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giovedì 4 luglio 2019

SPECIALE TUROLDO - 2
Ricordo di Padre Davide Maria Turoldo
di Roberto Cenati

Roberto Cenati
Presidente Anpi provinciale Milano

“Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini”, così l'Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini salutava Padre Turoldo celebrandone il funerale l'8 febbraio 1992 e restituendo in pochi tratti un'esistenza cristiana tra le più intense del Novecento italiano, spesa per la salvezza dell'uomo.
Padre Turoldo arrivò al convento di San Carlo a Milano il 12 luglio 1941, insieme all'amico e confratello Camillo De Piaz.
Turoldo e De Piaz erano impegnati a studiare per l'esame di maturità sostenuto al Liceo Berchet, per poi iscriversi all'Università Cattolica. Inizia per i due frati il lavoro di sostegno alla popolazione sotto le bombe dell'estate milanese del 1943. Comincia per Padre Turoldo l'accostamento alla Resistenza, dettato da una rivolta morale, in nome dell'uomo.
La pietas non si tradusse mai, per Turoldo, in rinuncia a un giudizio inappellabile sul fascismo, letto come un male assoluto. Non era ammissibile per Turoldo nessuna parificazione della Memoria, nessuna revisione storica.

“L'Uomo”
L'espressione più significativa della resistenza civile di Turoldo fu la partecipazione alla nascita e alla divulgazione de “L'Uomo”, uscito come foglio clandestino con periodicità irregolare nel 1944-1945 e che ebbe un seguito, nell'Italia ormai liberata, come settimanale prima e quindicinale poi, negli anni 1945-1946. L'iniziativa fu promossa da alcuni studenti e docenti dell'Università Cattolica, ma ebbe fin dall'inizio origine e gestione autonoma nel convento di San Carlo. Il gruppo era composto da una ventina di giovani che si incrociavano nel convento di San Carlo: il cattolico Alberto Grandi, rappresentante del Movimento giovanile democristiano, il socialista Renato Carli Ballola, responsabile per la Lombardia della stampa clandestina per il Partito socialista, e il cattolico comunista Giorgio Sebregondi, tutti componenti del Fronte della Gioventù che nel collegio San Carlo vide la sua nascita.
Padre David svolse un ruolo fondamentale nella creazione di “un movimento che avesse per protagonista l'uomo, unico valore da recuperare subito. Alcuni interventi attribuibili ad Apollonio, assiduo collaboratore del giornale “L'uomo”, rivelano un magistero che plaudeva al risveglio delle coscienze. Scriveva Apollonio rievocando la grandezza dell'8 settembre 1943: “Gli italiani non si erano mai sentiti tanto uniti come lo furono in quei giorni tremendi. Si riconoscevano, si aiutavano, si amavano. Non uno si vide rifiutato un pane o una benda.”
Cenati a San Carlo al Corso

Fronte della Gioventù
I due frati, promotori del periodico, stabiliscono importanti rapporti con diversi esponenti della Resistenza milanese. Decisivo fu il contributo da loro offerto alla costituzione a Milano del Fronte della Gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà. Questo organismo, come ricorda Primo De Lazzari, agì per 18 mesi, dall'ottobre 1943 all'aprile del 1945, in tutte le regioni dell'alta Italia occupata, nell'intento di creare un movimento di massa unitario che fosse espressione delle organizzazioni giovanili. Anima e promotore del Fronte era il giovane Eugenio Curiel, esponente della direzione del Partito Comunista dell'Italia settentrionale, arrivato a Milano nell'ottobre del 1943. Il protagonista dell'incontro con Curiel fu padre Camillo De Piaz su iniziativa del futuro regista Gillo Pontecorvo, allora molto attivo nella Resistenza. Sarebbero poi stati Curiel e Pontecorvo a proporre agli esponenti cattolici di dar vita al Fronte della Gioventù, il cui primo incontro si realizzò nel convento di San Carlo “in una gelida serata di fine gennaio”. La presenza di Curiel, propugnatore dell'unità e pariteticità delle forze in campo, e soprattutto della prospettiva di una democrazia progressiva come sistema politico nuovo da proporre nell'Italia post-fascista, doveva risuonare particolarmente convincente in Turoldo e De Piaz. Negli anni Settanta e Ottanta Turoldo avrebbe affermato che il Fronte della Gioventù “doveva servire a guidare i giovani verso una democrazia partecipata e popolare, nel rispetto delle varie fedi e culture.” Di Curiel, Turoldo ricordava il desiderio di “confrontarsi con il nostro programma cristiano” e la messa in suo suffragio celebrata da De Piaz dopo l'uccisione di Curiel avvenuta il 24 febbraio 1945. Figure di primo rilievo transitarono dal convento di San Carlo. Tra gli altri fu presente anche Teresio Olivelli (ucciso nel lager di Hersbruck il 17 gennaio 1945), impegnato a tenere contatti fra i partigiani bresciani e il Clnai. Olivelli fu l'ideatore del foglio “Il Ribelle” alla cui redazione presero parte Carlo Bianchi (ucciso a Fossoli il 12 luglio 1944 con altri 66 antifascisti), Monsignor Giovanni Barbareschi, Claudio Sartori, Franco Rovida (muore a Mauthausen il 21-2-1945). Si verificarono, in quel tragico periodo, episodi, incontri, scambi che confermano quanto il convento fosse un crocevia di trame attraverso le quali si combatteva il fascismo e si salvavano vite, proprio davanti agli occhi della guardia fascista che ne piantonava il portone e gli stessi tedeschi. Sia De Piaz che Turoldo ricordavano, infatti, come l'esercito invasore avesse posto la sede di comando dei trasporti nel cortiletto di accesso al convento, dislocato dietro l'abside della Chiesa di San Carlo, sede che fu smobilita solo il 30 settembre 1944.  

