Pagine

martedì 16 aprile 2019

LE RADICI GRECO-ROMANE DELL’EUROPA
di Giovanna Gabrielli
 
Giovanna Gabrielli
Lo scorso 29 marzo si è tenuto al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta, nella sede milanese del Parlamento Europeo, un interessante incontro sulle radici greco-romane dell’Europa attraverso il pensiero degli studiosi europei, partendo dal saggio che Stella Priovolou, filologa e docente all’Università di Atene ha dedicato a questo tema. Organizzato dalla Comunità Ellenica di Milano, dal Centro Ellenico di Cultura, con il patrocinio dell’Ambasciata di Grecia a Roma e la presenza del Console Generale della Grecia di Milano Nikolaos Sakkaris, hanno portato i saluti Sofia Zafiropoulou (Presidente della Comunità Ellenica di Milano), Bruno Marasà (Direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo di Milano), il Console di Milano Sakkaris ed ha coordinato Antonio Amato del Centro Ellenico di Cultura.
Sono intervenuti la politologa Cinzia Dato, il sociologo Manfredo Romano Arrigo, il parlamentare Bruno Tabacci, il presidente della Società Filellenica Lombarda prof. Massimo Cazzulo, la giornalista Giovanna Gabrielli autrice del testo che qui riportiamo, e lo scrittore Angelo Gaccione.

La copertina del libro

Mi fa molto piacere oggi, in questa prestigiosa sede milanese che non solo idealmente, ma anche plasticamente ci avvicina all’Europa e quindi all’idea ispiratrice del prezioso libro di Stella Priovolou, essere qui a riprendere un discorso già avviato a Roma in una recente e fortunata presentazione. Da vera innamorata della Grecia, desidero subito dire ancora un grazie a Stella per questo suo lavoro impegnativo e raffinato che non solo contribuisce a colmare parecchie lacune storiche sul tema sempre molto dibattuto delle radici dell’Europa, ma che invoglia a documentarci, a ripensare e a ristudiare le origini del nostro essere stati ed essere Europei. In questo senso il “manuale colto” - come mi piace definire queste 80 pagine dense di citazioni e di importanti riferimenti critici - oltre ad essere di grande attualità in un momento storico in cui l’Europa è attraversata da instabilità, inquietudini e smarrimenti, si rivela quasi come una imponente attrezzatura culturale per chi abbia curiosità e desiderio di addentrarsi nel passato profondo della civiltà europea.
Stella Priovolou

Per certi versi quasi una sfida ragionata all’euroscetticismo imperante e a un certo conformismo intellettuale che quasi sempre si limita allo scontro politico-ideologico sul destino dell’Europa. Con un’idea originale, inedita alla base. Che è poi anche il valore aggiunto di questo volume. L’idea di raccontare il tema delle origini greco-romane dell’Europa in forma di viaggio. Un viaggio nel tempo, nella storia, nella cultura e nella grande letteratura greco-romana mediato e filtrato dalle analisi e dalle riflessioni di studiosi e intellettuali di formazione, indirizzo e provenienza geografica diverse. Tutti, comunque, ugualmente appassionati d’Europa e tutti impegnati a spingerci verso un coinvolgimento consapevole. Un viaggio condotto attraverso l’io narrante dell’autrice che nel suo stile garbatamente didascalico non si sottrae certo al confronto dialettico con le posizioni dei vari studiosi, ma al contrario cuce e collega giudizi e teorie in un continuum contrassegnato dalla sua visione critica. E comunque prima di infilarci nelle pagine del libro devo confessare un mio vezzo che spesso mi porta a leggere i libri curiosando nel finale. Così ho fatto anche questa volta e spigolando nelle conclusioni ho trovato il filo conduttore che mi ha poi accompagnato con semplicità nella lettura.
Scrive l’autrice nel suo exodus(...) concludendo azzarderò una constatazione: negli anni del multiculturalismo e della globalizzazione, i popoli eredi della cultura greco-romana sono proprio quelli che hanno la possibilità di dare il loro contributo, con la loro cultura e le loro conoscenze, alla grande famiglia europea. La conoscenza del Medioevo latino, del Medioevo della luce e non del buio, della letteratura di questo periodo, interessante soprattutto come evento culturale, possono indubbiamente aiutare l’Europa a ritrovare la strada e insegnarle come evitare il rischio di ritornare ad un buio e squallido Medioevo.”
 
