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venerdì 17 maggio 2019

Educare alla cittadinanza e alla Costituzione
di Vincenzo Viola*



1.La scuola è fondamento della democrazia del Paese: 
- solo una preparazione adeguata e offerta a tutti permette di esercitare la facoltà di scegliere i governanti ed eventualmente di essere scelti;
- solo un esercizio della democrazia fin dagli anni della formazione consolida e irrobustisce la partecipazione civile.
- Proprio per questi motivi la Costituzione dà tanta importanza alla scuola; senza la comprensione di questa realtà non ci sarebbe ragione di parlare di educazione alla cittadinanza.
2.La proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione dell’insegnamento di educazione alla cittadinanza formulata dall’ANCI ha il grande merito di riproporre all’opinione pubblica il tema della funzione formativa della scuola in ogni suo ordine e grado ma, a nostro parere, necessita di alcuni approfondimenti in quanto poco funzionale al raggiungimento dell’obiettivo stesso dell’educazione alla cittadinanza.
3.Non serve una legge per introdurre l’insegnamento di educazione alla cittadinanza perché c’è già. Anzi ce ne sono diverse, a partire dalla riforma Moro del 1958 per giungere alla riforma Gelmini del 2008 / 2010. Sono state sperimentate diverse soluzioni, in ogni fase della vita scolastica degli ultimi sessant’anni e in ogni contesto sociale, ma nessuna ha funzionato. È utile individuare il perché, prima di formulare altre proposte.
4.Per insegnare qualsiasi disciplina in qualsiasi ordine di scuola è essenziale proporre e far comprendere i fondamenti teorici e soprattutto fare e far fare esercizio. La pedagogia della democrazia non segue un metodo diverso: per insegnare democrazia e legalità bisogna fare costantemente esercizio di democrazia e di legalità.
5.La prima difficoltà a rendere effettivamente curricolare l’educazione alla cittadinanza sta nella indeterminatezza dei contenuti e delle finalità di questa disciplina, indeterminatezza evidenziata e potenziata anche dalla mancanza di un docente di riferimento preciso: come può essere presa sul serio una disciplina che può essere affidata indifferentemente a un insegnante di italiano, di storia, di filosofia, di diritto o di economia? E perché no di scienze o di scienze motorie o di matematica e fisica e così via? Non è una battuta, anzi: vi è un’infinità di punti di contatto tra queste ultime discipline e l’educazione alla cittadinanza.


6.La genericità dei contenuti e dei fini dell’educazione alla cittadinanza e l’attribuzione indeterminata ai docenti (di italiano o di storia e filosofia o di diritto o di economia…) delle competenze relative a tale educazione entrano in conflitto tra di loro e producono una situazione di confusione che si traduce in scarso interesse sia da parte dei docenti che degli studenti che il ricorso (sostanzialmente repressivo) al voto non può sanare. Anzi vorrei dire che se chi dirige le nostre scuole non si è ancora reso conto che il voto non è la soluzione dei problemi della didattica, ma ne è in buona parte la causa, ogni riforma parziale o globale della formazione è destinata a fallire.
7.Infatti una scuola impostata sul voto è una scuola che insegna solo a ripetere cose già note e col voto sanziona in positivo o in negativo la distanza tra un sapere codificato e l’apprendimento dell’alunno: quanto più l’alunno si distanzia dal sapere codificato tanto più negativo è il giudizio. Non a caso il settore scolastico che in Italia funziona meglio è ancora il ciclo delle elementari, che è quello in cui il voto ha un peso minore. A scuola, invece, si trascura l’importanza scientifica e didattica dell’errore, necessario per impostare un percorso di ricerca, di validazione, di metodo per far propri fondamentali contenuti della cultura di ogni tempo.
8.Per imparare qualsiasi cosa ci deve essere la scuola del “perché?”, cioè dell’esperienza, delle domande poste dagli allievi in un interscambio con gli insegnanti e non dell’assunzione passiva e tendenzialmente tautologica dei contenuti e della semplice esposizione di ciò che si è appreso, riassumibile nella formula “è così perché è così”. Il riconoscimento dell’errore come componente essenziale di questo dialogo comporta l’acquisizione di due punti fondamentali dell’educazione alla cittadinanza: la libertà di parola come condizione del dialogo e l’assunzione della responsabilità del proprio ragionamento da un lato e il rispetto delle opinioni e delle affermazioni altrui, rispetto non formale, ma sostanziale, che consiste nel prenderle in considerazione per accettarle o rifiutarle o elaborarle assieme.
9.Il valore fondamentale della democrazia è il rispetto: “La democrazia deve credere in se stessa e non lasciar correre sulle questioni di principio, quelle che riguardano il rispetto dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani e dei diritti che ne conseguono e il rispetto dell’uguale partecipazione alla vita politica e delle procedure relative.” (Gustavo Zagrebelsky, Imparare democrazia)
10.Il rispetto va inteso come scelta attiva, non come atteggiamento conservativo perché se la democrazia e la legalità non vengono messe in pratica non vivono e non possono essere trasmesse.