Mons. Martinelli
durante la dedica del Giardino a Turoldo

Piazzale Loreto
Padre Davide Maria Turoldo così ricorda l'eccidio di piazzale Loreto, di cui quest'anno, ricorre il 75° anniversario: “Noi non dimenticheremo mai il mucchio di 15 cadaveri, uno ridosso all’altro, come macerie… Quel mucchio, all’imboccatura del piazzale, accanto ad un distributore di benzina, come se fosse un mucchio di bidoni. Custodito dalle ausiliarie, giovani donne che di tanto in tanto si pulivano le scarpe sul corpo dei cadaveri; mentre il sangue dal mucchio si spargeva sulla piazza… E Milano che sfila
va muta; girava intorno a quel mucchio, in silenzio, e guardava. E tornava indietro. È stata quella la processione più lunga della mia vita; mi dicevo durante il percorso: “eppure non vinceranno… non possono vincere, nonostante i massacri.”


L'assessore Del Corno
nel momento dell'inaugurazione

Beati coloro che hanno fame e sete di opposizione.
Beati coloro che sanno resistere
“Un cristiano - scriveva Turoldo - deve mettersi fuori dal sistema. Io devo essere nel sistema, ma non devo essere del sistema. Per questo i cristiani, se veri cristiani, sono realmente pericolosi. I cristiani devono intrupparsi con tutti coloro che cercano l'uomo, che sono da quella parte, che si battono per la sua dignità.”
Concetti che vengono ribaditi nella “Salmodia della speranza”. La salmodia della speranza si ripropone come appello a sperare e a lottare contro ogni oppressione della mente e dello spirito che anche ai nostri giorni si ramifica nelle coscienze. Turoldo aveva coniato una beatitudine “beati coloro che hanno fame e sete di opposizione” e “beati coloro che sanno resistere”. Turoldo, in uno suo discorso nella ricorrenza del 40° anniversario della rinascita della Camera del lavoro di Milano affermava: “L'unico nostro capitale è la coscienza, perché non ho mai visto un carro armato spegnere le coscienze, distruggere le coscienze. Il Vangelo ci richiama “non temete quelli che uccidono il corpo, temete quelli che uccidono l'anima, cioè la coscienza.” Bisogna guardare avanti, creare questa coscienza, credere ancora in una gioventù, in una generazione che prenda coscienza, riprenda la lotta e proceda.”

Valore della pace
“La pace - diceva Turoldo - richiede una rivoluzione mentale. Bisogna cambiare il modo di pensare. Conversione prima di tutto delle coscienze. Certo che se di conversione dobbiamo parlare, ecco che al posto della potenza e del dominio dobbiamo porci l'ideale del servizio e della libertà, perché la vita è un servizio, la civiltà è un servire, è un atto d'amore.” E ribadiva: “libertà di tutti, perché io non posso essere libero se anche tu non sei libero. Certo che se di conversione si parla, dobbiamo porre a fondamento di ogni movimento la giustizia. E fin quando ci sarà un solo uomo umiliato e oppresso non ci può essere pace per nessuno sulla terra.”     
(discorso del 1° gennaio 1991 in occasione della marcia per la pace).  

Resistenza come fatto dello spirito
“La Resistenza - scriveva padre Turoldo non ha solo un tempo, la Resistenza è anche adesso, è un fatto dello spirito.”
In un intervento del 31 maggio del 1985 Padre Turoldo affermava: “Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi. Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di diverso colore, eppure nella libertà e nella dignità umana si sentivano fratelli. Volevano costruire un mondo giusto, dove tutti gli uomini vivano del proprio lavoro. Ecco, io vorrei che questo fosse il vero messaggio: la Resistenza non è finita; è stata frutto di pochi precursori, che avevano seminato durante un ventennio, ma è stata anche una più vasta semente per l'avvenire. E non dobbiamo scoraggiarci.” 
Certo, stiamo attraversando una fase molto difficile. L'Europa e l'Italia sono percorse da una sempre più pericolosa deriva razzista, xenofoba e antisemita. Ma non dobbiamo scoraggiarci. Non dobbiamo mai perdere la speranza. E continuare, come diceva Padre Turoldo, a resistere.