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martedì 9 giugno 2020

LOTTE SINDACALI 


Cosa sta avvenendo all’Istituto della Sacra Famiglia?

Nell’Istituto della Sacra Famiglia vigeva il Ccnl della Sanità Pubblica fino a quando l’Azienda, controllata dalla Curia milanese, con la complicità dei sindacati Confederali, sostituiva il Contratto dei propri dipendenti con quello Aris della sanità privata, notevolmente peggiorativo. Non contenta di ciò la Direzione Aziendale, sempre con la complicità dei sindacati Confederali, per ridurre ulteriormente i costi, dal 2008 assumeva i nuovi dipendenti, pur nelle medesime mansioni, con un altro Ccnl, quello Uneba della sanità privata, ancora meno costoso. È evidente la logica, con tale operazione, oltre di un notevole risparmio sulle spalle dei lavoratori, di dividerli per renderli più deboli e ricattabili. Cosa che infatti è avvenuta in tutti questi anni. Dopo alterne vicende, con accordi vari che cercavano di ridurre le differenze tra le due diverse posizioni contrattuali, l’Azienda ha imposto a tutti i dipendenti un solo Contratto di lavoro, quello più vantaggioso per lei, cioè l’Uneba, in vigore dal primo gennaio.
Dopo diverse iniziative e mobilitazione da parte dei lavoratori e lavoratrici ed una giornata di sciopero il 19 febbraio, è arrivata la terribile pandemia che tutto sappiamo, con il divieto del governo di sciopero e di mobilitazione per tutto il settore della sanità, mentre i dipendenti dell’ex Aris erano costretti a subire la decurtazione del salario e l’aumento dell’orario di lavoro. In questa situazione d’immobilismo imposta ai lavoratori è stato sottoscritto un preaccordo da Cgil, Uil, AdL di Varese, Cisl, scavalcando la stessa RSU che successivamente l’ha approvato a stretta maggioranza. L’accordo  successivamente dovrà essere votato da un referendum.
Nel preaccordo sottoscritto, comunque, per i turnisti dell’ex Aris si aumentano le ore di lavoro, da 36 a 38 ore alla settimana. Sempre per i turnisti si riduce la maggiorazione turno del lavoro festivo, notturno e notturno festivo, si riducono anche le indennità di turno. Per tutti gli ex Aris si riduce la paga oraria. Ci rimettono sugli aumenti salariali che deriveranno dall’accordo del rinnovo del Contratto Aris che si sta per concludere dopo 13 anni. Si riduce la copertura della malattia e dell’infortunio. Questo per stare alle cose principali. USI Sanità, assieme al Cobas Sanità, ha organizzato un primo Presidio di protesta davanti ai cancelli ISF nella giornata del 10 giugno.
Nel frattempo l’USI Sanità ha distribuito un volantino che ha anche affisso, in formato A3 in tutti i reparti, che ha riscosso notevole successo da più parti, come dice il nostro Rappresentante Sindacale Angelo Ruggeri “ha fatto il botto”.    
Enrico Moroni
Esecutivo Unione Sindacale Italiana USI - CIT

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COME UNA PUGNALATA ALLA SCHIENA



L’arroganza e la mancanza assoluta del rispetto delle regole contrattuali da parte della Direzione Aziendale, ha imposto, a partire dal 1° gennaio, in modo arbitrario la cancellazione di diritti acquisiti nell’Istituto della Sacra Famiglia, con conseguenze disastrose che tutti sappiamo.
l’Assemblea Generale dei lavoratori si era esplicitamente espressa per una trattativa che prevedeva il ripristino del Ccnl Aris. Questo era il mandato per le RSU e per le organizzazioni sindacali presenti.
Quando le lavoratrici e i lavoratori dell’Istituto hanno partecipato con successo alla giornata di sciopero del 19 febbraio e alla protesta sotto la sede della Curia milanese, responsabile di questa situazione, era per riaffermare questi obbiettivi irrinunciabili.
Poi è arrivata la tremenda epidemia del coronavirus con le conseguenti sospensioni da parte del governo del diritto di sciopero e di mobilitazione.
Mentre gli organi d’informazione esaltavano l’eroismo degli operatori della sanità (sappiamo bene in che condizioni sono stati costretti ad affrontare la situazione) l’Azienda non si è fatta scrupolo, anzi ha approfittato cinicamente di mantenere le condizioni di saccheggio dei diritti verso i propri dipendenti.
 In questa situazione di estrema debolezza ed impotenza da parte dei lavoratori l’Azienda ISF ha colto l’occasione di chiudere la partita con la complicità dei sindacati che, tradendo il mandato dell’Assemblea Generale, hanno sottoscritto un preaccordo, una vera e propria disfatta su tutti i fronti.
Tutti i dipendenti dell’Istituto ci perdono pesantemente: sia gli ex Aris, turnisti e non, sia quelli già Uneba.
Dopo la già gravissima responsabilità dei sindacati Confederali nella cancellazione del Ccnl della Sanità Pubblica oggi s’impegnano nella cancellazione definitiva del Ccnl Aris della sanità privata.
Di certo con questi sindacati la riduzione dei diritti non si fermerà qui.
Questa squallida operazione è il tentativo estremo da parte dei sindacati firmatari di togliere le castagne dal fuoco all’Azienda prima che, con il ripristino del diritto di sciopero e di mobilitazione, riprenda il conflitto da parte dei lavoratori per la rabbia dei gravi torti subiti. Da sempre rifiutiamo questo vostro egualitarismo al contrario, dove si tolgono i diritti per peggiorare le condizioni a tutti lavoratori. È esattamente il contrario che bisogna fare: aumentare i diritti per chi ne ha di meno.
La nostra proposta è quella di una lotta unitaria di tutto il settore della sanità per la conquista di un Contratto Unico, con le migliori condizioni possibili. Solo così ci sarà vera uguaglianza, solidarietà e giustizia per tutti i lavoratori della sanità, soprattutto nel settore privato, dove i dipendenti vengono divisi da più contratti all’interno della stessa azienda.
Cominciamo dal rifiutare questo accordo che ci rende tutti più poveri.
Come USI, di fronte alla gravissima situazione che si è creata all’Istituto della Sacra Famiglia, ci impegniamo a farne un caso di vergogna nazionale, denunciando le gravissime responsabilità della Direzione Aziendale in questa operazione finalizzata al profitto sulla pelle dei lavoratori.
Denunciamo anche le responsabilità di chi sta dietro: gl’interessi speculativi della Curia milanese, rappresentata in Azienda ISF dal Presidente Don Marco Bove.  
“Mentre si predica la carità, si cancellano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici”.
Unione Sindacale Italiana Sanità - USI CIT           
Cesano Boscone