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domenica 29 marzo 2020

A PIÙ VOCI
Elaborazione grafica
di Giuseppe Denti

Proseguono su Odissea gli interventi sulla interrogazione “Cosa ci ha insegnato la tragica esperienza del coronavirus?” Risponde: Alessandro Calabrìa

Ci ha insegnato che il mondo è irreversibilmente globale; che siamo tutti inestricabilmente connessi; che i nazionalismi sono profondamente sbagliati e stupidi.

Ci ha insegnato che la tecnologia è il vero futuro dell’umanità; che il suo uso corretto ci aiuterà a vincere crisi finora ritenute insuperabili; che, ad esempio, l’ampliamento della tecnologia in remoto, nell’ambito della stessa diagnostica sanitaria, diminuirà drasticamente anche il pericolo epidemiologico, poiché la gente potrà essere curata a casa propria.

Ci ha insegnato che lo sforzo sociale, politico e scientifico di tutto il mondo per sconfiggere il virus è l’esempio migliore dell’immensa forza che l’umanità unita può esprimere per sconfiggere qualsiasi avversità; che nelle persone vi sono capacità umane di generosità e abnegazione straordinarie; che gli esseri umani sono migliori di quello che molti credono.

Ci sta insegnando, nello specifico europeo, che questa è l’occasione imperdibile perché gli stati dell’Unione Europea realizzino una definitiva unità politica e finanziaria, che può dare all’Europa quella leadership mondiale non solo nel campo economico-finanziario, ma nella pratica dei valori di libertà, democrazia e giustizia sociale compiute, che né gli USA né tantomeno gli stati asiatici (dalla Russia alla Cina) posseggono.

Ci sta insegnando, nello specifico italiano, che questa è l’occasione per ricentralizzare alcune funzioni essenziali ora demandate agli enti locali (regioni, province e comuni) in nome di un malinteso e interessato federalismo; che occorre riscoprire l’interesse comune nazionale oltre le sguaiate, pregiudiziali, contrapposizioni politiche; che è urgente semplificare la burocrazia e debizantinizzare la legislazione e la giurisprudenza, ritornando a chiarezza e linearità logico-giuridica comprensibili a tutta la cittadinanza.

Come diceva Macchiaveli: “Dove c’è una grande volontà, non possono esserci grandi difficoltà”.