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lunedì 30 marzo 2020

PANDEMIA E CONVERSIONE
di Franco Toscani

Disegno di Federico Confortini

Sarebbe auspicabile che da questa tragedia potesse spuntare un "nuovo inizio", una rinascita, affacciarsi un "cuore nuovo" o "di carne" (grande tema della sapienza e profezia biblica. Cfr. Ez 11, 19-20; Ez 36, 26-27; Ger 31, 31-34;1Re 3, 9-12) in alternativa al "cuore di pietra", avviarsi una conversione (non solo etica, ma pure una conversione ecologica dell'economia), un processo di umanizzazione reale, in nome di quella globalizzazione della fraternità e della cooperazione, della solidarietà e della condivisione indicata pure, profeticamente, da papa Francesco. "Svegliati, o Signore!", ha esclamato recentemente quest'ultimo in piazza san Pietro, invocando Dio perché intervenga e ci liberi dalla pandemia. Queste e altre parole del papa sono pietose, lucide e profondamente umane, ma rivelano pure una drammatica impotenza. Su "Avvenire" il sociologo cattolico Mauro Magatti ha espresso apertamente in questi giorni il proprio smarrimento e la propria inquietudine di credente circa la difficoltà di cogliere i segni e le tracce del divino nella situazione odierna. Dio non risponde, non può risponderci. Siamo affidati a noi stessi, alle nostre scelte e responsabilità, alle nostre azioni e pratiche di vita. Il silenzio e l'assenza di Dio - nel tempo presente che sparge paura, sofferenza e morte fra gli uomini - ci lasciano particolarmente sgomenti e ci rivelano l'abisso della condizione umana, ma ci richiamano pure all'esigenza pressante dell'azione e della assunzione di responsabilità. Le attuali tribolazioni e angustie richiedono una radicale conversione dei cuori e delle coscienze, una tensione alla giustizia, a contrastare le enormi diseguaglianze economico-sociali, i vergognosi squilibri di ricchezza e di potere esistenti nel mondo. Ne saremo capaci?  Ci troviamo e ci troveremo sempre più in una situazione in cui sono e saranno richieste molte risorse economiche, in cui occorre e occorrerà applicare il sano e semplice principio secondo cui chi ha di più deve dare di più. Una maggiore giustizia sociale diventa un imperativo morale, se non vogliamo fare delle vane chiacchiere e della retorica insulsa, insopportabile. Una delle verità principali che questa pandemia ci consente di riscoprire è quella che il buddhismo chiama la "co-produzione condizionata" o "genesi interdipendente" di tutti i fenomeni, ossia il fatto che l'interrelazione o interdipendenza universale concerne tutti gli esseri e le cose; nessuno o nessuna cosa può sognarsi uno "splendido isolamento", può fare l'"anima bella". L'uomo non è un dio né una bestia, diceva già Aristotele, ma un animale razionale, sociale e politico. In questa stessa direzione della "vita buona", anche il grande pensiero filosofico europeo e italiano ha parlato sovente di intersoggettività, di relazionismo e di "ontologia chiasmatica": penso qui soprattutto a Edmund Husserl, Enzo Paci e Maurice Merleau-Ponty.  Più che mai attuale è pure il messaggio della poesia La ginestra (1836) di Giacomo Leopardi, che richiama gli uomini - a partire dalla condizione umana e dalla sventura comune - a riscoprire le ragioni della fratellanza e dell'amore reciproco, della solidarietà e della cooperazione. Molti potranno riconsiderare e rivalutare tutto ciò, ma non è scontato. Per il momento, siamo ancora nella bufera, ci occorrono molta pazienza e molto coraggio (o forza del cuore, come dice ottimamente Vito Mancuso), molta coscienza, responsabilità, azione solidale e concreta.