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mercoledì 8 aprile 2020

Spigolature
BIMBI E CORONAVIRUS
di Angelo Gaccione


Disegno di Allegra

Questa lunga e forzata cattività, prodotta dal coronavirus, influisce negativamente - e a vari livelli - su ciascuno di noi. Nessuno escluso. Ho volutamente sottolineato il lemma “nessuno escluso”, perché diversi amici con cui ho avuto modo di parlare per telefono, si sono fatta un’idea completamente errata. Non c’è bisogno di scomodare la psicologia per capire che c’è una differenza enorme fra la gestione libera del proprio tempo (e dei propri spazi), e una situazione imposta da forza maggiore, che finisce inevitabilmente per divenire claustrofobica e, in ultima analisi, opprimente. Quando Alfieri si “legava” (metaforicamente) alla sedia e si imponeva una ferrea disciplina di studio, per quanto spietata potesse essere questa pratica, essa nasceva comunque da una libera scelta, da una decisione volontaria. Durante la stesura del mio nuovo libro su Milano, in piena estate e con un caldo atroce, ho finito per stare seduto al tavolo di lavoro fino a 18 ore, dimenticandomi più di una volta di consumare persino i pasti o di vestirmi. Ma sceglievo io tempi e modi, non mi venivano imposti, anche perché forzature innaturali avrebbero compromesso il mio lavoro di scrittore. E per quanto mi fossi costretto, facendo violenza a me stesso, non ne avrei ricavato nulla. Come ben dice Dante nel canto primo del Paradiso (terzina dei versi 127-129) “(…) molte fiate la forma non s’accorda all’intenzion de l’arte, perché a risponder la materia è sorda” e dunque è perfettamente inutile incaponirti. Naturalmente passare molto tempo chiuso in casa e nel silenzio più assoluto, è condizione di chiunque svolga un lavoro di scrittura e di studio. 

Disegno di Diana

Per lo scrittore lo è in maniera preponderante, perché i fantasmi della sua immaginazione creativa prendono corpo e si materializzano sulla carta, solo nel silenzio e nel raccoglimento. Ma ripeto: un conto è la decisione libera, un conto è l’esservi obbligati. Non è il momento di parlare dei miei disagi psicologici ed esistenziali prodotti da questa “reclusione”, e vi assicuro che non sono pochi; mi importa qui, ora, richiamare l’attenzione sulla condizione dei bimbi: sono loro che stanno subendo più violentemente ed atrocemente le devastazioni psicologiche di questa situazione desocializzante, individualistica, reclusiva, deprivata di molti affetti, contatto fisico, visionarietà spaziale, suoni, luoghi introiettati, pratiche divenute rituali nella quotidianità delle loro giovani vite. E senza potersene dare una risposta razionale, oggettiva, convincente. Le stesse nostre risposte ai loro perché sono così inadeguate, deboli, evanescenti, e anche ingiuste, che le parole suonano false e crudeli. Mi vengono i brividi al solo immaginare che cosa avverrà nell’anima dei tanti bimbi che hanno visto un familiare portato via in barella e mai più tornato. 

Disegno di Ettore

I disegni che accompagnano questa breve riflessione sono stati realizzati da alcuni bimbi della Scuola Materna di via dei Guarneri di Milano, “Classe delle Rose”, grazie alla sensibilità e alla sollecitazione delle maestre Daniela e Mariateresa, con una lettera inviata alle loro mamme e papà. Sono disegni ispirati ad una fiaba sul coronavirus a lieto fine. Alcuni genitori hanno accolto prontamente l’invito, come si vede, e altri ancora seguiranno. “Odissea” ha deciso di pubblicarli. È il poco che possiamo fare per loro, in questa orribile contingenza.