Cinzia Dato e Angelo Gaccione
Dunque, conclusioni forti in cui oltre all’auspicio di una nuova presa di coscienza dei popoli - diciamo così - direttamente eredi, viene quasi evocata una responsabilità di noi Europei tutti a non tradire le grandi conquiste del passato ma a potenziarle e a modellarle con gli strumenti culturali di oggi, allineandole ai parametri della modernità.
E dunque allora è così. Il nucleo dell’Europa lo ritroviamo proprio in “(…) quella civiltà complessa e gloriosa che i Greci e sulla loro scia i Romani fecero fiorire per oltre un millennio, così come (senza quella greco-romana) la nostra civiltà sarebbe molto più frammentaria e povera. Meno meditativa.”  Parole queste ultime di Gilbert Highet, accademico, classicista scozzese naturalizzato americano, grande ispiratore dell’autrice - come lei stessa indica nella prefazione - e più volte citato quasi come linea-guida. In effetti le riflessioni di Highet ricorrono in molti capitoli del testo, scandiscono il lungo excursus storico. Dal mondo antico, al Medioevo latino, alla modernità.
Ci illuminano sul ruolo della letteratura greca e romana nell’evoluzione del pensiero e della civiltà occidentale e anche su come la futura letteratura europea sia segnata dal riflesso dell’incontro tra Grecia e Roma. Senza dimenticare l’influenza universale - nella cultura e nella semantica europea - della lingua latina e di quella greca così interconnesse nei secoli e pur così diverse nelle loro differenti sopravvivenze.

Bruno Tabacci

Ci illuminano introducendoci, a fianco dell’autrice e di altri compagni di viaggio, in quell’affascinante “relazione particolare” (sappiamo anche quanto contraddittoria e conflittuale) tra due grandi mondi, due popoli, due culture, due civiltà. Quella di Atene e Roma. Destinate a influenzarsi e a contaminarsi attraverso innesti linguistici, artistici. E naturalmente politici. Direi che c’è materia per riflettere e - come si dice - per ripassare i fondamentali. Del resto il saggio di Stella non manca certo di aiutarci. E di emozionarci.
Anche perché, al di là di Highet, sono molte e tutte stimolanti le voci che in un graduale comporsi del quadro globale ci accompagnano verso una visione d’insieme.
Certamente è impossibile qui e ora tentare sintesi approssimative di tutto l’enorme arsenale critico distribuito nel testo e assegnato, con grande rigore filologico, ai tanti studiosi presenti nel libro. Ma, senza far torto a nessuno, vorrei solo ritagliarmi due autori che con le loro riflessioni mi hanno reso chiaro e emozionante il senso di alcuni capitoli-chiave.
Partendo, per esempio, dalla grande grecista francese Jacqueline De Romilly, membro dell’Académie Française, che a proposito del V secolo ateniese - il grande V secolo ateniese al quale l’autrice dedica giustamente molto spazio, osserva “(…) il rapporto tra Grecia e Roma è unico e affascinante, così come lo è il continuo processo dell’educazione… Nel V secolo Atene scoprì la democrazia e il pensiero politico. Creò la tragedia e in meno di cento anni vide succedersi, uno dopo l’altro, i soli tre autori che gli scrittori successivi conobbero: Eschilo, Sofocle e Euripide. Dette forma alla commedia di Aristofane… Vide costruire l’Acropoli e realizzare le statue di Fidia… Allora si sviluppò una medicina nuova che si basava sulle osservazioni scientifiche di un certo Ippocrate… la Grecia e Atene sono dominate da un’unica passione, quella di comprendere l’essere umano…”.

Nikolaos Sakkaris

Per altro poi - a proposito di lingua greca e latina e di reciproci debiti culturali - è davvero interessante il contributo di Theodoros Papanghelos, Accademico dell’Università di Salonicco che così scrive () la lingua latina, che inizialmente rifletteva la relativamente semplice società agricola degli antichi abitatori del Lazio, si arricchì con l’incontro culturale tra Roma e Grecia ed entro la fine del I sec. a.C.  aveva acquisito una nuova dinamica, una ricchezza lessicale nuova e nuove possibilità espressive, la precisione della formulazione, la concisione pregna di significato, la disciplinata organizzazione sintattica.”
Spunti di lettura per un libro che va affrontato senza fretta, tutto sommato pensando che stiamo studiando noi stessi. Un ottimo lavoro di questi tempi.
Per concludere vorrei aggiungere un’illuminante osservazione dell’autrice che racchiude, direi, il senso e lo spirito del libro: “() L’Europa come continente, come idea, come realtà, come identità riconoscibile è il risultato della vita e delle opere che vengono realizzate nell’ambito europeo: un contesto la cui identità è riconducibile alla razionalità del pensiero degli antichi Greci, al genio giuridico dei Romani e alla spiritualità cristiana. Un cammino di 2500 anni che, dopo gli sviluppi degli ultimi anni, ci dà la possibilità di cogliere e riconoscere il concetto di Europei come universale.”

Antonio Amato

E dunque ringraziando ancora Stella Priovolou per questo lavoro che io credo vada visto anche come un vero atto sentimentale verso l’Europa, vorrei ricordare il grande storico francese Paul Veyne che nel suo monumentale volume L’impero greco-romano ci offre lapidariamente una sua chiosa: () se la cultura era ellenica, le forme di potere - come il diritto - furono romane”. Così come “le lontane fondamenta non smettono di cambiare finché l’edificio dei secoli è in costruzione…”.

GALLERIA
Massimo Cazzulo
Bruno Marasà

Una veduta del tavolo dei relatori


Aldo Pirola

Marinella Linardos
Dimitrios Fessas