Pagine

martedì 31 marzo 2020

A PIÙ VOCI
“Cosa ci ha insegnato la tragica esperienza del coronavirus?”

Risponde Angelo Gaccione

"Povera Patria"

Premessa
Ho detto a molti amici che dobbiamo parlare ora; dobbiamo mettere in circolo idee e proposte proprio nel corso di questa drammatica contingenza, farle entrare nel dibattito pubblico perché quanta più gente possibile ne prenda coscienza e diventino materia del fare. Naturalmente rispetto le opinioni di quanti ritengono che ora sia prematuro. Per parte mia riconfermo che il salvagente serve mentre si sta annegando.

Sono molti gli insegnamenti che da questa immane tragedia provengono a ciascuno di noi, agli elementi più sensibili dei popoli, ma anche ai membri di governo e agli Stati. La prima lezione, come abbiamo abbondantemente detto in altri scritti, è di tipo biologico. È venuta meno, negli uomini di questo tempo e della civiltà occidentale, l’illusione della invulnerabilità. Ora possiamo finalmente renderci conto di che cosa potrebbe accadere all’umanità nel suo insieme, se gli Stati impiegassero in un conflitto bellico le loro armi chimiche, batteriologiche e nucleari.

Il secondo insegnamento è di tipo economico: il sistema capitalistico con la sua visione liberistica predatoria, è un sistema criminale. Si impossessa di tutte le ricchezze naturali, dei beni comuni che dovrebbero tutelare la vita degli esseri umani, e li concentra nelle grinfie di un gruppo di multinazionali. Privatizza ogni bene possibile riducendolo a puro strumento di profitto, impoverendo miliardi di uomini, donne, bambini. Le élites finanziarie fanno il resto attraverso una scandalosa speculazione che non rende conto a nessuna legge, a nessuna regola, strozzando Stati e Governi che le lasciano agire impunemente.

Il terzo insegnamento è di tipo politico e si lega al precedente. Le classi dirigenti espresse dai partiti politici e i tecnocrati di cui questi ultimi si servono, non facendo nulla per contrastare queste politiche predatorie (anzi, assecondandole) e svendendo i beni collettivi agli speculatori con la scusa del libero mercato, di una malintesa modernizzazione, si trasformano in complici del saccheggio e nemici dei loro popoli e delle Nazioni.

Gaccione
al tempo del coronavirus

Le privatizzazioni di settori chiave del nostro Paese, per esempio, hanno mostrato in questa contingenza, e in modo inequivocabile, cos’è accaduto alla Sanità Pubblica; al settore, vale a dire, preposto alla tutela del diritto alla vita. Diritto che sta in cima a tutti gli altri diritti dell’uomo.
Non è vero che non ci siano colpevoli per la marea di morti di questa pandemia. I colpevoli hanno nomi e cognomi: sono gli osceni farabutti che hanno consegnato ai privati gran parte della Sanità del nostro Paese; che hanno tagliato i fondi per la ricerca, le sperimentazioni, i laboratori, la professionalità dei medici, la strumentazione, lasciando che fossero i privati a ingrassare in questa vasta prateria dove il denaro pubblico scorreva a fiumi. Siamo arrivati al punto che nella “efficiente” sanità pubblica lombarda ci vuole un anno e mezzo per fare una gastroscopia, e un solo giorno se hai soldi per pagartela presso le numerose strutture private.
Sono coloro che hanno trasformato gli ospedali in aziende chiudendone una marea in ogni dove, mettendoci a capo direttori incompetenti quasi sempre lecchini di partito e delle consorterie politiche; che hanno lasciato le strutture sanitarie al degrado e allo sfascio; che non hanno mai terminato quelli inaugurati; che non hanno vigilato sulla corruzione diffusa, sullo sperpero di denaro pubblico, sulla loro efficienza; che si sono ben guardati di coinvolgere cittadini e lavoratori nella gestione e nella supervisione della loro conduzione. Molti dei farabutti che hanno ridotto la Sanità in questo stato, sono stati da tempo divorati dai vermi, ma molti, molti altri, siedono in Parlamento, occupano posizioni di potere nei posti più ambìti della burocrazia e delle istituzioni, e sono parte integrante della vita civile.

Il quarto insegnamento è di tipo culturale: tutti dovremmo avere imparato che fra un respiratore, un letto d’ospedale, un macchinario per la risonanza magnetica, un farmaco salva vita e l’acquisto di un carrarmato o di un cacciabombardiere c’è un’abissale differenza. Le prime sono scelte in favore della vita, le seconde in favore della morte. Non sono scelte neutrali queste che abbiamo portato come esempio; presuppongono due concezioni di vita, due culture contrapposte. Se accettiamo che si acquistino ordigni di morte, significa che non ci importa se i nostri ospedali chiudano o siano privi di attrezzature utili per le nostre vite. Se accettiamo che si sprechi per l’apparato militare la ricchezza della Nazione, vuol dire che abbiamo rinunciato a che di quella ricchezza benefici la sanità.  

