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mercoledì 22 luglio 2020

LAVORO E MORTE


Il lavoro uccide, ma padroni e controllori né crepano, né vanno in galera, alla faccia di tutta la retorica, compresa quella del presidente della Repubblica. Li vediamo tutti ad occhi nudi sulle impalcature, gli operai: vigili, amministratori, proprietari di case ed inquilini compresi, ma si fa finta di non vedere. Va bene così, si deve risparmiare. Se si mettessero in galera amministratori, direttori di lavori e proprietari degli immobili; se fossero costoro a pagare spese sanitarie, infortuni e pensioni alle vedove, le cose cambierebbero. Fatelo sapere ai dirigenti e parlamentari dei Cinque Stelle e al governo. Fatelo sapere ai dirigenti sindacali.


Anche avant’ieri 20 luglio 5 morti sul lavoro. Per il profitto si continua a morire. Due operai in un incidente sul lavoro a Roma. Un operaio di 54 anni della Nuova EIS, una ditta di Cairo Montenotte, è rimasto schiacciato mentre stata svolgendo alcune opere di ristrutturazione industriale dell’area Tirreno Power di Savona e altri due di 52 e 54 anni di cui al momento non conosciamo i nomi. Nell’incidente sul lavoro a Roma sono morti due operai di 53 e 29 anni, entrambi romani, sono morti dopo essere precipitati da un'altezza di oltre venti metri. In un cantiere edile. I due operai stavano tagliando una trave di cemento quando, per un crollo, sono caduti dall'ottavo piano, precipitando da un'altezza di oltre venti metri morendo sul colpo. Si chiamavano Paolo Pasquali, 29enne di Canale Monterano e Stefano Fallone, 53enne di Cesano di Roma. Come sempre in questi casi si è aperto l’ennesimo iter giudiziario: omicidio colposo, è l'ipotesi di reato avanzata dalla Procura di Roma riguardo alla morte dei due operai. Ora il PM dovrà verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza in tema di lavoro. Come sempre in questi casi, politici e sindacalisti, complici di questa mattanza operaia versano lacrime di coccodrillo, e intanto i padroni del cantiere e alcuni sindacalisti in alcune interviste si soffermano sul fatto che non erano legati con cinture, come se la morte dei due lavoratori fosse colpa loro.


La morte sul lavoro non è mai una fatalità, e sempre colpa del padrone. L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto del posto di lavoro, la precarietà, sono la causa principale dell’aumento degli infortuni, dei morti e delle malattie professionali.
Organizziamoci per difendere i nostri interessi. L’organizzazione è la nostra sola forza che ci permette di rifiutarci di lavorare fino a quando non saranno garantite le condizioni di sicurezza e misure antinfortunistiche adeguate.
Occorre preparare lo sciopero generale per la sicurezza nei luoghi di lavoro, contro i morti per il pane, contro i morti del profitto.
Comitato per la Difesa della Salute
nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio