione, lungo la via Appia, da Capua a Roma, di tutti gli sconfitti, mentre i fuggitivi (altri 5.000 schiavi) vennero affrontati e massacrati, in Etruria, da Pompeo, reduce dalla Spagna. E fu così, dunque, tra il Lao e il Sele, che venne a consumarsi, oltre duemila anni fa, una delle più cruente ed atroci guerre che la storia ricordi.