- rispetto della persona: se il rispetto delle persone, di tutte le persone, di qualsiasi provenienza, lingua e tradizione, non diventa il valore fondante della cittadinanza, l’educazione civica si rivela solo un arido elenco di norme
- rispetto nelle relazioni: se le regole non vengono rispettate in primo luogo da chi ha il dovere di farle rispettare, le regole stesse diventano uno strumento di prevaricazione.
- rispetto della crescita e della maturazione della persona: “occhio benevolo e non punitivo nei confronti del giovane e riconoscimento del merito”,
- rispetto dell’impegno di lavoro e del tempo-vita che si chiede allo studente: qualità dell’insegnamento;
- rispetto della libertà di parola: fondamentale, educazione alla libertà e alla responsabilità.



11.Per l’educazione alla cittadinanza questa impostazione è fondamentale. Infatti se per l’apprendimento di tutte le discipline è necessario l’esercizio, “ché non fa scïenza, /sanza lo ritenere, avere inteso”, per l’apprendimento dell’educazione alla cittadinanza è essenziale l’esercizio della democrazia, che deve riguardare tutti gli ambiti scolastici e in primo luogo quello della didattica. Infatti solo ciò che incide sull’attività che stiamo svolgendo per rafforzarla o modificarla viene percepito come importante e significativo.
12.Ma torniamo al punto 3 e alla necessità di avere un punto di riferimento preciso per il versante conoscitivo dell’educazione alla cittadinanza. Tale riferimento non piò che essere l’insegnante di storia perché l’acquisizione e le modificazioni del concetto di cittadinanza è stato ed è il frutto di un processo storico e solo comprendendolo come tale nelle sue varie fasi può essere compreso in maniera non retorica. Per questo motivo è opportuno inserire nei programmi di storia lo studio degli aspetti che più hanno prodotto elaborazioni e realizzazioni su questo aspetto della società umana.
13.Sul versante formativo invece tutte le altre discipline collaborano e contribuiscono a rafforzare l’aspetto educativo di questa proposta culturale, che opportunamente si chiama “educazione” e non “istruzione” alla cittadinanza. Nell’ambito dell’italiano si educherà al possesso della lingua e alla libertà di parola, in quello di attività motoria al rispetto delle regole, nell’insegnamento di scienze naturali rientra l’educazione ambientale, in filosofia la libertà di pensiero, nell’insegnamento della fisica la differenza essenziale tra il risultato di una ricerca scientifica e una chiacchiera al bar, ecc.: tutto ciò non inficia la libertà d’insegnamento, ma finalizza la libertà d’opinione.
14.Chi verifica i risultati di tutto questo lavoro? Il Consiglio di classe attraverso uno strumento da introdurre, questo sì, nel vecchio e stantio impianto scolastico: deve scomparire il voto di condotta, che viene sostituito da un Giudizio di partecipazione alla cittadinanza, espresso in parole e non in numeri perché si tratta di una valutazione del comportamento, non di una verifica delle conoscenze. Si tenga presente che, in generale, quanto meno si distinguono questi due aspetti (la verifica e il giudizio) tanto più è impossibile esprimere una valutazione effettiva delle conoscenze e delle competenze degli studenti. Per questo motivo è privo di senso logico disporre che il voto di condotta debba far media con gli altri voti per quella singolare procedura che è l’ammissione agli esami di Stato.
15.L’educazione alla cittadinanza è dunque un compito di tutta la comunità scolastica, con due ambiti di attuazione:
- quello disciplinare che compete all’insegnante di storia, che riformulerà il proprio Piano di lavoro dando spazio alle problematiche del vivere associato;
- quello educativo, che riguarda l’aspetto comportamentale, sollecitato attraverso l’insegnamento fornito da tutti gli insegnanti e definito nell’ambito del P.O.F.

*Presidente di SAO