Max Hamlet
Gli animali Sterminatori - 1980 -

Se questi sono alcuni degli insegnamenti, dobbiamo tirare le somme seppure in modo parziale e provvisorio. Non possiamo allora sottrarci a qualche suggerimento necessario. Dobbiamo pretendere l’immediata nazionalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e toglierlo dalle mani dei partiti politici. Dobbiamo pretendere che non venga speso più un solo euro per l’apparato militare spostando metà del personale delle tre armi in una rivoluzionata Protezione Civile che allarghi il suo compito alla tutela del patrimonio idro-geologico-paesaggistico e artistico-ambientale. Un’altra buona parte deve confluire nei Vigili del Fuoco e un’altra ancora nella Guardia di Finanza per avviare una spietata lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, ad accelerare la confisca e l’uso dei beni delle mafie, nei confronti dei quali regna una scandalosa indifferenza. Il resto dovrebbe essere impiegato per l’unica guerra di difesa necessaria: le forme plurime e diffuse di criminalità, nemici veri che abbiamo in casa, dentro i nostri confini.

Dobbiamo pretendere il ritorno dei beni essenziali della Nazione (acqua, energia, trasporti, patrimonio immobiliare, industrie strategiche, manifatture essenziali, ricerca, cultura e quant’altro ritenuto inalienabile) sotto il controllo pubblico, coinvolgendo nella sua gestione i cittadini, perché li tutelino e se ne prendano cura contro ogni abuso e corruzione.

Dobbiamo pretendere che quanti si sono smodatamente arricchiti in questi decenni, versino il 20% del loro patrimonio in un Fondo di Salvezza Nazionale da predisporre, per risollevare le sorti del Paese. Presto ci troveremo in una crisi economica devastante e avremo bisogno di molto denaro, per evitare un conflitto sociale spaventoso.

Dobbiamo esigere un taglio del nostro debito pubblico del 50% frutto della speculazione finanziaria e monetaria, e una moratoria sul pagamento del resto del debito a quando la fine della crisi lo permetterà. Dobbiamo pretendere il varo di misure radicali che aiutino chi non ha reddito per salvaguardarne la dignità, e intraprendere al più presto un massiccio avvio di lavori pubblici (potenziamento del sistema ferroviario, messa in sicurezza dei cavalcavia e del territorio, bonifiche, rimessa in funzione degli ospedali chiusi, terminare quelli lasciati incompiuti, rimozione dell’amianto, ripresa seria dei lavori nei paesi colpiti dal terremoto, sostegno alle aziende che non hanno delocalizzato, alla produzione di auto elettriche, alla mobilità sostenibile, all’economia verde ed ecologica che aiuti a preservare l’ambiente e il cambiamento climatico). 

Abbiamo visto come con lo scoppiare della pandemia, in un battibaleno i trattati internazionali sono stati sospesi da molti Stati europei, incuranti da quanto sottoscritto. Chiuse le frontiere, violato il patto di stabilità, e così via. Segno che davanti ad eventi drammatici le formalità giuridiche diventano carta straccia. Davanti al rifiuto degli Stati di accollarsi collettivamente il costo della crisi europea, dovremo con forza rivendicare persino il nostro diritto di stampare moneta per sostenere quella che si annuncia come la crisi più grande del XXI secolo.
Può darsi che alcuni salteranno sulla sedia nel leggere questi suggerimenti, ma devono sapere che se non facciamo nulla, potremmo saltare in aria. Le prime avvisaglie ci sono già.



Post Scriptum
Non si creda che non avendolo citato in questo scritto (è un semplice articolo di giornale, non un trattato), io intenda assolvere quanti nel cosiddetto mondo scientifico e sanitario, hanno dato in questa contingenza prova di superficialismo, ignoranza, arrogante sicumera. Hanno ancora l’improntitudine, dopo avere colpevolmente minimizzato la portata della catastrofe, parlato di semplice influenza, di affacciarsi agli schermi televisivi e pontificare dai microfoni di cronisti servi e stupidi. Non assolvo l’Istituto Superiore di Sanità, come non assolvo politici e burocrati che nulla hanno predisposto in tutti questi lunghi anni per far fronte ad una sicura pandemia. Il campanello d’allarme era già suonato con le diverse precedenti epidemie, e molti scienziati avevano avvertito che sarebbe stato solo questione di tempo. Non assolvo nemmeno molti dei medici (non si sono comportati tutti allo stesso modo), e in tantissimi hanno disonorato il loro ruolo e la loro missione. Hanno mostrato colpevole superficialità non approfondendo i sintomi di moltissimi infettati, lasciando prosperare il virus. Non si sono fatti venire un solo dubbio davanti a tante polmoniti gravi e diffuse, e, addirittura, hanno rifiutato i tamponi a loro stessi colleghi o a operatori impiegati in prima linea.
Quanto denunciato da Report nella trasmissione di ieri 30 marzo, è di una gravità inaudita; ci sono gli estremi per un processo come quello ai nazisti a Norimberga. Riproduciamo qui il link di Report per quanti vogliono rendersene conto.